Esperienze multimediali per la promozione turistica

La scorsa settimans si è conclusa a Milano la Borsa Internazionale del Turismo (Bit 2009). Camminando per gli enormi stand di regioni e province, venivano sì esposte le bellezze, le unicità ed i servizi della propria terra, ma era difficile trovare nuove proposte realmente originali. Insomma, il cosiddetto “marketing territoriale” di sui tanto si parla appare alquanto impermeabile a nuove forme di promozione innovativa e multimediale.
Le brochure normalmente danno informazioni utili e le foto possono invogliare a visitare i luoghi immortalati, ma perché dovrei scegliere una città d’arte invece di un’altra o una spiaggia piuttosto che un’altra? Certo se conosco già elementi del paesaggio e della cultura locale la mia scelta sarà facilitata, ma se non ho grande esperienza e sono in cerca di nuove possibilità di svago e apprendimento, cosa mi dà in più una destinazione piuttosto che un’altra?
Una possibile risposta a queste domande potrebbe venire dall’applicazione delle nuove tecnologie multimediali alla fruizione turistica, in modo da potenziare l’esperienza e offrire un servizio realmente innovativo ai visitatori. Internet e le tecnologie digitali  sono entrati prepotentemente nell’industria turistica, ma il loro utilizzo è ancora per lo più limitato all’offerta di informazioni ed all’acquisto online: la successiva fase della fruizione in loco rimane ancora alquanto dimenticata. Tuttavia, alcuni esempi di progetti innovativi nel campo della fruizione multimediale stanno sicuramente emergendo. Nel sito turistico della città di Dublino, per citarne uno, vi è la possibilità di scaricare gratuitamente diversi contenuti digitali, tra cui degli audio podcast per scoprire a piedi la città, firmati dallo scrittore e artista irlandese Pat Liddy.
Per restare in Veneto, la città di Padova ha investito in questa direzione: se si entra nel sito del comune, nella sezione multimedia è in evidenza il progetto i-Padova, ovvero la possibilità di visitare la città con un’audioguida innovativa, da ascoltare passeggiando con il proprio lettore mp3.
I percorsi sono interpretati dall’attore Alberto Terrani, che anima la storia della città con racconti, aneddoti e particolari curiosi. Alcuni “incontri virtuali” sono compresi nei percorsi, con critici d’arte, storici e il Rabbino Capo della città. Nel sito poi dell’Azienda Speciale della Provincia “Turismo Padova-Terme Euganee”, questi percorsi sono integrati con applicazioni GPS (Giscover) che permettono di sfruttare appieno le nuove potenzialità dei cellulari di ultima generazione.
Insomma, navigando nel web si possono così trovare non solo informazioni utili, ma anche vere e proprie esperienze multimediali in grado di trasformare ed arricchire la visita della città.
E Venezia come si sta muovendo? Al Bit la città ha presentato in pompa magna il progetto Venice Connected, attivo dal 1° febbraio, ovvero un nuovo sito ufficiale per il turismo a Venezia, dopo si possono prenotare ed acquistare i servizi offerti dal Comune di Venezia (biglietti di trasporto pubblico, l’accesso al parcheggio comunale, l’ingresso ai Musei Civici), ad un prezzo scontato in base al periodo di soggiorno. In futuro poi dovrebbe essere possibile acquistare anche pernottamenti in hotel. La domanda che in molti si fanno però è se c’era proprio bisogno di un altro sito di distribuzione elettronica di pacchetti turistici: non bastavano Expedia o Travelocity?
Due sono i rischi dell’operazione. Il primo è quello di rimanere una scatola vuota, se non si realizzeranno gli accordi con gli operatori turistici locali. Il secondo è di non trovare una identità propria che giustifichi in termini di servizi l’intervento della città. A mio modo di vedere, per essere incisivo in termini di promozione e valorizzazione culturale l’iniziativa dovrebbe sfruttare la possibilità di offrire contenuti esperienziali innovativi a sostegno della visita.
Molti sostengono che la gran massa dei turisti non è ancora abituata a usare questi nuovi strumenti di turismo digitale: probabilmente questo è vero e quindi la semplicità di utilizzo deve essere al centro della progettazione. E’ anche vero, d’altra parte, che i comportamenti turistici stanno evolvendo molto rapidamente e sono convinto che il futuro della promozione delle destinazioni passerà attraverso l’offerta di servizi innovativi che permetteranno di differenziare l’esperienza della visita tra un luogo e un altro. Venice Connected dovrebbe quindi scommettere su progetti autoriali originali (non per forza gratuiti) che offrano al turista un motivo in più per venire in laguna e promuovano una esperienza meno superficiale della ricchezza culturale della città.

Lorenzo Gui

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11 Responses to Esperienze multimediali per la promozione turistica

  1. Stefano Li Pira dicono:

    Trovo paradossale, e allo stesso tempo stimolante la difficoltà con cui una città come Venezia riesce a trasmettere un valore esperienziale al turista.
    Città con un patrimonio artistico molto meno vasto (Edimburgo, Dublino,..) puntano moltissimo sullo stimolare delle emozioni nel turista, arricchendo indirettamente il valore esperienziale della stessa opera artistica.
    Per permettere questo tipo di esperienze,oltre al multimediale, credo ci sia bisogno di esperienze dirette che diano vita alla città.
    La parola innovazione dovrebbe pertanto riguardare il bene architettonico stesso, il quale nell’innovarsi seguirebbe una sua naturale evoluzione, essendo stato probabilmente realizzato con la migliore creatività del tempo.
    A presto

  2. Nicolò corrà dicono:

    Secondo me oggi bisogna offrire al turista anche un’esperienza emozionale oltre che semplicemente architettonica, paesaggistica, o culturale.

    Un’interessante progetto in questo senso, nato proprio a Venezia, è whaiwhai (http://www.whaiwhai.com/). Una società che propone un modo “nuovo” e coinvolgente di visitare Venezia come una caccia al tesoro a cui per partecipare basta una “guida” alla città, disponibile sul sito, ed un qualsiasi telefono cellulare in grado di inviare sms.

  3. andrea casadei ACK dicono:

    sinceramente sono in disaccordo sull’aspetto venice connected che non centra nulla centra con un’esperienza multimediale…

    al momento è un sito di ecommerce che raccoglie tutti i prodotti di derivazione comunale, messi finalmente assieme in un unico pacchetto che ha il prezzo fissato sulla base del valore della data di visita anzichè essere una tariffa fissa tutto l’anno. già questo è un enorme, ed unico in italia, passo avanti…

    tutto il resto sarà da vedere e dipenderà da quanto l’aspetto di vendita del prodotto “comune” riuscirà ad essere sul mercato senza cercare necessariamente di esserne il gestore dello stesso. in pratica più diventerà il portale della città più dovrà trovare una quadra (anche normativa, che la direttiva bolkestein è sempre dietro l’angolo…) sia nell’assemblare prodotti di terzi sia nell’allargare l’offerta nel campo dei servizi…
    di certo venezia è la prima città importante a livello turistico ad ambire ad avere un proprio portale aperto concorrenziale con expedia e altri che per chi non lo sapesse fanno il mercato attuale creando il valore delle strutture alberghiere e soprattutto incidendo pesantemente sui profitti delle stesse ( expedia chiede tra il 25 ed il 30% sul transato)

    sulle esperienza multimediali invece si potrebbero dire un sacco di cose ma la verità è che il mercato (e la tecnologia) sono troppo veloci per creare dei prodotti di qualità che non rischino di trovarsi fuori tempo e che in genere la gente sui device non è disposta a spendere nulla quindi non c’è amcora un blockbuster perchè nessuno ha ancora capito quale è il metodo di approccio giusto

    ricordo, per pura piaggeria, che quei geni incompresi di Teleart (http://www.teleart.org) presentarono a steve jobs un progetto di audioguide museali su ipod (http://www.italiamac.it/forum/showthread.php?p=83324) ben sei anni fa, la cosa piacque talmente che Apple fece una cosa per loro assolutamente inedita: scontò del 50% il costo dei 100 ipod necessari alla sperimentazione…

    fu un enorme successo di pubblico e critica, e non ci fu verso di trovare un modo per guadagnarci dei soldi…

    :)

  4. Stefano dicono:

    concordo con andrea.
    mi pare che la sia giusto distinguere fra piattaforme digitali per il commercio elettronico e strumenti per nuove esperienze multimediali. magari un giorno le prime serviranno a promuovere i secondi. per ora le due cose viaggiano su binari indipendenti.

    sull’amplificazione dell’esperienze attraverso nuovi media, mi pare che il punto sia capire se e come queste attività diventeranno un business autonomo. a oggi molti di questi progetti sono sussidiati da contributi pubblici. è legittimo sperare che esista un mercato per nuovi servizi come quelli indicati in questo post. mi farebbe piacere sapere che ne pensano gli innovatori direttamente interessati.

  5. Roberta Milano dicono:

    Tra gli eventi della BIT ci sono stati ben due convegni dedicati al travel 2.0. Temo che, pur apprezzando lo sforzo degli organizzatori, esista una moda che avverto troppo repentina cui non corrisponde un relativo spessore nonchè una reale maturazione. La tentazione è quella di interpretare questo “fenomeno” come tecnologico e quindi replicabile facilmente e meccanicamente. Mentre esiste il serio rischio di non comprenderne la complessità, l’aspetto interattivo, le implicazioni su stili e contenuti di comunicazione, e, soprottutto, le inevitabiliti ripercussioni sui paradigmi di marketing. Il focus era soprattutto sugli operatori del settore (agenzie, T.O.,…). Tuttavvia segnalo questo esempio di nicchia (scoperto proprio ad uno dei due convegni) relativo ad una valle dell’ Emilia dove il modo di fare e costruire turismo è legato alla capacità del territorio di fare sistema e costruirsi un’identità. Vi lascio il link http://www.valceno.org e al termine dell’intervento ho fermato il relatore dicendo che l’avrei messo in contatto con … voi! Posso sbagliare ma penso vi piacerete.

  6. Riccardo Dalla Torre dicono:

    A tal proposito, ricordo un workshop VIU del Dicembre 2006 (Culture for the masses) durante il quale Michael Epstein, CEO di Untravel Media (http://www.untravelmedia.com/), presentò degli itinerari interattivi dedicati a Venezia; sinceramente non ricordo su quale supporto tecnologico venivano forniti. Uno degli aspetti interessanti dello strumento era costituito dai narratori: a guidare i turisti tra le calli erano proprio dei veneziani “doc”.

    Riccardo Dalla Torre

  7. andrea casadei ACK dicono:

    davvero di idee, concept e proposte ce ne sono migliaia…

    sempre teleart nel 2004 assieme a “radio guide” di firenze venne selezionata tra i primi 5 prodotti innovativi dal council del musei americani per una audiovideo guida che girava sul palmare cassiopeia della CASIO… fu anche utilizzata alle gallerie dell’accademia ed a palazzo ducale con un modesto successo di pubblico…

    il bello è che la CASIO uscì dal mondo dei palmari pochi mesi dopo l’uscita del prototipo…

  8. Tomas dicono:

    lorenzo pone una serie di domande interessanti: perché un turista dovrebbe scegliere una città piuttosto di un’altra? possono le nuove tecnologie multimediali influenzarne la scelta? e potenziarne l’esperienza?

    credo che nella maggior parte dei casi la scelta del luogo da visitare avvenga quasi a priori, sulla base dell’idea che le persone hanno del luogo stesso e dell’esperienza che credono di poterci vivere. il marketing qui può lavorare solo a luongo termine, favorendo lo sviluppo di esperienze interessanti e della comunicazione delle stesse. se uno va a new york lo fa per i film che ha visto ambientati li, perché vuole rivivere alcune delle esperienze che amici e conoscenti hanno raccontato, per l’idea che si è fatto della città. il che non vuol dire che non sia utile creare un sito che aggreghi informazioni e servizi come venezia connected, ma non si può credere che questo possa influenzare la scelta di visitare la città.

    diverso è invece il discorso sul potenziamento dell’esperienza. su quest’aspetto le tecnologie multimediali possono fare molto, anche quando sono poco appariscenti ed agiscono dietro le quinte come nel caso del progetto da noi sviluppato ( http://www.whaiwhai.com , grazie nicolò per la segnalazione). sicuramente riescono a rendere più naturale il processo di immedesimazione in una storia: è sempre possibile visitare parigi con il codice da vinci in mano, ma è meno coinvolgente che non trovarsi in una situazione in cui si diventa uno dei personaggi della storia e si dialoga direttamente via sms ad esempio con gli altri personaggi per cercare di risolvere qualche mistero.
    le storie, le emozioni, le esperienze sono gli elementi che vengono ricercati. le tecnologie possono favorirli. sono il mezzo non il fine.

  9. Massimo dicono:

    Sì, ma lasciando perdere la teoria… qualcuno ha ascoltato gli mp3 di iPadova? Ve lo immaginate un turista che le segue veramente?

  10. Lorenzo G. dicono:

    Il progetto Venice Connected ha i suoi meriti e non dico che la sua funzione come sito di ecommerce sia marginale, ma mi permetto di sperare che l’offerta si completi nel tempo con servizi innovativi (anche gratuiti) che l’arricchiscano e ne aumentino l’appeal. I migliori auguri quindi a Venice Connected e al suo progressivo sviluppo.
    Io non trovo necessario distinguere fra piattaforme digitali per il commercio elettronico e strumenti per nuove esperienze multimediali. Anzi, vedono grosse possibili sinergie.
    Per quanto riguarda la possibilità che questi prodotti abbiano un mercato autonomo non sarei pessimista. Ad ogni modo, la regione Veneto stanzia 17 milioni di euro in promozione turistica all’anno e credo che qualche euro speso per prodotti di fruizione innovativa ben progettati abbia non solo un valore culturale, ma una utilità che non si esaurisce (come uno stand al BIT) poco dopo essere stato realizzato.
    Concordo con quanto detto da Tomas (e gli faccio i complimenti per il bellissimo whaiwhai.com), ma quanta parte dei soldi spesi in promozione sposta realmente le decisioni di visita? Con budget relativamente limitati è possibile offrire prodotti autoriali, che se non sposteranno i flussi di massa, possono sicuramente strizzare l’occhio a turisti consapevoli che amano scandagliare il web prima di un viaggio. i-Padova ad esempio è stato ripreso e sponsorizzato da diversi blog di viaggi, sempre pronti a far conoscere nuove occasioni di visita intelligente.
    Io, personalmente, se avessi trovato una audioguida georeferenziata del cammino di Santiago (quando lo feci) l’avrei comprata immediatamente.
    In conclusione, la “promozione” della fruizione, o se preferite il “potenziamento esperienziale” della visita turistica, è ormai un fenomeno che sta crescendo e credo che una città come Venezia meriterebbe uno sforzo (anche da parte delle istituzioni) in tale direzione. Che la produzione di prodotti multimediali di visita possa trasformarsi da progettazione consulenziale a vero e proprio business è ancora da vedere. Tuttavia non credo sarà facile avere un adeguato numero di guide (persone in carne e ossa) in grado di parlare tutte le nuove lingue di cui i nuovi turisti globali avranno bisogno. E allora? Io credo che scaricare un file multimediale in uzbeko è più semplice che insegnare l’uzbeko a 100 guide ufficiali di Venezia…

  11. andrea casadei ACK dicono:

    concordo con massimo, il punto vero è che nel campo del turismo non c’è ancora un device e relativo modello d’uso che sia veramente mass marketing…

    in fondo a volerla vedere tutta non lo sono nemmeno i lettori di musica mp3 che pur distribuiti a decine di milioni al momento sono utilizzati solo da una parte minima della popolazione turistica, idem il cellulare che molti hanno la tendenza a lasciare a casa durante le vacanze oppure a fare roaming solo per il servizio principale: la telefonia…

    per quello si continuano ad affittare alla non modica cifra di 5 euro delle audioguide il cui principio operativo è il medesimo di 10 anni fa

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