L’appartamento di Lago e l’economia conviviale

L’appartamento di Lago in via Tortona è molto di più di un temporary shop. Certo, così nasce. Daniele Lago e i suoi collaboratori si sono stufati di proporre i loro mobili nei soliti spazi, attraverso i soliti canali. L’idea di arredare una casa e aprirla al pubblico nasce dalla convinzione che sia possibile realizzare uno spazio dell’esperienza che non si limita a compiacere lo sguardo di consumatori indaffarati su qualche prodotto in bella vista (come succede in molti negozi di mobili) né a simulare cucine e camerette preconfezionate ad uso e consumo di visitatori deambulanti (come succede ad esempio da Ikea). No. L’appartamento nasce dal desiderio di creare un convivio: uno spazio del dialogo dove sperimentare una vita in compagnia di oggetti diversi e di chi – quegli oggetti – li ha effettivamente progettati.
A dieci giorni dall’apertura dell’appartamento di via Tortona, nemmeno io immaginavo tanto successo. Successo di stampa e di pubblico, certo, ma anche l’impressione condivisa che in quell’appartamento davvero succeda qualcosa di nuovo. Che non sia semplicemente una trovata marketing “due punto qualcosa”. Che ci sia qualcosa di più.
Per farmi una ragione di tanto clamore (e di tanta sostanza) ho preso la questione di petto. Che cosa rende questo spazio così nuovo? Che ha questo convivio di tanto sorprendente? Per l’occasione ho ripreso un classico della materia: La convivialità di Ivan Illich.
Mi si perdoni se approfitto di un’icona della cultura antagonista per rileggere un esperimento di negozio temporaneo avviato durante il mondanissimo Salone del Mobile. E’ che il mondo che prefigurava un pensatore radicale come Illich non è così diverso dal microcosmo ricreato ogni sera dalle parti di via Tortona. Per creare una società conviviale, dice Illich, “dobbiamo e possiamo edificare una società post-industriale in maniera che l’esercizio della creatività non imponga mai ad altri un lavoro, un sapere o un tipo di consumo obbligatori”. Mi pare che ci siamo. Lo spazio di via Tortona è uno spazio di sperimentazione e di dialogo libero, in cui appare persino difficile immaginare come comprare qualcosa. Non ci sono percorsi, casse, omini che ti guardano storto se tocchi o sporchi. Hai libertà di manovra. Usi, discuti, critichi, osservi, metti alla prova, rifletti. E se proprio ti va, compri.
Illich ci invita ad abolire gerarchie preconfezionate tipiche della società industriale (per esempio fra chi innova e chi consuma). Questa è l’essenza del lavoro conviviale, dice Illich, perché – nella società conviviale – la possibilità di immaginare il futuro è equamente distribuita fra coloro che partecipano ad un’esperienza comune. Quando sei nell’appartamento di Lago puoi prendere sotto braccio Diego Paccagnella (Lateral Director di Lago) e proporgli una nuova soluzione per la poltrona Huggy o una diversa disposizione dei pensili della cucina (l’ho visto fare). Così si cambia una cucina – si dirà; non la società tutta intera. Ma a Illich questa trasformazione del quotidiano sarebbe piaciuta molto.

Perché tanta curiosità su un parallelismo così apparentemente sorprendente?
Ho imparato che se lo cose hanno un successo così netto e così rapido è perché intercettano domande profonde della nostra società. Nel mezzo di una crisi che ha minato le fondamenta di un capitalismo più sgangherato di quello che immaginavamo, ci domandiamo se è praticabile un’altra economia. Paradossalmente, quel capitalismo di piccoli imprenditori che tanto Santoro & co. si sono divertiti a prendere in giro in questi anni, oggi è in grado di interpretare questo cambiamento. Al punto di fare della convivialità no global il punto di partenza per un nuovo modo di vendere mobili.

Stefano

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