Creatività al lavoro

Ieri, nel pieno della settimana di inaugurazione della Biennale, si è tenuto a Venezia un incontro organizzato dal network e-creative sul rapporto tra arte e impresa. Sono stati chiamati imprenditori, ricercatori e designer a presentare progetti ed iniziative realizzate attraverso l’incontro tra il mondo della creatività artistica e quello dell’innovazione aziendale. Un incontro divertente, dai toni informali, ma ricco di spunti. Difficile poter fornire un quadro organico dei tanti temi sollevati. Sono però emersi con una certa frequenza alcuni punti che val la pena riprendere.
Il primo è il superamento del modello della sponsorizzazione. E’ una novità. Tradizionalmente il rapporto tra arte ed impresa si è misurato principalmente sul concetto di mecenatismo (finanziamento disinteressato dell’opera d’arte). Sono stati propri gli imprenditori intervenuti, a partire da Luciano Marson di Horm, a testimoniare , invece, un cambiamento di rotta. Il rapporto con l’artista è parte integrante del percorso di innovazione, stimola l’impresa a ripensare i propri prodotti (fino al brevetto) e la comunicazione. Investire nell’arte contemporanea non è più quindi una buona azione di cui vantarsi con gli amici del Rotary. Ma è un modo per produrre valore economico.
Il secondo punto riguarda l’innovazione manageriale. Sembra quasi un ossimoro pensare che esista una relazione tra arte e management. Diego Paccagnella, Lateral project director di Lago, ha provato a convincerci del contrario. Il progetto dell’appartamento Lago, nato attraverso un processo artistico per presentare in modo originale i mobili durante il fuorisalone di Milano, sta diventando un nuovo format di distribuzione per l’azienda. Il management è al servizio di intuizioni e sperimentazioni che non seguono necessariamente i percorsi pianificati dell’innovazione aziendale.
Il terzo punto riguarda il ruolo dell’arte contemporanea quale ponte tra tradizione ed innovazione. Su questo punto sono state molteplici, pur nella loro diversità, le testimonianze. Mauro Olivieri, art director di Vistosi, che ha raccontato la grande poeticità che sta dietro alla progettazione e alla lavorazione di un prodotto in vetro soffiato di Murano. Elena Catto, responsabile del design di Palazzetti, che ha presentato la forte connessione tra l’ideazione di un caminetto dalle forme particolarmente originale (“non c’è una curva uguale all’altra nei profili che lo compongono”) e le lavorazioni manuali necessarie alla sua realizzazione. Artigianalità e innovazione industriale sono tenute insieme proprio dalla sperimentazione artistica che rende interessanti saperi tradizionali altrimenti destinati alla marginalità.
Il quarto punto è l’interdisciplinarietà. Walter Nicolino di carlorattiassociati & SENSEable City Lab, ha illustrato i diversi progetti realizzati sul fronte dell’architettura che mettono insieme ambiti fortemente differenziati. La qualità progettuale dell’architetto, la sensibilità dell’interaction designer, le conoscenze del programmatore di software, gli algoritmi del matematico che si incontro e si combinano per dare vita a spazi fortemente innovativi come il padiglione dell’acqua per l’expo di Saragozza.

L’evento ha restituito un quadro tutt’altro che banale dell’innovazione in Italia testimoniando una grande vivacità e varietà di proposte. Non sappiamo che seguito e fortuna tutte queste idee potranno avere. Di sicuro però abbiamo visto uno spaccato di un paese molto meno rinunciatario e molto più propenso alla sperimentazione di quanto si possa pensare.

Marco

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8 Responses to Creatività al lavoro

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