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	<title>Comments on: Fare mondi</title>
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	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 17:17:28 +0000</pubDate>
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		<title>By: splash</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/06/18/fare-mondi/#comment-114268</link>
		<dc:creator>splash</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 08:40:10 +0000</pubDate>
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		<description>NO LOGO, anni luce prima - scorretto! una qualsiasi riflessione su (vuoto)ad esclusione di (vuoto) è inutile. Senza (vuoto), solo l'ennesima alterazione...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>NO LOGO, anni luce prima - scorretto! una qualsiasi riflessione su (vuoto)ad esclusione di (vuoto) è inutile. Senza (vuoto), solo l&#8217;ennesima alterazione&#8230;</p>
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		<title>By: Lorenzo Cinotti</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/06/18/fare-mondi/#comment-107388</link>
		<dc:creator>Lorenzo Cinotti</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 22:38:13 +0000</pubDate>
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		<description>Il rapporto tra arte, impresa e comunicazione esiste per vari motivi: il primo è che le università internazionali insegnano agli artisti, oltre alle tecniche espressive, anche come sapersi comunicare ed essere ottimi managers di sé stessi. I casi di Damien Hirst e Maurizio Cattelan, ottimi artisti ma allo stesso tempo abilissimi a vendersi e a far parlare di sè, sono esemplari. Il secondo motivo è che i confini fra la comunicazione e l'arte (ma questo già dai tempi del futurismo e poi della pop art) negli anni sono sfumati ed è oggi frequentissimo che un advertiser citi, oltre al cinema, alla musica e alla moda anche il mondo dell'arte contemporanea, così come gli artisti citano a loro volta tecniche e casi della comunicazione, senza poi contare gli esempi di collaborazioni dirette fra brand e artisti (Murakami e Eliasson per Vuitton, tanto per fare dei nomi).
Io credo che però esista un terzo motivo, meno superficiale: c'è una terra di mezzo che fa incontrare sperimentazione artistica e ricerca e sviluppo aziendale, un luogo dove gli artisti, multidisciplinari e poliedrici per definizione, spesso orientati alla responsabilità sociale e alla sostenibilità, ma anche alla provocazione e al different thinking, incontrano le aziende ripensando le loro tradizioni e rivitalizzandole o, al contrario. suggerendo alle multinazionali della tecnologia un approccio empatico e a misura d'uomo al prodotto.
Consiglierei ai puristi di non scandalizzarsi: gli artisti e le loro quotazioni hanno a che fare con ciò che Bonito Oliva ha efficacemente definito il mercato dell'arte, un settore certo di nicchia, ma che fa raggiungere ai contemporanei quotazioni che spesso superano quelle di Raffaello e Leonardo. Un mondo con regole dure e spietate, in cui l'artista deve proteggere a caro prezzo la sua indipendenza e libertà.
Ricorderei anche che il marketing esiste nel mondo dell'arte da quando esiste il mecenatismo, e che persino Michelangelo ricevette un briefing dal papa Giulio II, che discusse in modo sofferto col committente e con consiglieri e teologi della corte papale.
Che le intersezioni e sperimentazioni di oggi superino il mecenatismo mi sembra un bene, e alcune pratiche si configurano come incontri alla pari tra arte e impresa,  ibridazioni in cui l'artista non è sfruttato dall'azienda, ma offre punti di vista nuovi e allo stesso tempo rispettosi dei diritti di coloro che poi acquisteranno i prodotti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto tra arte, impresa e comunicazione esiste per vari motivi: il primo è che le università internazionali insegnano agli artisti, oltre alle tecniche espressive, anche come sapersi comunicare ed essere ottimi managers di sé stessi. I casi di Damien Hirst e Maurizio Cattelan, ottimi artisti ma allo stesso tempo abilissimi a vendersi e a far parlare di sè, sono esemplari. Il secondo motivo è che i confini fra la comunicazione e l&#8217;arte (ma questo già dai tempi del futurismo e poi della pop art) negli anni sono sfumati ed è oggi frequentissimo che un advertiser citi, oltre al cinema, alla musica e alla moda anche il mondo dell&#8217;arte contemporanea, così come gli artisti citano a loro volta tecniche e casi della comunicazione, senza poi contare gli esempi di collaborazioni dirette fra brand e artisti (Murakami e Eliasson per Vuitton, tanto per fare dei nomi).<br />
Io credo che però esista un terzo motivo, meno superficiale: c&#8217;è una terra di mezzo che fa incontrare sperimentazione artistica e ricerca e sviluppo aziendale, un luogo dove gli artisti, multidisciplinari e poliedrici per definizione, spesso orientati alla responsabilità sociale e alla sostenibilità, ma anche alla provocazione e al different thinking, incontrano le aziende ripensando le loro tradizioni e rivitalizzandole o, al contrario. suggerendo alle multinazionali della tecnologia un approccio empatico e a misura d&#8217;uomo al prodotto.<br />
Consiglierei ai puristi di non scandalizzarsi: gli artisti e le loro quotazioni hanno a che fare con ciò che Bonito Oliva ha efficacemente definito il mercato dell&#8217;arte, un settore certo di nicchia, ma che fa raggiungere ai contemporanei quotazioni che spesso superano quelle di Raffaello e Leonardo. Un mondo con regole dure e spietate, in cui l&#8217;artista deve proteggere a caro prezzo la sua indipendenza e libertà.<br />
Ricorderei anche che il marketing esiste nel mondo dell&#8217;arte da quando esiste il mecenatismo, e che persino Michelangelo ricevette un briefing dal papa Giulio II, che discusse in modo sofferto col committente e con consiglieri e teologi della corte papale.<br />
Che le intersezioni e sperimentazioni di oggi superino il mecenatismo mi sembra un bene, e alcune pratiche si configurano come incontri alla pari tra arte e impresa,  ibridazioni in cui l&#8217;artista non è sfruttato dall&#8217;azienda, ma offre punti di vista nuovi e allo stesso tempo rispettosi dei diritti di coloro che poi acquisteranno i prodotti.</p>
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		<title>By: Massimo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/06/18/fare-mondi/#comment-107274</link>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 16:11:52 +0000</pubDate>
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		<description>domanda/riflessione ovvia e scontatissima: ma sono gli uomini di marketing che si son trasformati col tempo in artisti, o gli artisti che viavia stan diventando sempre più uomini di marketing?
Io la mia risposta te la do, e mi pare ben chiara a chi frequenta il mondo delle 'vernici': ormai c'è poca gente che ha poco da dire, ma hanno imparato tutti i mezzi per far risuonare quel loro messaggino come se fosse chissà quale roboante dichiarazione...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>domanda/riflessione ovvia e scontatissima: ma sono gli uomini di marketing che si son trasformati col tempo in artisti, o gli artisti che viavia stan diventando sempre più uomini di marketing?<br />
Io la mia risposta te la do, e mi pare ben chiara a chi frequenta il mondo delle &#8216;vernici&#8217;: ormai c&#8217;è poca gente che ha poco da dire, ma hanno imparato tutti i mezzi per far risuonare quel loro messaggino come se fosse chissà quale roboante dichiarazione&#8230;</p>
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		<title>By: Benvenuti nell&#8217;era del marketing del coinvolgimento &#171; Basilicata Travel</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/06/18/fare-mondi/#comment-107208</link>
		<dc:creator>Benvenuti nell&#8217;era del marketing del coinvolgimento &#171; Basilicata Travel</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 11:19:03 +0000</pubDate>
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		<description>[...] la marca deve dar vita a “mondi possibili”, narrare delle storie e in tal senso, come spiega Stefano, “è importante capire quanto siano diventati simili i percorsi di due comunità (quella degli [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] la marca deve dar vita a “mondi possibili”, narrare delle storie e in tal senso, come spiega Stefano, “è importante capire quanto siano diventati simili i percorsi di due comunità (quella degli [...]</p>
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