Le lezioni della luna

Come molti, immagino, sono tornato a casa questa sera guardando la luna.
Ho provato a immaginare cosa hanno pensato e sentito tutti quelli che quaranta anni fa hanno guardato le immagini degli astronauti che finalmente mettevano un piede sul suolo lunare. Sono affasciato da quella avventura. Eppure, le parole di Armstrong (“un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”) mi sono sempre suonate un po’ vuote.
Non voglio essere frainteso. Non metto in discussione la grandezza dell’evento. E’ che oggi se dovessi dire cosa ricordo delle missioni spaziali, non è tanto la missione dell’Apollo 11, quanto quella dell’Apollo 13. Quella del film di Ron Howard.
Più che la retorica della scienza che vince ogni ostacolo, mi piace pensare che gli uomini, anche in grande difficoltà, sanno cavarsela in modi imprevedibili. La spedizione dell’Apollo 13 fu un insuccesso: l’esplosione dei serbatoi di ossigeno constrinse gli astronauti a girare attorno alla luna e a ritornare seguendo una traiettoia di “ritorno libero” (che il film ha ricostruito in modo straordinario).
Oggi ricordiamo l’inizio di quell’avventura con una frase che è anche un modo di pensare l’innovazione “Houston, abbiamo un problema“. Meno enfatica di quella pronunciata da Armstrong. Terribilmente attuale nella crisi di questi mesi.

Stefano

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3 Responses to Le lezioni della luna

  1. giovanni dicono:

    dei pezzi scritti da Stefano, questo sulla Luna e la missione dell’Apollo 13 è a mio modesto parere in assoluto il più geniale. Prendendo spunto dall’avventura degli “s/fortunati” astronauti pone in modo radicale un tema centrale nella vita di ciascun uomo e ciascuna impresa. Avere un problema (vero) e doverlo risolvere pena la fine della propria esistenza terrena! ripercorrendo, grazie a Stefano, la vicenda dell’Apollo 13 ho scoperto due cose che mi hanno particolarmente colpito. 1. La frase esatta fu “Huston we’ve had a problem here”. E ci sono in queste parole 3 elementi interessanti: A) si riconosce un headquarter, un soggetto terzo, una mente pensante con la quale iniziare a dialogare e condividere il problema (Huston). Aprirsi non è mica cosa da poco in un mondo dove spesso donne, uomini, bambini, anziani, imprenditori, lavoratori, migranti (vedi notizia di oggi) vengono lasciati con indifferenza al proprio destino, tanto quello che conta è che “non tocchi a me”. B) La capacità di riconoscere di avere un problema e non perdersi d’animo. Certo l’esplosione di un serbatoio è un evento talmente evidente che era impossibile non accorgersene ma altrettanto impossibile era non farsela addosso dalla paura…. Invece hanno tenuto duro e si sono salvati. Negli ultimi mesi mi è capitato di conoscere e incontrare imprenditori con la I maiuscola che, riconosciuto il problema che li ha colpiti, stanno quotidianamente lottando con le unghie e con i denti per la loro sopravvivenza. Spesso in totale solitudine. C) infine l”here” il “qui” inteso come un luogo, uno spazio preciso e circoscritto dove il problema si è manifestato e dove si dovrà intervenire per risolverlo. Nessuna indeterminatezza e vaghezza è consentita quando bisogna affrontare il problema. 2. Ma dicevo che un’altro aspetto della vicenda mi ha colpito. A Huston c’erano dei “tecnici” con le contro mazze che insieme agli sventurati si sono messi a ragionare, a calcolare, a prendere decisioni delicatissime con lo scopo unico di far portare a casa la pelle agli astronauti. Mi ha colpito questa idea del team, del gruppo, della squadra, dell’unità che molto spesso manca nelle vicende umane e imprenditoriali e che molto spesso è alla radice del loro fallimento! In questo la missione dell’Apollo 13 deve essere di esempio e di monito per ciascuno di noi. Ce la si può fare ma “uniti e insieme mai da soli e individualmente”. L’esatto contrario di come spesso interpretiamo il nostro vivere nella società e nell’economia contemporanea. E forse è proprio per questo che capita sempre più spesso di vedere vite e imprese andare gambe all’aria. Un’ultima considerazione: questo pezzo di Stefano ha avuto sino ad ora zero commenti. Non capisco se è per l’effetto vacanze o se, come credo, parlare dei e di problemi appare ai più scomodo e sconveniente!

  2. aaa dicono:

    fa caldo

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