David Audretsch e la società imprenditoriale

Per anni abbiamo discusso delle reti di imprese come segno visibile della fine del fordismo. L’idea di rete è stata il punto di riferimento per un nuovo paradigma del capitalismo flessibile, capace di mettere insieme piccole e grandi imprese, economie di scala e economie di varietà.
Tutta questo parlare di reti ha sempre esercitato una certa fascinazione fra accademici, politici e manager, ma anche un certo scetticismo. Il punto debole della teoria delle reti è sempre stata la sua mancanza di soggetti. Chi sono questi benedetti nodi della rete? Che fanno? La letteratura ha fornito poche indicazioni su come dovevamo immaginare il mondo che sostiene e dà vita a queste reti. Il merito principale del libro di Audrestch, presentato sabato a Maniago, è quello di completare i ragionamenti fatti in questi anni scommetendo sull’idea di società imprenditoriale.
Che è la società imprenditoriale? Prima di tutto è un nuovo modo di fare impresa. Per tanti anni abbiamo subito la fascinazione del capitalismo manageriale, il capitalismo impersonale delle grandi imprese, delle burocrazie in grado strutturare processi a scala internazionale. Oggi questo capitalismo manageriale lascia spazio a un capitalismo imprenditoriale in cui le visioni e le ambizioni (non solo economiche) di chi è imprenditore guidano l’organizzazione aziendale (e non viceversa). E’ il capitalismo della Apple, dove la forza delle idee di Steve Jobs continua a stimolare l’innovazione. E’ anche, a scala nostrana, il capitalismo delle tante piccole e medie imprese italiane guidate da imprenditori capaci di una propria lettura del mondo.
La società imprenditoriale non è solo economia. E’ di più. E’ un modo di pensare l’organizzazione dei servizi sociali, della sanità, dell’informazione e dei media. Molta di questa imprenditorialità diffusa la troviamo nel web: sono i blog di chi, gratuitamente, contribuisce a proporre una propria idea di informazione interattiva; sono le comunità virtuali (e non) che mettono insieme persone accomunate da interessi e passioni comuni. E’ quella parte del nuovo welfare composta da tanti giovani (e non) che danno vita a associazioni capaci di dare risposte a chi non trova un posto all’asilo nido o ha bisogno di sostegno perché a casa ha un malato di alzheimer.
Una società che sostiene progetti imprenditoriali è una società che alimenta le reti. Dà loro la possibilità di svilupparsi e di rinnovarsi continuamente. In campo economico così come nella società civile.
Quando si legge il libro di Audretsch non si rimane particolarmente stupiti dalla proposta. In Italia conosciamo bene alcuni dei tratti della società messa a fuoco dall’analisi di questo studioso che oggi si divide fra Germania e Stati Uniti. Molto di quello che viene raccontato è vita quotidiana dalle nostre parti. Ancora una volta c’è da chiedersi come mai non siamo riusciti a riflettere sui tratti più interessanti della nostra esperienza nazionale per proporla all’attenzione internazionale.

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14 Responses to David Audretsch e la società imprenditoriale

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