<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>
<channel>
	<title>Comments on: Comunicare in rete</title>
	<atom:link href="http://www.firstdraft.it/2009/03/23/comunicare-in-rete/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.firstdraft.it/2009/03/23/comunicare-in-rete/</link>
	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 18:32:45 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.6.3</generator>
		<item>
		<title>By: marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/03/23/comunicare-in-rete/#comment-85755</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 14:12:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=508#comment-85755</guid>
		<description>segnalo questo interessante post di maurizio goetz su marketing usabile. il suo decalogo sui falsi miti del social marketing mi sembra sensatissimo. http://marketingusabile.blogspot.com/2009/03/10-miti-sul-social-media-marketing.html#links</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>segnalo questo interessante post di maurizio goetz su marketing usabile. il suo decalogo sui falsi miti del social marketing mi sembra sensatissimo. <a href="http://marketingusabile.blogspot.com/2009/03/10-miti-sul-social-media-marketing.html#links" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/marketingusabile.blogspot.com/2009/03/10-miti-sul-social-media-marketing.html_links?referer=');">http://marketingusabile.blogspot.com/2009/03/10-miti-sul-social-media-marketing.html#links</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Shared Items - 25 March 2009 &#124; [4]marketing.biz</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/03/23/comunicare-in-rete/#comment-85668</link>
		<dc:creator>Shared Items - 25 March 2009 &#124; [4]marketing.biz</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 08:30:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=508#comment-85668</guid>
		<description>[...] ItemsGenertel assicurazione non-convenzionaleComunicare in reteSchhh..lasciate parlare i SEGNI..Vivere la sostenibilità ambientaleBlogging in AfricaSemplice ma [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] ItemsGenertel assicurazione non-convenzionaleComunicare in reteSchhh..lasciate parlare i SEGNI..Vivere la sostenibilità ambientaleBlogging in AfricaSemplice ma [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Giorgio Soffiato</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/03/23/comunicare-in-rete/#comment-85534</link>
		<dc:creator>Giorgio Soffiato</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 23:04:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=508#comment-85534</guid>
		<description>Credo che oggi oltre al web 2.0 "attivo" in cui un'azienda, più o meno strutturata, pmi o no, decide di mettere su un blog o di gestire un gruppo su facebook, sia anche il caso di guardare al web 2.0 "passivo". Dalla conversazione all'ascolto. Google restituisce 10 risultati in prima pagina e per quanto io e la mia seo agency siamo bravi a lavorare sul posizionamento, una volta che quel blogger ha parlato male della mia azienda io sono in difficoltà, soprattutto se decido di tappare naso e orecchie di fronte all'accaduto (vedi il recente caso ryanair). Lo sbarco delle grandi imprese su facebook e sui blog, sui circuiti di buzzmarketing o su piattaforme proprie, passa anche e soprattutto da un'analisi della reputazione che è oggi leva imprescindibile. E' sempre più imbarazzante non esserci, e non è per forza necessario avere una pianificazione, un palinsesto, qualcosa da raccontare, non sottovaluterei la sola abilità di saper rispondere, gli stimoli "user generated" non mancheranno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che oggi oltre al web 2.0 &#8220;attivo&#8221; in cui un&#8217;azienda, più o meno strutturata, pmi o no, decide di mettere su un blog o di gestire un gruppo su facebook, sia anche il caso di guardare al web 2.0 &#8220;passivo&#8221;. Dalla conversazione all&#8217;ascolto. Google restituisce 10 risultati in prima pagina e per quanto io e la mia seo agency siamo bravi a lavorare sul posizionamento, una volta che quel blogger ha parlato male della mia azienda io sono in difficoltà, soprattutto se decido di tappare naso e orecchie di fronte all&#8217;accaduto (vedi il recente caso ryanair). Lo sbarco delle grandi imprese su facebook e sui blog, sui circuiti di buzzmarketing o su piattaforme proprie, passa anche e soprattutto da un&#8217;analisi della reputazione che è oggi leva imprescindibile. E&#8217; sempre più imbarazzante non esserci, e non è per forza necessario avere una pianificazione, un palinsesto, qualcosa da raccontare, non sottovaluterei la sola abilità di saper rispondere, gli stimoli &#8220;user generated&#8221; non mancheranno.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Stefano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/03/23/comunicare-in-rete/#comment-85483</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 19:32:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=508#comment-85483</guid>
		<description>@miriam
ritorno sul passaggio che marco ha posto in evidenza: come mettere d'accordo le logiche del web 2.0 con  l'effettivo funzionamento delle imprese. 

la vicenda vodafone, descritta venerdì scorso, mi è sembrata l'emblema di uno scontro fra civiltà: da un lato gli specialisti della comunicazione che discutono/dialogano/interagiscono con i clienti; dall'altro coloro che dovrebbero tradurre tutto ciò in operatività, ovvero i sistemi operativi, pronti a reclamare le 6000 giornate uomo per integrare il sistema/dare stabilità/garantire sicurezza. 

è vero che si tratta di un passaggio culturale complicato, sono d'accordo con te, ma temo che ci sia anche di più. esistono imprese che continuano a macinare ricavi sulla base delle logiche della corporation più classica: le economie di scala, il controllo della domanda, il presidio delle istituzioni. a queste imprese le logiche del web 2.0 potrebbero non interessare granché. magari qualcuno mette su un blog. ma non è questo il punto. sono e rimangono macchine tradizionali. e questo non necessariamente è un male.

probabilmente la rivoluzione della comunicazione 2.0 riguarderà una nuova generazione di imprese, più giovani, meno strutturate, che saranno capaci di costruire strutture organizzative nuove attorno alle potenzialità del web. 

ho studiato questi fenomeni per tanti anni e mi convinco sempre di più che l'approccio non può essere ideologico. probabilmente non è vero che tutto il mondo sarà 2.0. o meglio: i gradi di trasformazione saranno diversi da organizzazione a organizzazione. 
a noi capire chi sono i candidati da mettere in prima fila.

s.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@miriam<br />
ritorno sul passaggio che marco ha posto in evidenza: come mettere d&#8217;accordo le logiche del web 2.0 con  l&#8217;effettivo funzionamento delle imprese. </p>
<p>la vicenda vodafone, descritta venerdì scorso, mi è sembrata l&#8217;emblema di uno scontro fra civiltà: da un lato gli specialisti della comunicazione che discutono/dialogano/interagiscono con i clienti; dall&#8217;altro coloro che dovrebbero tradurre tutto ciò in operatività, ovvero i sistemi operativi, pronti a reclamare le 6000 giornate uomo per integrare il sistema/dare stabilità/garantire sicurezza. </p>
<p>è vero che si tratta di un passaggio culturale complicato, sono d&#8217;accordo con te, ma temo che ci sia anche di più. esistono imprese che continuano a macinare ricavi sulla base delle logiche della corporation più classica: le economie di scala, il controllo della domanda, il presidio delle istituzioni. a queste imprese le logiche del web 2.0 potrebbero non interessare granché. magari qualcuno mette su un blog. ma non è questo il punto. sono e rimangono macchine tradizionali. e questo non necessariamente è un male.</p>
<p>probabilmente la rivoluzione della comunicazione 2.0 riguarderà una nuova generazione di imprese, più giovani, meno strutturate, che saranno capaci di costruire strutture organizzative nuove attorno alle potenzialità del web. </p>
<p>ho studiato questi fenomeni per tanti anni e mi convinco sempre di più che l&#8217;approccio non può essere ideologico. probabilmente non è vero che tutto il mondo sarà 2.0. o meglio: i gradi di trasformazione saranno diversi da organizzazione a organizzazione.<br />
a noi capire chi sono i candidati da mettere in prima fila.</p>
<p>s.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Miriam</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2009/03/23/comunicare-in-rete/#comment-85430</link>
		<dc:creator>Miriam</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 15:07:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=508#comment-85430</guid>
		<description>Ciao Marco, 
prima di tutto è stato un grande piacere avere te e Stefano Micelli con noi durante l’evento venerdì. Concordo soprattutto sul secondo punto, il vero cambiamento che la rete porta nelle aziende va ben oltre l’ufficio marketing, coinvolge l’azienda fin nel profondo dei processi, organigrammi, uffici. In particolare, le informazioni raccolte dai tool di web analytics piuttosto che di monitoraggio della reputazione online come quello che abbiamo presentato venerdì possono veramente fare la differenza. Due credo siano i fattori per l’integrazione: un passaggio culturale – e qui credo che inevitabilmente andrà, soprattutto per le PMI, di pari passo con quello generazionale -  e un lavoro costante di divulgazione e sensibilizzazione sui benefici.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco,<br />
prima di tutto è stato un grande piacere avere te e Stefano Micelli con noi durante l’evento venerdì. Concordo soprattutto sul secondo punto, il vero cambiamento che la rete porta nelle aziende va ben oltre l’ufficio marketing, coinvolge l’azienda fin nel profondo dei processi, organigrammi, uffici. In particolare, le informazioni raccolte dai tool di web analytics piuttosto che di monitoraggio della reputazione online come quello che abbiamo presentato venerdì possono veramente fare la differenza. Due credo siano i fattori per l’integrazione: un passaggio culturale – e qui credo che inevitabilmente andrà, soprattutto per le PMI, di pari passo con quello generazionale -  e un lavoro costante di divulgazione e sensibilizzazione sui benefici.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

