Innovare per uscire dalla crisi

La crisi: da qualsiasi parte si guardi se ne vedono comunque i segni; essa non è solo finanziaria e neppure solo economica, è davvero «globale», nel senso che corre in lungo e in largo nel mondo e coinvolge ogni aspetto della vita e della sua «qualità».
Per uscirne bisogna «innovare»: è questo, ridotto all’osso, il messaggio del secondo Festival della Città Impresa; è questa la parola d’ordine che suggerisce il suo mentore Enzo Rullani e che faranno propria le decine di attori degli incontri che nel prossimo lungo week-end si svolgeranno in cinque provincie chiave del Nordest: Trento, Vicenza, Padova, Treviso, Pordenone; non nei capoluoghi, ma nei centri dei distretti produttivi più celebri e celebrati, i poli di quella gigantesca metropoli che tutti abitiamo.
La questione sta, dunque, nella relazione tra innovazione e città, tra cultura e territorio; lo sapevamo e lo sappiamo, ma ancora non basta, troppe volte su tutto ancora prevale il localismo con i suoi egoismi, il particolarismo con le sue urgenze, le sue necessità: ciascuno per sé piuttosto che tutti per tutti.
Così la forza d’attrazione del sistema metropolitano si frantuma e si vanifica, così le eccellenze vengono mortificate, così si rischia di smarrirsi e di perdere nella competizione globale.
Per anni si è pensato che per farcela bastava lavorare di più, stringere i denti e magari anche la cinghia e mettercela tutta: l’esperienza e la cultura erano il dono che la storia, i lunghi e numerosi secoli della storia ci avevano lasciato in eredità, cosicché si potevano consumare senza tutelarle e coltivarle, senza rigenerarle.
Oggi è chiaro che non può più essere così, che l’innovazione, la ricerca, il sapere crescono giorno dopo giorno senza soluzione di continuità e fermarsi per prendere fiato, per leccarsi le ferite, per guardarsi attorno soddisfatti, può costare assai caro, perché intanto gli altri allungano impietosi e accumulano vantaggio.
La crisi non si cura riposando, si vince innovando e non solo nel prodotto o nel marketing, ma sempre di più nell’intero sistema sociale e territoriale, nella formazione e nella ricerca, nell’ambiente e nell’architettura, nella cultura e nella qualità della vita.
Questo è il terreno sul quale oggi si gioca la partita decisiva e il festival ce lo ricorda in ogni suo evento con ossessiva insistenza: abbiamo le risorse per farcela, dipende soltanto da noi, dalla determinazione con cui ci impegneremo, dalle energie che sapremo liberare.
Città e Impresa sono le insegne di questo mondo nuovo, del benessere che dura e si accresce, di una felicità prossima e possibile: dobbiamo prendere coscienza che nulla ci è dato per sempre, che nessun privilegio resiste all’usura del tempo, che qualsiasi scorta finirà per esaurirsi.
La metropoli del nordest è cresciuta anche troppo a lungo prescindendo da un chiaro e premeditato disegno, anzi nonostante le spinte centrifughe di un localismo che configurava una sorta di non città, ora per ripartire e non perdersi bisogna cambiare strada in fretta. Dalla crisi usciremo, ma dipende da noi in che modo e con quale risultato.

Cesare De Michelis

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