La difficoltà di lasciarsi alle spalle il passato

Al festival del cinema di Berlino del mese scorso, l’Italia era rappresentata da un documentario di Ermanno Olmi intitolato Terra Madre, che spazia liberamente tra la croncaca degli incontri organizzati dall’associazione Slow Food a Torino ogni due anni, dove coltivatori provenienti da tutto il mondo dibattono su questioni local e global, e altre vignette sul tema dell’alimentazione, delle tradizioni contadine e del rispetto della natura. In un episodio che mi ha decisamente turbato si racconta di un contadino di Roncade (TV), il cui rispetto totale dell’ambiente a lui circostante – niente elettricità, niente concimi chimici o macchine – lo ha portato alla morte, dovuta alla mancanza di cibo causata da un inverno troppo rigido. Il fratello contadino – civilizzato – gli passava delle provviste, che venivano regolarmente rifiutate. L’unico regalo ben accetto era una scatola di fiammiferi ogni tanto. Faceva una certa impressione vedere seduti ad un tavolo, in quel giardino di Roncade non lontano dalle affollate statali, e da quel patrimonio di ricchezza che fa della Marca Trevigiana uno dei centri di forza dell’export italiano, studiosi e ricercatori provenienti da tutto il mondo, e Olmi stesso, dichiarare che quel contadino trevigiano era un eroe.
Sì, perchè dare dell’eroe ad un uomo che si lascia morire di fame in Veneto nel Ventunesimo secolo forse significa, con troppa leggerezza, dare del codardo a tutti quelli che stan al caldo delle loro case, con le medicine, le macchine, i diserbanti, la tv a colori e Internet e il frigorifero e il supermercato. E sinceramente, penso di non essere l’unico a non essere d’accordo con Olmi e compagni. Sono per il rispetto totale delle civiltà che ci hanno preceduto, e per le scelte di vita “alternative”, qualsiasi esse siano. Voglio anch’io, come tutti, pomodori più buoni di quelli del supermercato, e sono a favore di scelte più eco-friendly per le nostre esistenze, ma per piacere non datemi del codardo perchè ho deciso di vivere attivamente nel mio Tempo.
Concludo con una postilla: da tanto tempo ci interroghiamo, anche qui su fistdraft, su come raccontare il NordEst. Le dubbie scelte luddiste di Olmi arrivano fino a Berlino (e in tutte le scuole italiane, grazie ad una capillare distribuzione firmata RAI). Si riuscirà un giorno invece a raccontare anche un’altra storia veneta, fatta di eccellenza e (uso una parolona) modernità?

Massimo Benvegnù

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