La “sofferenza silenziosa” della piccola impresa

Dario Di Vico riprende il tema della “sofferenza silenziosa” della piccola impresa del Nord Est. Nei giorni scorsi ha chiuso un’azienda storica di Vittorio Veneto, il Lanificio Policarpo, dopo che il portafoglio ordini aveva conosciuto un calo del 75%. Si chiude senza retorica: “le piccole e medie imprese chiudono in silenzio e le cerimonie sono ridotte al minimo”.

Secondo De Rita questa è stata una crisi nata dall’alto e fronteggiata dal basso. Fino ad ora ci siamo molto occupati dell'”alto”; è ora di dare voce anche al “basso”, a questa società imprenditoriale che stenta a trovare visibilità nel dibattito politico nazionale.

Stefano

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3 Responses to La “sofferenza silenziosa” della piccola impresa

  1. Giancarlo dicono:

    Stefano, è vero: per capire la crisi abbiamo per lo più cercato di guardare verso l’alto (mercati finanziari globali, problemi di competitività, limiti di sostenibilità, …), mentre è invece ora di dare voce anche al basso (le piccole imprese che soffrono e chiudono). Tuttavia, se siamo arrivati a questa crisi, è anche perché chi sta in basso non si è molto preoccupato di alzare lo sguardo oltre l’orizzonte del proprio mercato.
    gc

  2. Thom dicono:

    Mi fa prima sorridere, poi innervosire il piagnisteo (rigorosamente in outsourcing…) di un’imprenditoria che ha continuato infliggerci la retorica della “cultura del fare” contrapposta al “teatrino della politica”. Pensare che prodotti e fatturati parlino da soli e che nel nome del rendimento si possa governare la società è stata una scommessa che questa classe imprenditoriale sta perdendo. È troppo tardi ora, di fronte alla crisi, accorgersi che forse era il caso di dare alla cultura imprenditoriale del Nord-est visibilità e rappresentanza più credibili. È patetico chiedere ora ad una indistinta e distante “politica” di comprendere una logica di produzione che gli stessi protagonisti non si sono mai davvero impegnati a socializzare. Solo ricominciando a raccontare sé stessa senza agiografie e lasciando perdere i guru dell’ennesimo “nuovo paradigma” l’imprenditoria veneta potrebbe uscire dal silenzio e dal nanismo politico che si è largamente auto-inflitta. Non mi sembra però di vedere un impegno in questo senso. Al “silenzio sofferente” la piccola imprenditoria preferisce affiancare le standing ovation per le battute di papi alle assemblee di Confidustria. Quei battimani liberatori parlano chiaro e segnano, nel bene e nel male, la vera scelta di visibilità culturale e politica della nostra società imprenditoriale.

    thom

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