Come superare la crisi: il caso di Torino

Sergio Chiamparino, sindaco di Torino dal 2001, ha partecipato la scorsa settimana, su invito di Apindustria Vicenza, ad un incontro con imprenditori e amministratori del Nord Est.
Come mai un’associazione di piccole e medie imprese del Veneto chiede un confronto politico con un amministratore, di sinistra, di una città del Nord Ovest simbolo della grande fabbrica? I dubbi sul senso dell’incontro si sono sciolti alla prime battute di Chiamparino che, con un linguaggio diretto, ha raccontato la storia di come Torino è riuscita a superare la più grave crisi della sua storia recente quando, nel 2003, sembrava che la Fiat stesse davvero crollando e, con essa, l’economia di tutta la città. Certo, la crisi che oggi sta attanagliando l’economia mondiale è molto diversa da quella che ha segnato Torino negli anni scorsi. Tuttavia, sentire dalla voce di chi ha vissuto, da protagonista, l’esperienza di un progetto di rilancio economico, sociale e culturale di una città che sembrava condannata ad un inarrestabile declino, ha indubbiamente avuto un effetto incoraggiante.
In particolare, ha fatto capire come, al di là di ogni retorica, la crisi può davvero diventare un’opportunità per accelerare quei cambiamenti che, in condizioni normali, risulta difficile realizzare. Le mosse decisive che hanno permesso a Torino di superare la crisi della Fiat hanno tutte seguito il principio di “imprenditorializzare” la città. Dalla città-fabbrica, luogo ideale del fordismo italiano, Torino si è infatti trasformata in un “distretto dell’automotive”, dove più operatori in concorrenza hanno trovato utile condividere alcuni investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico, creando le condizioni per promuovere nuove imprese e nuovi progetti industriali.
Per raggiungere questo risultato è stato fondamentale il contributo del Politecnico di Torino: la realizzazione di un’area di ricerca avanzata sulle tecnologie del motore diesel – con circa 600 ingegneri specializzati – ha attirato nella vecchia zona industriale di Mirafiori i centri di ricerca delle altre case automobilistiche, facendo diventare Torino un cluster tecnologico di eccellenza mondiale.
Ma la tecnologia, da sola, non basta: per attirare talenti e investimenti industriali era necessario che la città diventasse più accogliente, più efficiente e più vivace. E’ qui che Torino ha saputo cogliere l’occasione dei progetti per le Olimpiadi invernali del 2006 per trasformare, concretamente, la sua immagine di vecchia città industriale in “capitale delle Alpi”.
Se c’è una morale che possiamo trarre dalla storia che ha raccontato Chiamparino è che, nei momenti di crisi, la politica ha un ruolo fondamentale nell’aiutare il cambiamento, ma immaginare che la politica possa sostituirsi a chi investe e rischia in nuovi progetti industriali, tecnologici e culturali è da guardare con sospetto. Un ’indicazione importante per chi riflette sul futuro del riformismo italiano.

Giancarlo

A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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