I cento creativi che contano secondo Fast Company

Fast Company ha appena rilasciato la lista delle 100 persone più creative nel mondo del business. Per quanto approssimativa, la classifica merita di essere scorsa.
Primo in classifica (e come obiettare..) Jonathan Ive, colui che disegnato i successi di Apple, dall’iMac all’Ipod, fino a Eve, la protagonista del film Wall-e. Sul podio, scopriamo il nome di Melinda Gates (evidentemente si può essere creativi anche nel no-profit) e di Shai Agassi (l’ideatore di un progetto rivoluzionario nel settore dell’automobile). Il resto della classifica è una miscellanea di nomi forse poco noti al grande pubblico, ma con molti meriti. La new economy non la fa più da padrona, anche se non mancano le star dei principali siti del momento (Netflix, Facebook, Twitter). Trovano spazio in classifica le menti più brillanti del software, dei videogiochi, e dei media. Qualche artista (Damien Hirst, ad esempio) e un paio di musicisti evergreen (Dave Stewart e Brian Eno).
Il primo fra i creativi europei (professionalmente parlando) è Tero Ojanpera, vicepresidente di Nokia, attualmente impegnato nel traghettare la sua azienda da produttore di telefoni a media company. L’unica italiana in lista è Consuelo Castiglioni, attualmente creative director di Marni: Fast Company la descrive come una persona che non gioca secondo le regole solite dell’alta moda. Non fa pubblicità, non infastidisce le star di Hollywood. Fa molto bene il suo lavoro giocando su forme originali e fantasie “idiosincratiche”.
Un po’ poco rispetto a quello che abbiamo messo in piedi nel made in Italy in questi anni. Nel settore moda, la prima stilista in classifica è Stella Mc Cartney molto in linea con il nuovo credo ambientalista. Più in fondo troviamo Jil Sander (attualmente assunta dalla giapponese Uniqlo) e Marc Jacobs (che gioca nella squadra LVMH). Nel food spicca il nome dell’ormai mitico Dieter Mateschitz, il Ceo della Red Bull. Fast company gli attribuisce il merito di aver promosso una vera propria “cultural company”. Nel design, ahimé, nessun italiano né nomi di designer che collaborano con le nostre imprese.
Dispiace vedere così poca Italia in una classifica che poteva essere un po’ più generosa con alcuni dei nostri talenti. E’ vero che Fast Company scommette sulla creatività mass market, mentre dalle nostre parti abbiamo un debole per la creatività di nicchia, ma qualcosa in più ce lo potevamo aspettare. Sul sito, Fast Company invita i lettori a dire la propria. Un nome di creativo lo propongo io: Luca De Meo, colui a cui dobbiamo la 500 (e pure la Yaris). Ci sarà pure un motivo per cui la Fiat si compra la Chrysler..

Stefano

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