La lezione di X Factor

I numeri non li conosco, ma se le classifiche vogliono dire qualche cosa, Itunes ha molto da raccontarci oggi: 7 dei 10 singoli più acquistati sono inediti e cover cantate dai protagonisti di X Factor. Un’occhiata agli album e la musica cambia poco: al 3o posto si colloca l’album dei vincitori dell’edizione passata (gli Aram Quartet), al 4o posto il sofisticato divertissement del più carismatico tra i presentatori di Xfactor (Italian Songbook, di Morgan), al 7o la compilation del programma. Al 56o posto degli album più venduti si colloca ancora, ad ormai un anno dall’uscita del suo disco, Giusy Ferreri, vincitrice (commerciale) della scorsa edizione del talent show.
Nel solo televoto finale di ieri sera, sono stati 65 mila gli sms inviati (ad 1 euro l’uno) alla rai per votare l’artista migliore.
La voce incantevole di Matteo Beccucci ieri sera ha avuto la meglio sui trentini Bastard Sons of Dioniso nella finalissima del programma televisivo che ha avuto, tra gli altri meriti, quelli di riportare la musica in prima serata (share medio 14%, il 60% composto da spettatori under 45), di far girare su rai due pezzi non sempre banali e scontati, e di far circolare un po’ di denaro intorno ad un prodotto per cui avevamo suonato il de profundis in tanti: la musica.

Il tutto targato Sony Music (una di quelle major che davamo per spacciate), Magnolia e Rai. Riuscite ad immaginare niente di più “tradizionale”? Il colosso della discografia, una rete televisiva generalista ed un format di programma (un reality) ben distante dalle long tail e dalla sofisticatezza di molti dei ragionamenti che si son fatti negli ultimi anni. Forse il futuro della musica non sta tutto in questa rivisitazione del modello classico, ma certo è un segnale importante.

Mentre in tanti predicavano un futuro di nicchie, nuovi modelli di business e marketing 2.0 per la musica, Sony ha puntato sulla TV generalista e sulla tradizione intelligente, usando internet come canale di vendita. Di piu’: la TV generalista ha dettato il ritmo delle discussioni in rete. Facebook e blog sono stati l’arena nella quale i partiti pro o contro i diversi cantanti in gara hanno generato una quantità di marketing “derivato” di dimensioni imponenti.

Proprio mentre la discografia si dimostra più viva di quanto pensassimo, fa notizia la condanna a Pirate Bay e la forza con cui riprendono a circolare ipotesi relative ad un controllo più stretto del downloading in rete. Se c’e’ una lezione dietro ad X factor e’ che proprio quegli adolescenti e giovani dediti al download illegale sborsano un bel po’ di denaro per comprare singoli ed album promossi e valorizzati adeguatamente ed inseriti in un progetto di ampio respiro. Chiedere i dati di ogni singolo scaricatore, attentare alla neutralità della rete, imporre dei controlli ai provider mi paiono il modo migliore per frustrare nuovamente quei consumatori che hanno dato credito ad x factor e che potrebbero nuovamente ribellarsi alla volontà di controllo delle major. Un consiglio: meno battaglie legali e più idee brillanti, come X factor e Guitar Hero.

Questa voce è stata pubblicata in Digital Worlds, web 2.0, Innovazione, Varie. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

10 Responses to La lezione di X Factor

  1. Pingback: Shared Items - 29 April 2009 | [4]marketing.biz

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *