Coinvolgere i consumatori nella sostenibilità ambientale

Soltanto cinque anni fa pensare che un presidente degli Stati Uniti considerasse un produttore italiano di automobili un partner credibile per il rilancio di una delle più grandi aziende automobilistiche americane sarebbe stato un esercizio di fantapolitica. Sappiamo invece che è realmente accaduto. Il merito è stato in gran parte della FIAT stessa che ha saputo rilanciarsi passando nel giro di pochi anni da azienda decotta ad una delle realtà imprenditoriali più interessanti a livello internazionale. Dalla stilo (ultima macchina dell’era pre-Marchionne) alla nuova 500, non occorre essere degli esperti per percepire il salto in termini di qualità, design e stile nella progettazione delle automobili. Uno degli aspetti sui quali FIAT ha centrato il proprio rilancio, oltre al design e alla comunicazione, è la sostenibilità ambientale. I risultati si vedono. Le nuove automobili della FIAT sono riciclabili al 95% e recuperabili energeticamente al 10% (energia che è possibile ricavare dalla combustione di alcuni parti componenti). Complessivamente la FIAT ha la gamma di automobili, anche per le ridotte dimensioni delle cilindrate, con la minore emissione di CO2. La produzione è stata migliorata per ridurre elementi particolarmente inquinanti (e pericolosi) come il cromo esavalente. Per il futuro, lo sviluppo tecnologico si sta concentrando nella progettazione di motori, multiair, a grande efficienza e a ridotte emissioni anche grazie all’utilizzo di miscele innovative di carburante (metano ed idrogeno).
Tutte queste attività, sebbene importanti, sarebbero rimaste un po’ nell’ombra senza la capacità di coinvolgere il consumatore finale e renderlo consapevole della rilevanza del rispetto ambientale. Da questo punto di vista FIAT ha saputo innovare attraverso il progetto ecodrive che trasforma il semplice utilizzatore in un protagonista della sostenibilità ambientale. Attraverso un software scaricabile sul computer il consumatore può monitorare le modalità di utilizzo della propria vettura e ricevere consigli per ridurre le emissioni e per risparmiare carburante, con la possibilità di verificare gli impatti di questi cambiamenti nei propri comportanti d’uso dell’automobile. E non solo. Questi risultati possono essere condivisi online con gli altri utilizzatori di ecodrive all’interno della community onlineecoville – per verificare a livello aggregato le tonnellate di CO2 e di carburante risparmiate. Il tutto con un linguaggio che è più vicino a quello di un videogioco e di youtube che alla classica reprimenda morale sugli sprechi e sullo stile di vita insostenibile.
Naturalmente le azioni che gli utilizzatori possono mettere in atto sono semplici (evitare una guida aggressiva, gonfiare i pneumatici, pianificare il viaggio, ecc.) ma costituiscono una prima presa di coscienza del problema ed un avvicinamento concreto ad un tema complesso come quello della sostenibilità ambientale. La sensazione è che solo una domanda di mercato più attenta e sensibile potrà spingere le imprese ad innovare i propri prodotti e a progettarli in chiave sostenibile. Il progetto di FIAT, da questo punto di vista, è particolarmente interessante perché rappresenta e rappresenterà uno stimolo molto forte (e reale) per l’azienda per continuare a migliorarsi sul tema dell’eco-compatibilità.

Marco

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7 Responses to Coinvolgere i consumatori nella sostenibilità ambientale

  1. Eleonora dicono:

    Il coinvolgimento attivo dei consumatori e lo sviluppo di strumenti “user-friendly” è molto importante per aumentare il grado di alfabetizzazione della domanda. Il caso di Fiat mi sembra molto interessante proprio perché usa linguaggi e formule molto accattivanti e divertenti, lontane dai tecnicismi e da procedure che fanno venire il mal di testa e allontanano il consumatore da un tema invece sempre più critico. Anche nel settore immobiliare, altro ambito particolarmente in prima linea rispetto al tema del risparmio energetico, si potrebbero sperimentare soluzioni analoghe. Iniziative come quelle di Casaclima (con Xclima) sono utili, ma forse ancora troppo legate al mondo dei professionisti piuttosto che del consumatore che magari vorrebbe vedere – attraverso metafore come quella del semaforo – se la sua casa (o quella che sta comprando) è “rossa” o “verde”

  2. marco dicono:

    @Ele sono d’accordo con te: la strada del coinvolgimento del consumatore è imprescindibile. Certamente non è l’unica. Le certificazioni ed i limiti imposti per legge sono altrettanto importanti per incentivare le aziende ad essere maggiormente attente all’ambiente. Spesso però queste certificazioni sono molto tecniche e di difficile comprensione. Da questo punto di vista la capacità di tradurre le certificazioni in indicazioni comprensibili al consumatore è uno spazio particolarmente promettente, e ancora poco presidiato, sul quale bisognerebbe investire con più coraggio.

    Marco

  3. aaa dicono:

    la phylla non mi sembra un po’ un’auto per emo? magari è il segmento più sensibile.
    sulla sostenibilità c’è più diffidenza (greenwashing,…), e quindi se vedessi uno spot dove dall’auto (riciclabile) nasce una foresta mi soffermerei sul fatto che non è realistico invece che pensare allo sforzo innovativo fatto… un marchio più credibile in questo aiuta.

    finora l’atteggiamento è stato finchè non colpisce me chissenefrega… tragedy of the commons?

  4. aaa dicono:

    insomma è un po’ un campo minato, dove lo sforzo aggiuntivo è troppo spesso poco allettante rispetto ai possibili payoff

  5. aaa dicono:

    stupisce che alle tematiche ambientali siano più legati quelli che studiano macroeconomia e controllo di gestione (CSR) rispetto a quelli marketing.
    non c’è il rischio la sensibilità ambientale diventi l’ennesima moda manageriale utilizzata a proposito e le aziende che non lo fanno sono considerate meno “cool”… come è avvenuto con le stock option

  6. aaa dicono:

    poi chi li conosce questi marchi?

  7. CasaEnergetica dicono:

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