Il design prende vita al Fuorisalone

I numeri del Salone del Mobile di Milano fanno riflettere. 2.723 aziende espositrici (ne sono rimaste fuori per mancanza di spazio altre 400), 300 mila visitatori attesi, 12 mila novità presentate più un numero difficilmente quantificabile di incontri, seminari e feste. Il tutto in cinque giorni fitti fitti, che lasciano senza respiro ma che rendono conto della grande vitalità del mondo del design. Difficile ipotizzare una risposta migliore alla crisi da parte del made in Italy. E non solo del made in Itay, il salone è oggi un movimento che attrae i creativi di tutto il mondo.  La parte fieristica, per quanto importante sia per il fatturato delle aziende, non è che una parte del particolare mix che rende la design week milanese così interessante.  E’ il Fuorisalone, in sostanza gli eventi che si svolgono in città, ad essere il luogo nel quale si sperimenta il design di frontiera, quello del futuro. Zona Tortona, in particolare, un’area della città fino ad alcuni anni fa abbandonata a se stessa e decisamente post-industriale, si trasforma in un laboratorio a cielo aperto. Vecchie fabbriche, garage, cantine, tetti delle case si trasformano in spazi nei quali presentare progetti innovativi. Da giovani designer indipendenti, desiderosi di farsi scoprire dai talent scout ai brand più noti del settore. E non più soltanto nel mobile, ma anche nelle nuove tecnologie. Toshiba, Philips, Samsung, LG hanno presentato i propri prototipi più avanzati. E’ come vedere una specie di silicon valley del design farsi (e disfarsi) letteralmente sotto gli occhi. Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta solo di un grande happening, di una festa e basta. La sensazione è che invece in quei cinque giorni succeda qualcosa di molto particolare. Il design prende letteralmente vita nel senso che il Fuorisalone è l’occasione non tanto per vedere prodotti quanto per incontrare le persone (designer, imprenditori, ingegneri, ecc.) che hanno contribuito alla sua creazione. Per conoscere gli approcci, le idee, le intuizioni che li hanno guidati nel processo di progettazione. In altri termini per conoscere le storie, quelle vere, non quelle inventate ad hoc per la brochure aziendale, che stanno dietro al prodotto e alla sua estetica. E sono proprio queste storie che rendono il design, oggi, drammaticamente interessante. L’esperienza e la vita irrompono nel mondo del design italiano che si è molto spesso adagiato sulla sua autoreferenzialità.

La settimana milanese ci ha indicato con una certa chiarezza una delle possibili strade che il nostro paese può seguire per uscire dalla crisi: puntare su un concetto più allargato di design (non limitato alla sola estetica) come fattore trainante dell’innovazione. E non soltanto nei settori tradizionali. E’ un risultato a portata di mano.

Marco

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6 Responses to Il design prende vita al Fuorisalone

  1. Ivano dicono:

    “..La settimana milanese ci ha indicato con una certa chiarezza una delle possibili strade che il nostro paese può seguire per uscire dalla crisi: puntare su un concetto più allargato di design (non limitato alla sola estetica) come fattore trainante dell’innovazione. E non soltanto nei settori tradizionali. E’ un risultato a portata di mano..”

    PAROLE SANTE!!!! Come si sul dire… 😉

  2. jc dicono:

    Non è vero! non c’era neanche un’idea buona, neanche un materiale nuovo. Solo chiacchiere, farsi i complimenti anche per le stupidaggini, battere le mani agli incontri di intelligenze scarse, bearsi dello stupore per lo stupore.
    Vi ricordate Munari e Castiglioni?

  3. Ivano dicono:

    ……………..uscire dalla crisi: puntare su un concetto più allargato di design (non limitato alla sola estetica) come fattore trainante dell’innovazione. E non soltanto nei settori tradizionali. E’ un risultato a portata di mano..”

    Forse hai ragione jc. Meglio restringere il “campo” dei concetti…

  4. marco dicono:

    @jc forse la quota modaiola di feste e incontri può andare in alcune occasioni a discapito dei contenuti. Gli eccessi ci sono. Generalizzare è comunque sempre difficile. Per quanto mi riguarda ho trovato molto stimolanti le proposte al fuorisalone di Lago (http://www.core77.com/blog/milan09/default.asp), Valcucine, Foscarini, tra i designer mi ha colpito il lavoro di Luca Nichetto, tra i progetti dei giovani designer emergenti quello di Tutto Bene(http://www.core77.com/blog/milan09/milan_design_week_09_tuttobene_13287.asp) sul tema riciclo e il circuito di esterni sul design pubblico. Soprattutto mi ha colpito in generale il tentativo di andare (non sempre riuscito, su questo sono d’accordo con te) oltre il bel prodotto e di esplorare nuove dimensioni del design (sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale).

    I grandi maestri del design italiano sono sempre un punto di riferimento e di ispirazione … ma appartengono al passato.

    Marco

  5. marina dicono:

    Ho passato solo una giornata al Fuorisalone ma di idee concrete e vitali ne ho trovate. Continuo ad esser colpita dalle iniziative di Lago. Quest’anno Lago ha affittato un appartamento nella zona Tortona, ne ha fatto un temporary shop, ma, e qui sta la novità, lo ha abitato. Così lo spazio espositivo è diventato uno spazio vissuto, in cui i visitatori potevano scoprire come gli oggetti si trasformano, si combinano e prendono vita quando vengono usati. Esattamente il contrario dell’oggetto di design che viene decontestualizzato per veicolare solo la mano dell’artista. Quanto a Ikea: dove le prende Ikea le sue idee se non anche da iniziative come queste?

  6. Dario dicono:

    Da chi dal design trae di che vivere come me, o meglio, sopravvivere visto che il design nel triveneto (tranne in alcuni rari casi già citati nei post) sembra ancora essere un qualcosa che appartiene ad un futuro ancora lontano: permettete alcune riflessioni.
    I grandi designer appartengono al passato come giustamente dice Marco, dai maestri serve imparare per poter continuare a tramandare la loro arte, se continuiamo solo ad evocarli con frasi del tipo ” si ma loro sì che erano dei grandi…” la nostra identità di popolo creativo scomparirà soppiantata da chi invece la nuova creatività la sta proponendo concretamente. Forse Alvar Aalto non era un grande designer? guardate ai suoi giovani successori e alle loro proposte al salone satellite: è mantenuta l’identità scandinava con proposte giovani e interessanti! Alvar Aalto rimane ma mi ci sono anche nuovi successori, la tradizione continua con le giovani leve. E i giovani discendenti della tradizione tedesca? tra i tanti il giovane studio HansandFrannz che ben conosco (www.hansandfranz.de) con un prodotto per Macrolux (se ne avete occasione chiedete ai titolari dell’azienda veneta come lavorano queste persone, possiamo solo imparare). E noi giovani Italiani? poche tracce, le aziende preferiscono i “vecchi saggi” o peggio ancora vedono il design come una voce di spesa inutile, meglio internalizzare tutto perchè da bravi uomini di poduzione conoscere bene la produzione è uguale a proporre prodotti validi e vincenti e sopratutto a ottimizzare i costi. Me lo confermate o la mia è solo una visione distorta? Quello che mi fa più arrabbiare è che a Milano un buon 70% degli espositori parlava veneto… possibile che il nostro sistema design funzioni solo a Milano una volta l’anno? possibile che tutte le iniziative come Innovation Valley, fuoribiennale non portino a risultati concreti? Mi chiedo veramente se il Veneto è la regione a più alta densità creativa d’Europa se poi qualsiasi iniziativa non ottiene riscontro. Il design è un concetto allargato, non può essere altrimenti, è un Mix di MKT, Comunicazione,Pubbliche Realazione e infine Progettualità Creativa. La sintesi finale del post di Marco è perfetta ” uscire dalla crisi: puntare su un concetto più allargato di design (non limitato alla sola estetica) come fattore trainante dell’innovazione. E non soltanto nei settori tradizionali. E’ un risultato a portata di mano”.
    Il sistema Salone funziona davvero, tra salone e feste varie ho portato a casa contatti interessantissimi che mi fanno ben sperare per il futuro. Mi piacerebbe tanto che questo potesse succedere anche nella regione in cui lavoro e ho fondato lo studio.

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