La scuola italiana all’esame di maturità

La maturità iniziata ieri ha ridotto sensibilmente la distanza tra scuola e realtà. Le tracce della la prima prova hanno invitato mezzo milione di giovani a parlare di Facebook e nuovi media, di cultura giovanile, di creatività ed innovazione. Un invito a ragionare non tanto su un’attualità generica, quanto sul presente e sul futuro di cui sono e saranno protagonisti.

I commenti degli esperti affollano i quotidiani. Due le posizioni prevalenti. Da un lato il partito del “finalmente”: Pierluigi Battista sul Corriere parla di una prova che fa ben sperare in una scuola che ha deciso di uscire dall’ ‘atmosfera di rassegnata irrilevanza culturale e formativa’ che la affligge da anni e che invita i giovani maturandi ad un lavoro di profonda ed informata riflessione su sè stessi e sul mondo in cui vivono. Dall’altro il partito del “troppo facile”: sul Corriere del Veneto Roberto Ferrucci vede in queste tracce banali il segnale che la scuola ha emesso un giudizio inappellabile sulla ‘pochezza’ che attanaglia le generazioni più giovani. Sentenza che Ferrucci non condivide, giudicando la prova offensiva per una generazione ben più attrezzata di quanto la maturità presupponga.

Dalla mia mi limito ad un cauto ottimismo e ad un paio di considerazioni basate sui primi numeri diffusi dal Ministero dell’Istruzione. Il 32% dei candidati ha scelto il tema sui Social Network ed i nuovi media. Non mi sorprende: le dimensioni del fenomeno Facebook o di Youtube sono il frutto dell’entusiasmo degli adolescenti per strumenti che hanno consentito loro di sperimentare nuove forme di socialità e manifestare, con esiti ora sorprendenti ora imbarazzanti, la propria creatività e voglia di sperimentare linguaggi e forme d’espressione. L’augurio è che le commissioni, ed il ministro Gelmini, facciano tesoro di quanto leggeranno nei temi dei ragazzi per valorizzare questi strumenti anche in aula, innestandoli nell’esperienza formativa degli studenti italiani.

Il 6.8% di studenti che ha scelto il tema sulla creatività e l’innovazione impone un’altra riflessione: la necessità di introdurre lo studio dell’economia nelle scuole superiori. Come provare ad imbastire un ragionamento su un tema così rilevante quando l’economia, nei suoi rudimenti e nella sua relazione con la società e la cultura del Paese, non hanno cittadinanza se non in qualche istituto tecnico? Anch’io avrei optato per la sgualcita analisi del testo di Svevo (18.2%), per il più stimolante tema sulla cultura giovanile (14.6%) o per quello su innamoramento e amore (17.9%) che’ tanto qualche acrobazia su Catullo si riesce sempre a fare.

Insomma, se il tema su Facebook ha chiesto ai ragazzi di ragionare su un presente che dominano, la traccia sulla creatività chiedeva loro di ragionare su un futuro che necessariamente li interesserà ma che ancora resta fuori dalle aule. Sono d’accordo con Dario Di Vico: sinchè l’economia resta una disciplina vietata ai minori avremo solo occasioni perdute.

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