Galan vs. Lega: ovvero della politica del post-fordismo

Di ritorno da alcuni giorni all’estero ho comprato i giornali per farmi un’idea delle vicende italiane. Mentre sulla stampa nazionale e in rete ho ritrovato la polemica sulle frequentazioni pubbliche e private del premier Berlusconi, il Gazzettino di ieri titolava “Galan e la Lega in rotta di collisione”. Mi sono chiesto, ancora una volta, se vivere nel Nordest non trascini inesorabilmente verso una diversità geografico-antropologica, condannando chi, come me, vive in Veneto a seguire le vicende di mondi paralleli (e incompatibili). Dopo un attimo di rassegnazione, ho provato a immaginare uno scenario diverso. Se fosse questa la vera agenda del paese? E se il Veneto fosse l’avamposto di qualcosa che vale la pena mettere a fuoco?

Vado al punto. La Lega (Calderoli) ha accusato Galan di occuparsi troppo poco del territorio (e di andare troppo a pescare tonni). Galan ha replicato che lui le cose le fa, in primis le infrastrutture, e che se fosse stato per la Lega alcuni dei principali progetti del Veneto non sarebbero stati avviati (ad esempio il passante di Mestre e il rigassificatore di Rovigo).
Dietro il battibecco ci sono in realtà due visioni alternative per una regione che rimane la meno ideologica e la più internazionalizzata d’Italia. Il Veneto è la regione dei distretti, delle esportazioni, delle partite iva, degli immigrati al 10 per cento: è il laboratorio della politica del post-fordismo. Per questa regione la Lega vede un futuro incardinato sui municipi, sulla valorizzazione del territorio prima di tutto attraverso un nuovo turismo e una nuova agricoltura, sui servizi a scala locale, sulla mobilitazione delle comunità per la difesa dei valori della tradizione. Galan spinge sui grandi progetti, sugli snodi infrastrutturali che legano il Veneto all’economia internazionale (ad esempio l’aereoporto), su un nuovo terziario che sostituisce e completa la manifattura.
Vista attraverso lo schema della globalizzazione, la politica della Lega scommette sulla possibilità di equilibrare le forze di un economia sempre più globale impostando una redistribuzione della ricchezza a scala territoriale (non di classe, come immagina la sinistra). Galan ipotizza che la politica serva a creare le condizioni perché la globalizzazione sia crescita (poi la società si organizza da sé per redistribuire la ricchezza).

Non è solo un problema economico, me ne rendo conto. Una politica per il post-fordismo dovrà riflettere su una nuova idea di cittadinanza, di integrazione sociale, di welfare. Non sottovaluterei, tuttavia, le avvisaglie di un confronto che potrebbe strutturare il campo politico ben oltre i confini del Nord Est. Per una volta i titoli del mio giornale locale non erano poi così lontani da un vero confronto nazionale. Anzi, ho la sensazione che l’abbiano anticipato.

Stefano

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8 Responses to Galan vs. Lega: ovvero della politica del post-fordismo

  1. marco dicono:

    Mi auguro che questa previsione sia corretta. Finalmente potremmo tornare ad un dialogo/scontro fisiologico tra maggioranza ed opposizione. Oggi a livello nazionale il dialogo/scontro è tra la maggioranza e il vuoto pneumatico.

    Marco

  2. Lorenzo G. dicono:

    A mio parer non è tanto una questione legata al post-fordismo, bensì alla inevitabile tensione tra rappresentanza politica e creazione del valore, ovvero tra chi vive in un territorio e chi quel territorio utilizza da un punto di vista economico.
    La Lega enfatizza la “sovranità” politica territoriale: qui siamo a casa nostra e le cose si fanno come diciamo noi. Galan d’altro canto (e tutti i modernizzatori) cerca di vedere come un territorio come il Veneto/Nordest puo’ inserirsi all’interno della dinamica della creazione del valore che è oggi sempre più globale.
    Le due posizioni non sono in principio inconciliabili, ma il rischio di un eccessivo localismo rischia di far perdere opportunità che andrebbero sfruttate.
    Facciamo un esempio a noi vicino. La tanto amata (dai leghisti) Catalogna con l’ossessione per imporre il catalano a tutti i livelli e rivendicare la sua unicità locale (Razze Catalane come le Razze Piave?), sta indebolendo il ruolo di città internazionale di Barcellona (a tutto vantaggio di Madrid), che rischia di veder fuggire la “creative class” verso città più aperte e proiettate verso il futuro.
    Non dico che le identità e specificità locali non vadano coltivate e valorizzate, ma dobbiamo reinterpretare le nostre identità alla luce della odierna globalizzazione. Reinventiamo e proponiamo al mondo il nostro patrimonio, limitarsi a difenderlo rischia di portare all’insignificanza.

  3. Roberta Basile dicono:

    Gentile stefano,

    sono una studentessa universitaria (ex-allieva patavina) e sto facendo un progetto all’Università alla Sapienza di Brand Design, ovvero di costruzione dell’identità visiva. Mi piacerebbe molto poterla intervistare per via telefonica o mediante mail riguardo il ruolo che LEGA NORD sta assumendo secondo lei in questi delicati giorni pre elettorali e le prospettive aspirazionali a cui il partito sta puntando.

    Le lascio i recapiti mail e telefonici.
    RobertaBasilerb@gmail.com
    tel. 0643418957

  4. Stefano dicono:

    @lorenzo
    il problema mi pare questo: se per rilanciare la socialdemocrazia italiana devo intervistare l’ex-fidanzato di noemi, siamo messi davvero male.

    le formule politiche fondate sull’ipotesi di una redistribuzione del reddito in base a una logica di classe mostrano la corda. nel nord est, dove la grande impresa latita e dove prospera da tempo una società imprenditoriale tutt’altro che remissiva di fronte alla crisi, vediamo i nuovi estremi del dibattito politico. oggi, questi estremi sono saldati fra loro da un’opposizione tenace alle logiche del fordismo. in assenza di antagonisti visibili, le due polarità tenderanno a diventare più autonome. con buona pace di repubblica..

    s.

  5. Giancarlo dicono:

    La concorrenza fa sempre bene. Anche alla politica. Galan è stato costretto ad alzare il livello della discussione – cominciando a dire qualcosa di “liberale, laico e moderno” – non appena si è visto sacrificato sull’altare di un accordo nazionale fra Berlusconi e Bossi. E’ stato l’incalzare della Lega per ottenere la presidenza della Regione Veneto a forzare le divisioni nel centro-destra e incentivare la differenziazione dell’offerta politica. Del resto, cosa offre oggi lo spazio politico se non la divisione fra modernizzazione (metropolitana) e protezionismo (localista) di fronte alla globalizzazione? Galan ha capito che se la Lega si è fatta interprete (e promotore) delle angosce dei ceti deboli della aree forti, nessuno in Veneto presidiava adeguatamente i valori dell’apertura della società e del mercato come presupposti dello sviluppo. Certo, ci sono anche le grandi opere. Ma non è su questo che ci si divide. E Galan, dopo 10 anni nei quali non ha praticamente raccolto nulla, non poteva restare con il cesto vuoto. Rimane da chiedersi dov’è quell’ectoplasma politico chiamato PD. Perché qualche esponente del centro-sinistra non prende nettamente posizione a favore di Galan e, semmai, lo sfida sul terreno riformista della modernizzazione del sistema-paese? Questo si farebbe del Veneto un laboratorio politico!

  6. Stefano dicono:

    Noto con un pizzico di orgoglio che il che il Corriere Economia di oggi (1 giugno 09) dedica le prime tre pagine al “derby elettorale tra Pdl e Lega” per il voto nel Nord Italia. Fa piacere aver giocato d’anticipo..

    L’editoriale di Di Vico segnala “tre fratture” che separano le due forze politiche: quella fra piccola e grande impresa (con la piccola impresa più sensibile al richiamo della Lega), quella fra terziario partita Iva e terziario internazionale (la nuova frattura emergente) e quella che sta segnando in modo sempre più profondo il mondo del lavoro (secondo Di Vico la rappresentanza del sindacato di sinistra sta rapidamente perdendo consisenza a favore di nuove formazioni politiche).

    Delle tre “fratture”, quella meno facile da decifrare è quella del terziario. L’Italia non è riuscita a fare un salto di qualità in questo settore; i problemi sono diversi e non è chiaro quale domanda politica questo terziario in difficoltà potrà esprimere a scala nazionale.

    s.

  7. Stefano dicono:

    Dario Di Vico, Deserto rosso dal Ticino a Trieste, Corriere 24 giugno 09

    “In termini di Pil la Lombardia e il Nord Est rappresentano 530 miliardi di euro, il 34% del Pil nazionale, una quota quasi interamente composta da ricchez­za prodotta dai privati. Su questa ma­cro- regione dal Ticino a Trieste sventola­no le bandiere del centro-destra che si considera tanto forte da poter mettere in calendario per il prossimo anno un derby tra Pdl e Lega per la supremazia in Lombardia e Veneto. Tanto la sinistra non prenderà palla comunque.”

    http://www.corriere.it/politica/09_giugno_24/Deserto_rosso_dal_Ticino_a_Trieste_dario_di_vico_5f81028a-607f-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml

  8. andrea casadei ACK dicono:

    stefano@ volerei più basso delle visioni postfordiste… semplicemente quando sei votato da 2 terzi dei tuoi cittadini, e ti porti a csaa un terzo a testa, è insito nella natura umana cercar di comandare l’altro…

    è sempre stato così, sina da quando l’uomo di cromagnon si contendeva il futuro del mondo con quello di neanderthal…

    :)

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