Guardare la crisi con i soliti occhi

Come ogni anno, dieci giorni esatti dopo le Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia, arriva puntuale l’analisi sull’economia del Veneto da parte del Nucleo per la ricerca della sede di Venezia. Questa volta il tema centrale dell’analisi non poteva che essere quello degli effetti sull’economia regionale della grave crisi finanziaria scoppiata nel 2008. Tabelle e grafici presentati a Venezia non hanno lasciato molti margini di interpretazione: sei trimestri di calo consecutivo dei livelli della produzione industriale confermano che anche in Veneto la recessione ha colpito duro, soprattutto le imprese di dimensioni minori e più esposte ai mercati internazionali. Ma in quali condizioni arriva l’economia del Veneto in questa crisi? E come, dunque, può uscirne?

Diciamo subito che la parte meno convincente dell’analisi del Nucleo veneziano della Banca d’Italia è stata proprio quella sulla competitività internazionale del Veneto. Proprio qui abbiamo ritrovato i vecchi luoghi comuni sul “modello di specializzazione produttiva” che, paradossalmente, proprio le ultime ricerche del Servizio Studi (di Roma) della Banca d’Italia sembravano voler superare. In particolare, assumere la quota di mercato nel commercio internazionale quale misura di (perdita della) competitività rischia di essere fuorviante. Intanto, gli stessi valori “reali” dell’export regionale sarebbero da rivalutare, alla luce della crescita qualitativa dei beni e dei servizi venduti all’estero.

In secondo luogo, è comunque impensabile che il valore corrente delle esportazioni di una regione già molto aperta agli scambi internazionali possa tenere il passo con la crescita, tipicamente export-led, delle economie emergenti dell’Asia e dell’Europa centro-orientale. In questo senso, ridurre l’esposizione al commercio estero di manufatti per soddisfare la domanda interna di servizi può essere, per molti versi, un segnale di maturità economica, non di scarsa competitività.

Un altro aspetto da considerare è che l’apertura internazionale in una regione come il Veneto avviene sempre più attraverso un’organizzazione globale delle catene del valore, che può causare effetti di sostituzione dell’export: un’impresa che sposta la produzione in Cina e vende direttamente sul mercato locale, oppure back-to-back negli Usa, genera una “apparente” riduzione dell’export. In realtà, la riduzione riguarda solo la componente mercantile, mentre dal punto di vista economico tale processo continua a creare e trattenere una parte rilevante del valore aggiunto – per remunerare le funzioni strategiche dell’impresa – nella base domestica.

Guardare ai nuovi problemi dell’economia con vecchi schemi rischia, perciò, di portarci fuori strada. Come uscire, dunque, dalla crisi? Innanzitutto, bisognerebbe limitare l’esercizio oggi così in voga nel sistema politico di volere a tutti i costi indicare “soluzioni economiche” che solo l’esplorazione imprenditoriale dei nuovi mercati può, alla fine, avvalorare. Meglio, allora, creare le condizioni affinché tale esplorazione possa svilupparsi, a partire da un fattore cruciale quale il buon funzionamento dei mercati finanziari. Su questo tema il Rapporto del Nucleo veneziano della Banca d’Italia fornisce alcuni spunti interessanti, segnalando come il sistema regionale del credito si sia progressivamente specializzato, con i principali gruppi bancari a servizio delle medio-grandi imprese, e con le banche locali lasciate a sostenere piccole imprese e start-up. Questo percorso, comunque, non è a senso unico! Dopo anni di allontanamento geografico e culturale fra banca e impresa, le tendenze attuali si sono invertite. Capacità imprenditoriali, reti e territori potrebbero, perciò, tornare importanti anche nella valutazione degli investimenti da parte delle grandi banche. Se così fosse, allora la crisi sta davvero diventando un’occasione di apprendimento.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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