Pmi del made in Italy e web 2.0

All’Innovation Forum 2009 di Idc si è discusso di web 2.0 e imprese. L’occasione mi ha consentito di condividere i risultati dello studio TeDIS sul web 2.0 nelle Pmi del made in Italy in un panel con Federico Butera, Giorgio De Michelis ed Alfonso Fuggetta.
Lo studio parte dal presupposto che in una rete popolata da consumatori vivaci ed attivi – nei social network, nelle comunità – si giocherà una partita strategica importante per le imprese, in particolare per quelle del made in Italy. Se l’obiettivo è la valorizzazione della creatività e della propositività degli utenti nei processi di innovazione e per accrescere la fedeltà al brand, la sfida è l’integrazione di questa creatività nei processi aziendali.
Oggi esiste una certa distanza tra l’impresa del made in Italy e la comunicazione sui social media. Di più: la Pmi del made in Italy si dimostra cauta anche nei confronti del web classico, sotto forma di siti con contenuti dinamici e multimediali. Tuttavia ci sono alcune interessanti sperimentazioni da parte di imprese come Lago, Valcucine, Molino Quaglia . Queste aziende hanno sperimentato nuove forme di relazione con il consumo tramite siti web e blog attraverso i quali comunicano dei percorsi imprenditoriali originali e li raccontano in modo compiuto. Queste sperimentazioni, da quanto ci è dato vedere, non nascono sulla spinta dell’It aziendale ma su impulso di creativi, comunicatori e, soprattutto imprenditori ed in occasione dell’ingresso in azienda di profili giovani.
Sintetizzo quanto è emerso dal tavolo. Giorgio de Michelis ha posto l’accento sulla necessità di cambiamento radicale dell’impresa per dare un senso ed un’utilità a questi strumenti. Comunicare nel web significa trasparenza. Significa dialogo, anche quando gli altri parlano male dell’azienda. Significa fidelizzazione dei clienti più fedeli ed attivi che contribuiscono con la propria intelligenza e creatività ai suoi sforzi di marketing ed innovazione.
Alfonso Fuggetta ha portato la discussione su una serie di problemi di contesto. Va risolto il problema del digital divide e dell’accesso alla banda larga. Esiste un secondo divide, più sottile ma forse più pericoloso: un divide culturale, la fobia delle nuove tecnologie che rischia di ostacolarne lo sviluppo. La nostra politica ed i nostri mezzi di informazione contribuiscono ad alimentare questa paura del nuovo con una certa frequenza.
Federico Butera, riprendendo il tema del cambiamento, ha parlato di come questi strumenti prefigurino un futuro stimolante per il lavoro. I social media contribuiranno a valorizzare le persone in azienda, le loro storie e conoscenze, alimentando la capacità delle imprese di innovare costantemente. Non solo innovazione con i clienti, quindi, ma innesco di processi di creazione e valorizzazione delle conoscenze delle persone valorizzate in quanto tali e non in qualità di ruolo, mansione o funzione.

Vladi

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3 Responses to Pmi del made in Italy e web 2.0

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