Design sostenibile nel made in Italy

La settimana scorsa abbiamo presentato all’evento organizzato da elogico a New York i primi risultati della ricerca sulla sostenibilità ambientale nelle piccole e medie imprese del made in italy. In particolare ci siamo focalizzati sulle imprese del sistema della casa-arredo in Italia, un settore ad alto contenuto di design. Cominciamo con qualche numero. Abbiamo intervistato 100 imprese rappresentative del settore arredamento. Poco più di un’impresa su due (53%) dichiara di aver intrapreso iniziative in favore della sostenibilità ambientale. La maggior parte di queste iniziative si sono focalizzate sul processo produttivo ed in particolare sul fronte del riciclo degli scarti delle lavorazioni (96%) e sulla riduzione degli input produttivi (71%). Molto meno diffuse sono gli interventi sul fronte del prodotto che si limitano, nel migliore dei casi, all’utilizzo di materiali riciclabili (63%). Le imprese, infatti, non hanno ancora adottato vere e proprie metodologie di green design, indirizzate a progettare fin dall’inizio un prodotto sostenibile, anticipandone gli usi e le possibili modalità di riciclo. Si interviene sostanzialmente sui prodotti esistenti cercando di mitigarne gli impatti sull’ambiente. Rimane cruciale, però, il tema della qualità estetica. Su questo le imprese non sembrano avere dubbi. L’estetica rappresenta un parametro della sostenibilità. Realizzare un prodotto sostenibile da un punto di vista ambientale ma poco gradevole esteticamente non porta molto distante. Naturalmente l’estetica non è solo involucro: al lavoro del designer è necessario affiancare quello di esperti di sostenibilità e di processo produttivo per coniugare bellezza ed ecologia.
Le imprese che investono sulla sostenibilità ambientale hanno un profilo preciso. Sono le stesse medie imprese che hanno trascinato la competitività del made in Italy negli ultimi anni: hanno una presenza commerciale qualificata sui mercati internazionale (73%), investono fortemente in design (66%) ed innovazione tecnologica (il 43,5% possiede brevetti). Le motivazioni principali che spingono queste aziende ad investire sull’ambiente sono riconducibili in parte a ragioni etiche (l’imprenditore si fa carico in prima persona del problema) in parte alla necessità di rispettare standard e certificazioni ambientali per poter operare in mercati particolarmente rilevanti (Stati Uniti, Australia). Questo è ad esempio il caso di Arper, che produce e vende sedute, che proprio per adeguarsi alle normative (certificazioni EPD) del mercato australiano del contract ha iniziato ad applicare ai propri prodotti la metodologia del life cycle assessment per calcolarne il reale impatto ambientale e per capire le aree sulle quali intervenire per attenuarlo.
Sorprende un po’ non vedere un maggior peso dei consumatori nelle ragioni che incentivano le imprese ad investire sulla sostenibilità. Sappiamo infatti quanto questa tema, anche dopo le dichiarazioni di Obama ed i documentari di Al Gore, abbia acquistato visibilità e rilevanza sui media a livello internazionale. Secondo quanto riportano le aziende, il consumatore appare ancora confuso e ha difficoltà a calare i richiami generali al riscaldamento globale con azioni coerenti nella propria quotidianità.

Dall’analisi dei dati emerge un atteggiamento di generale prudenza delle imprese che tendono a muoversi con pragmatismo e gradualità sul fronte della sostenibilità ambientale. Le azioni più incisive sono, non a caso, intraprese dove sono evidenti (e misurabili) dei risultati in termini di efficienza produttiva ed economica. Il primato dell’estetica, particolarmente rilevante nel settore della casa-arredo, rimane indiscusso anche per i prodotti più eco. Proprio su questo aspetto, le nostre imprese sono chiamate ad un salto di qualità: il design sostenibile (estetica ed ecologia) è una delle sfide più importanti, e allo stesso tempo più promettenti, alla quale è chiamato il made in Italy.

Marco

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One Response to Design sostenibile nel made in Italy

  1. Fabio dicono:

    E

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