Come superare la crisi economica

Vi proponiamo di seguito un estratto dell’articolo di Enzo Rullani sulla crisi economica.

C’è in giro una vulgata della crisi che la considera quasi una disgrazia venuta dal cielo, o il frutto di una serie di esagerazioni, imbrogli ed errori, a cui, oggi, occorre rimediare.[…] Di qui la domanda ricorrente: chi è la colpa di tutto questo?  E la risposta, sbagliata ma non per questo meno convinta: degli altri, naturalmente. […] La verità è che la crisi non è dovuta ad errori fatti da liberisti o statalisti in buona fede, né da sabotatori dei due modelli infiltrati nel meccanismo. Ossia ad eventi che possono essere “curati” espellendo guasti e guastatori dalla fisiologia dei due modelli ideali che ancora una volta si contendono il campo. […]
Le cause vere sono altre. Possiamo dire che oggi la situazione è particolarmente “dura” perché mette insieme, in realtà, tre crisi in una:

  • una crisi di domanda da interdipendenza non governata, che ha sfasciato i rapporti tra domanda e offerta, portando a picco i valori attribuiti dai mercati agli assets materiali e immateriali di cui disponiamo (e che non sono spariti, anche se nessuno li vuole comprare, trascinando i prezzi verso lo zero);
  • una crisi da squilibri competitivi non facilmente aggiustabili, dovuta alla perdita della distanza che isolava in precedenza paesi dotati di costi del lavoro assolutamente inconfrontabili e che oggi invece fanno parte dello stesso villaggio globale. Mettendo in moto dinamiche competitive di grande portata, tali da portare stabilmente fuori equilibrio molti capitalismi nazionali (tra cui il nostro), bisognosi di un drammatico riposizionamento;
  • una crisi da insostenibilità, in tutti quei campi – e sono molti: ambiente energia, cibo, cultura, conoscenza sociale – in cui la crescita è andata avanti dritta per la sua strada, senza curarsi di rigenerare le sue premesse.

Come uscirne?
Bisogna da questo punto di vista far leva non su inesistenti “poteri ordinatori” o regole a scala globale (che forse verranno o forse no), ma sui legami che sono giù presenti e attivi a scala più limitata (Stati nazionali, sistemi locali, filiere, comunità, famiglie). […] Sul terreno della competitività, il rimedio da proporre fin da ora è che i paesi high cost si attrezzino per usare i loro redditi (più alti) per investire nella creazione di conoscenze originali e di reti di relazione esclusive, tali da compensare i differenziali negativi di costo del lavoro, rendendo “morbido” l’inseguimento tra paesi ricchi e paesi emergenti, che oggi rischia di trasformarsi in uno scontro cruento, per la sopravvivenza. Il made in Italy è destinato a soffrire più di altri la crisi di competitività. […]
Nessuno, infine, si è dato carico degli elementi dissipativi che erano impliciti nello sviluppo, nel momento in cui consumava beni comuni, quelli che gli anglosassoni chiamano commons: ambiente, risorse naturali, cultura, conoscenza sociale. Tutti beni che, non essendo presidiati da un proprietario privato ed essendo solo in parte coperti da una tutela pubblica, sono stati quasi sempre consumati dalla produzione senza che i beneficiari si dessero carico di ricostituirli. […]
Chi deve pensare a trasformare l’uso dissipativo di beni comuni in valorizzazione riflessiva degli stessi?
Questo è un grande interrogativo e un discrimine politico vero: altro che continuare la guerra dei cento anni, tra liberisti e statalisti. Pensiamo a questa nuova frontiera della riflessione economica e della politica: la comunità reclama un uso del mercato e dello Stato che sia funzionale alla valorizzazione dei beni comuni, e chiama le intelligenze personali e le relazioni sociali a fare la loro parte, affiancando le forme tradizionali di mercato e di Stato che dovrebbero sempre più essere innervate di aspetti comunitari.

Enzo Rullani

La versione integrale dell’articolo è disponibile qui.

Scritto da marco | February 23, 2009 | in Ambiente, Innovazione, Nuove identità, Spazi e metropoli |

34 Responses to “Come superare la crisi economica”

  1. Comment by stefano — February 23, 2009 @ 11:11 pm

    @Enzo

    Ho recuperato solo ora (grazie a Antonio) l’articolo di Giavazzi (22/2) su come evitare l’abisso. Riprendo i passaggi chiave:

    “È la sfiducia che ha trascinato il mondo in questa situazione assurda ed è da lì che occorre partire. La prossima sarà una settimana cruciale. (..) Il mondo non è radicalmente diverso oggi da quanto fosse un anno fa, tranne che si è persa la fiducia. È da questa osservazione che deve partire l’opera di ricostruzione.”

    Mi pare di capire che anche in Italia stiamo ricreando due partiti molto simili a quelli messi a fuoco da Robert Reich in un recente articolo sul Washington Post: da un lato coloro che pensano che la crisi sia legata a un ciclo particolarmente negativo, accentuato da fattori psicologici portati all’esasperazione, dall’altro coloro che pensano che la crisi sia l’espressione di problemi più profondi, legati a limiti strutturali del sistema. Nel breve termine i “cyclists” e gli “stucturalists” (nella dizione di Reich) vogliono la stessa cosa: un piano di stimoli per l’economia reale e garanzie per i risparmiatori.

    Nel medio termine, i desiderata divergono. C’è chi vede la necessità di ritornare a contare sui meccanismi tradizionali di autoregolazione del mercato, chi su un cambio di paradigma. Tu sei esplicitamente orientato verso questa seconda opzione.

    Domanda: è possibile immaginare di tradurre una riflessione scientifica in agenda politica? Al paritito di Giavazzi l’operazione riesce abbastanza facilmente. Agli “strutturalisti” meno.

  2. Comment by Caos — February 24, 2009 @ 12:27 am

    Fatto un meccanismo salta fuori un gioco (o altre forme di interdipendenza), appena lasci andare un gioco combina casini. I liberisti sono ottimisti e pensano basti (ri)definire bene le regole del gioco, gli “statalisti” sono pessimisti e pensano che regole e incentivi non bastino, bisogna limitare l’incertezza del gioco.

  3. Comment by Giancarlo — February 24, 2009 @ 1:11 am

    Nel breve periodo siamo tutti morti (si, proprio nel breve!). La salvezza è oggi guardare oltre la crisi, dunque al lungo periodo. Ma dopo la crisi il mondo sarà come adesso? Difficile pensarlo. Soprattutto se la crisi economica che stiamo attraversando è l’esito, come giustamente ricorda Enzo, della sovrapposizione di più crisi (domanda, competitività, sostenibilità). Bisogna allora usare più immaginazione e più realismo insieme. Dobbiamo infatti pensare che la nuova geografia dello sviluppo non sarà più la stessa di prima, e che in un’economia della conoscenza – dove il valore è dato da creatività più replicazione – la demografia conterà più della tecnologia. Che le industrie oggi più in crisi – finanza, edilizia, automotive e relativi indotti – non potranno riproporsi in futuro come se niente fosse. E che nuovi beni e nuovi significati sono destinati a diventare centrali nei mercati di domani: salute, cultura, comunicazione, ambiente, turismo, energia. Per superare la crisi bisogna allora saper andare un po’ oltre quello che abbiamo conosciuto. Senza esagerare nelle accelerazioni. Ma anche senza continuare a girare all’interno dello stesso parcheggio (teorico).

  4. Pingback by DestraLab » Come uscirne? — February 24, 2009 @ 10:07 am

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  5. Comment by Ivano — February 24, 2009 @ 6:02 pm

    Forse sarebbe più giusto dire: come uscire dalla crisi finanziaria-economica. Come ha ben esposto il Prof. Rullani nella sua relazione , la questione in oggetto è da un bel pò che si trascina avanti. Sul banco degli imputati è giusto che ci sia la “finanza”, ma è ancora più gisto dire che dai malanni provocati da decenni a questa parte dal settore finanziario, ne abbiamo goduto tutti. Dunque, direttamente e/o indirettamente ne siamo, chi più e chi meno, complici. Di cosa lamentarsi allora, mi chiedo io. In fin dei conti ci stiamo preoccupando solo ed esclusivamente di mantenere inalterati i nostri privilegi, senza chiederci quanto giusto sia questo fatto.

    Ben venga questa crisi. Anzi, a mio parere doveva arrivare prima! Qualcuno ha creduto di poter moltiplicare il capitale all’infinito, con la presunzione di emulare quel tizio di cui si narra che moltiplicò i pani e i pesci per ordine divino. Non è così! Il fatto forse più grave è che ce ne siamo accorti quando abbiamo sentito il tonfo. Doverano tutti gli scienziati dell’economia e della finanza?? Tutti a farsi i cavoli suoi… La domanda che personalmente mi sono posto è: i nostri leaders sono dei palloni gonfiati, o semplici idioti che si sono divertiti a fare i protagonisti?? Sarà difficile trovare qualcuno che alzi la mano e si dichiari un incapace. Molto difficile.

    Siamo stati incapaci di far diventare forte ciò che è giusto, e abbiamo optato coscientemente per far diventare giusto ciò che è forte perpretando un comportamento da perenni subalterni, facendone addirittura uno status culturale che abbiamo trasmesso alle generazioni future.

    Partorire nuovi paradigmi, sviluppare conoscenze originali, fare opera di relazione per vincere il “momentaccio” economico che stiamo attraversando, questo è il messaggio che ci sta trasmettendo lo stimatissimo Prof. Rullani forte della sua ferrea e innecepibile reputazione. Mi spiace dirglielo, ma, per quanto mi riguarda, non è credibile. Quando abbandonerà il sofismo e la fine retorica di cui è maestro e comincierà a mettersi in gioco, non più con le chiacchere ma con azioni che possono compromettere anche la sua reputazione, allora le sue parole acquisteranno sostanza, un peso e non più una semplice questione formale tanto per tirare avanti.

  6. Comment by marco — February 26, 2009 @ 10:24 am

    nouriel roubini, noto analista di mercato, prevede un buco nel sistema bancario mondiale di circa 3 trilioni di dollari e segnala senza mezzi termini la sostanziale insolvibilità delle banche. in sostanza siamo ancora molto lontani dall’aver risolto il primo focolaio di crisi (ossia quella finanziaria). la soluzione che propone per uscire dalle secche della crisi? la nazionalizzazione delle banche USA.
    http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/esteri/obama-presidenza-4/roubini-crisi/roubini-crisi.html

    mi sembra che quella diatriba, di cui ci parla Enzo, tra fazioni che sostengono l’intervento dello stato e quelli che invece sostengono il mercato debba ancora raggiungere il suo apice. anzi, mi sembra che siamo alla vigilia della notte dei lunghi coltelli. senza un’agenda politica alternativa da opporre a questa fazioni mi sembra difficile poter trovare spazio nella battaglia che si sta consumando.

    marco

  7. Pingback by Shared Items - 26 February 2009 | [4]marketing.biz — February 26, 2009 @ 10:30 am

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  8. Comment by Fabrizio — February 26, 2009 @ 3:36 pm

    “Sono nato in una comune dove praticavo l’amore libero, trebbiavo canapa indiana tutto il giorno e vivevo nudo in un trionfo di armonia universale. A quindici anni sono scappato di comune. Mi hanno ritrovato dopo due mesi. Allo sbando. In un condominio, con l’ascensore. Una famiglia col cane. Una cameretta tutta mia, rivestito, pettinato…” è il prologo di “Prima comunella, poi comunismo” una raccolta di monologhi teatrali di Claudio Bisio. Credo sia uno dei modi più intelligenti per affrontare l’inflazione di “nuovi paradigmi” e “terze vie” che inquina l’analisi (e le possibilità di comprensione) della complessità economica e sociale nella quale siamo costretti a vivere. Riproporre ora il tema del “comune”, in tutte le sue varie e possibili declinazioni, come soluzione “nuova” e “altra” mi pare non faccia progredire gran che la riflessione. Anzi, mi pare apra la strada ad una prospettiva vagamente reazionaria che è l’esatto contrario del cosmopolitismo reclamato da più voci proprio su questo blog come orizzonte di senso per il futuro dei nostri sistemi produttivi, classi dirigenti e territori. L’ecologismo retrogrado, l’artigiano di Sennet, il protezionismo di Zaia, il premio Nonino ed il padiglione veneziano a Shanghai grondano di “aspetti comunitari” e si nutrono delle retorica delle “conoscenze originali” e “reti di relazione esclusive” che Enzo sembra indicare come la via d’uscita dalla crisi. La prospettiva comunitaria con la densità dei legami sociali che tende a riprodurre e la cura del collettivo locale (fisico e sociale) che dovrebbe generare è già fortemente radicata (come patologia, direbbero in molti) nella cultura politica del nostro paese: basti solo pensare alla sua influenza sull’ideale della sussidiarietà che ha ispirato la più recente riforma costituzionale e continua ad alimentare i dibattiti sul federalismo. Non possiamo quindi continuare ad evocarla e celebrarla senza dedicare un minino di energia intellettuale all’analisi delle contraddizioni che essa genera. Dalla discussione recente su questo blog l’idea di comunità storicizzata, sociale e geograficamente determinata emerge chiaramente come un problema. Perché adesso dovremmo vederla come una soluzione?

  9. Comment by Caos — February 26, 2009 @ 11:06 pm

    roubini ha ragione ma l’americano medio vorrebbe che i banchieri pagassero, almeno si autodecurtassero lo stipendio. Non certo dandogli soldi a fondo perduto per azzerare le perdite che hanno causato. Anzi una buona fetta è addirittura contrario all’aumento della spesa pubblica tout-court… quando si dice essere previdenti.
    Però se la perdita venisse coperta riducendo il valore di obbligazioni e azioni sarebbe già più alletante come investimento. L’importante è convincerli a riassetare i bilanci, per appropriarsi per beneficiare del miglioramento conseguente di reddività basterebbero obbligazioni convertibili (convertite al momento giusto).

  10. Comment by Pjotre — February 26, 2009 @ 11:21 pm

    Mi sembra che la questione posta da Stefano sia di fondamentale importanza. Lo si voglia o no le analisi e i rimedi possono essere anche corretti (e secondo me l’analisi di Rullani è azzeccata) ma se poi si vuole cambiare lo stato delle cose bisogna a tutt’oggi, e credo ancora per un po’, passare per la politica. Vorrei poi proporre alcuni punti di riflessione:
    -Credo si debba evitare di vedere un Giavazzi Vs Rullani. Anzi il Giavazzi può rientrare a pieno titolo nel quadro delineato da Rullani laddove per rispondere alla “crisi di domanda” bisogna “stabilire il modo con cui possiamo far fronte insieme ad una emergenza temporanea”, cosa che cerca di fare nel suo articolo del 22 febb. scorso. Tra l’altro credo che anche nell’ottica di lungo periodo di Rullani il nostro non stoni: dovrebbe avere la caratura necessaria per essere consapevole che il suo libero mercato non è un rimedio sovrano e generale ma che deve essere visto come una specializzazione complementare ad altre.
    -Possiamo dare atto a Rullani di aver proposto un quadro eccellente ma bisogna anche dire che non vi è traccia di qualche proposta per attuare quella valorizzazione dei beni comuni da lui proposta. Secondo me perché questo è un terreno estremamente scivoloso in quanto dobbiamo accettare alcuni punti fermi difficilmente dribblabili. Uno su tutti l’energia, a cui va collegato l’inquinamento. Lo si voglia o no gran parte del nostro livello di sviluppo economico è sostenuto dalle fonti fossili di energia (non rigenerabile), e non si può scansare la questione parlando di conoscenza, riusi e risorse immateriali: in ogni caso la quantità di energia di cui deve disporre le nostre economie è, e rimarrà, elevata. Ma qui arriva il punto fermo: ad oggi non si vede ancora all’orizzonte una o più fonti di energia in grado di soppiantare il petrolio senza riproporne la stessa questione ambientale.
    -Qualcuno può spiegarmi come possono i “cyclists” ignorare che la crisi di sostenibilità non è una cosa opinabile della cui esistenza o meno non possono decidere economisti o presunti tali, ma che è un dato di fatto che decine di altre discipline scientifiche ci impongono come tale?

  11. Comment by enzo rullani — February 27, 2009 @ 1:05 am

    Lasciatemi dire una cosa: forse la forma “blog”, con la sua velocità, e il suo mordi-e-fuggi concettuale, ci induce - erroneamente - a pensare che i problemi si possano affrontare e risolvere velocemente. E che la chiarezza, la semplicita’, la linearita’ siano dei pregi, invece che delle astrazioni capaci, talvolta, di avvicinarci alla soluzione ma, anche, in molti casi, di semplificare indebitamente un problema complesso.
    Avete presente l’impiegato che la mattina, salendo sull’autobus per andare in ufficio, si concede cinque minuti di lettura del giornale? Che cosa chiede al pezzo di carta che sta dispiegando davanti a sé? Non certo di farlo volteggiare sulla complessità del mondo, ma di avere in pochi minuti i “brevi cenni sull’universo” che servono alla bisogna del mattino. Ha fretta di “portare a casa” un’idea netta su qualcosa, che sia rilevante, estraendo cinquanta righe, cinquanta, da quello che è successo il giorno prima nel mondo.
    Che cosa penserebbe questo lettore se invece di trovare nel giornale i brevi cenni sull’universo o le due cose che gli servono concretamente in ufficio, ci trovasse un bellissimo articolo di critica letteraria su Baricco che si oppone alle sovvenzioni pubbliche date al teatro, con il connesso dibattito sul valore dell’arte e sul suo finanziamento pubblico?
    Sappiamo già cosa penserebbe: tante chiacchiere per nulla. Eppoi: non ho capito nulla del sottile rapporto tra arte e modernità (in cinque minuti!), non sono cose che mi servono in ufficio e non ne posso nemmeno discutere con gli amici al bar. Dunque ….
    Attenzione: secondo me, chi cerca soluzioni semplici a problemi complessi e’ fuori strada, perché sopravvaluta il ruolo dei rimedi e sottovaluta quello delle visioni del mondo nell’affrontare un problema che non ha soluzioni facili.
    Concentrando le idee sulle soluzioni sara’, infatti, tentato di lasciar perdere tutti quegli aspetti del problema che non quadrano con il suo approccio. Salvo poi vedere che – quando si sperimentano le cose in concreto - proprio gli aspetti trascurati determinano effetti controproducenti, in un mondo reale che, nonostante i nostri desideri, e’ complesso, non semplice. L’idea di identitificare presto e bene rimedi sufficienti toglie, in effetti, la passione e la pazienza per guardare al mondo in tutti i suoi aspetti, anche quelli che non collimano o sembrano lontani dalla soluzione operativa che si ha in mente. Dio ci salvi da quelli che hanno le idee chiare, perché forse sono sbagliate.
    Il nostro dibattito, mi sembra, ha bisogno di una messa a punto metodologica: di cosa stiamo parlando?
    La crisi non ha soluzioni semplici, lo si vede ad occhio nudo. Dunque sono importanti i contorni e anche le cose che non sembrano immediatamente risolutive.
    Se alcuni di noi fossero ministri o presidenti di banca (magari lo sono, e scrivono sotto falso nome) capire l’urgenza di portare la nostra discussione sul piano operativo immediato (i rimedi, le cose da fare), per cui quello che si dice sul mondo (le “chiacchiere” come e’ stato detto, un po’ riduttivamente, credo) sono inutili. Certo se uno deve decidere, i cinque minuti gli sono imposti dal compito. Ma spesso, se non applica alla decisione visioni che hanno preso forma lentamente e in modo sperimentale negli anni precedenti, sceglie la strada sbagliata, quella che sembra più in discesa.
    Gia’ se fossimo giornalisti o uomini politici (di partito, non di governo) questo approccio “decisionista” non sarebbe sufficiente perche’ i rimedi dovremmo non solo deciderli ma pensarli e giustificarli. E questo processo dipende al 90% dalla visione con cui guardiamo le cose.
    Se poi siamo, come in gran parte ci accade di essere, ricercatori, commentatori, intellettuali o anche soltanto uomini preoccupati di stare sensatamente al mondo, direi che dovremmo molto di piu’ occuparci della visione che dei rimedi. Per due ragioni:
    a) i rimedi sono sempre sperimentali e non sono dunque misure tecniche che si possono stabilire a priori, sono piuttosto percorsi da prendere e da modificare strada facendo;
    b) i rimedi proprio per questo devono fare ricorso a potenziali che non sono contenuti nel loro dispositivo, ma sono presenti nel mondo esterno e dunque sono “catturati” solo dalla visione. Senza una visione fondata delle cose, non ci son rimedi che funzionano (i percorsi si inceppano appena avviati) e non ci sono potenziali utilizzabili.
    Si dira’ che rimedi e visione sono connessi e su questo sono d’accordo.
    Ma non bisogna ridurre la visione al rimedio che da essa (talvolta) discende, perche’ la visione conta più del rimedio e ha una natura più stabile, meno occasionale. Spesso, infatti, i rimedi che funzionano meglio sono quelli spontanei (che mettono in moto potenziali presenti nella visione, ma non nei rimedi), anche perche’ quasi sempre i rimedi derivano da intricati compromessi con le circostanze, le fortune o sfortune che capitano, le bandiere ideologiche da issare o abbassare, i vantaggi secondari che derivano a questo o quell’interesse.
    Diciamo che piu’ la situazione si fa complessa e piu’ i rimedi diventano indecidibili. Tra le tante alternative possibili, bisogna sceglierne una perche’ qualche cosa bisogna fare. Ma, in questo caso, si tratta di finti rimedi, destinati ad essere travolti dal loro confronto col mondo. Alla lunga, nelle situazioni complesse vincono sempre i potenziali e la pazienza di chi cerca di identificarli e di “estrarli”. I rimedi seri, dunque, sono quelli che attivano potenziali nascosti (che la visione permette di andare a cercare) e seguono percorsi tortuosi, niente affatto lineari.
    Dunque perche’ tanta fretta? Per fortuna non siamo ministri … possiamo ancora studiare e discutere della crisi con la calma necessaria ad un processo che non è iniziato ieri e non finirà domani.
    Se ci fossero rimedi semplici e lineari, la crisi sarebbe gia’ stata risolta dai nostri tecnici ed esperti. Il fatto che non siano riusciti per ora a cavare un ragno dal buco e abbiano solo minimizzato le perdite ci dice che rimedi semplici e lineari non ci sono e dunque non vanno cercati. Piuttosto dobbiamo cercare energie potenziali che in positivo o negativo possono modificare la situazione esistente, e percorsi sperimentali che ci permettono di andare a vedere se ….
    Karl Marx, che - nonostante quello che oggi si dice - aveva una bella testa, una volta ha detto che l’umanità affronta solo i problemi che ha i mezzi per risolvere. Questo assunto mi sembra che oggi ci sia prezioso in una situazione in cui sembra che siamo immersi in una catastrofe universale.
    Io lo prenderei sul serio con due aggiunte:
    1) che possiamo occuparci dei problemi potenzialmente risolvibili se intanto mettiamo un una cornice di “attesa” i tanti problemi irrisolvibili che descrivono aspirazioni che vanno oltre i nostri mezzi (l’aspirazione che la politica trovi rimedi semplici e lineari ad una situazione complessa e aggrovigliata e’ uno di questi problemi da mettere, appunto, in “attesa”);
    2) che per affrontare la ristretta classe dei problemi risolvibili, non si deve cominciare dal rimedio immaginato in base alla propria fantasia, ma si deve cominciare da altro. Innanzitutto dal capire come funziona il “motore” da cui vogliamo trarre l’energia necessaria, identificando i potenziali nascosti da suscitare e i potenziali negativi da prevenire (un tempo si chiamava “analisi delle contraddizioni”, oggi non si chiama più cosi, ma la sostanza non cambia).
    La visione deve mettere in evidenza i “potenziali”: la loro esistenza deve essere da un lato enunciata a parole, dall’altro saggiata in pratica con qualche azione sperimentale (non necessariamente nostra, ma di qualche attore reale da cui possiamo prendere esempio). Il valore potenziale contenuto nel capitalismo globale della conoscenza è una forza formidabile. Se vogliamo affrontare la crisi è questa la forza del dobbiamo liberare con appropriate misure e politiche (e non ditemi che mancano i dettagli, ci sono altri posti in cui questi dettagli sono stati spiegati, bisogna andare con la pazienza necessaria a trovarli).
    Esiste questa forza del capitalismo globale della conoscenza o di quella che è stata chiamata (nel post) modernità riflessiva? E si può impiegare per fronteggiare alcuni aspetti della crisi? Come si vede, il rimedio non è un rimedio, ma un percorso: è come quando vai dal medico e gli chiedi di essere curato con una pastiglia miracolosa. Se è un buon dottore ti dirà che devi cambiare stile di vita, muoverti di più, fare cose che ti diano più felicità. Eppoi magari prendersi anche una pastiglia di quelle che sono abbastanza leggere da non avvelenare.
    Non bisogna curare la malattia del capitalismo attuale con una pozione magica: bisogna cambiare il modo di funzionare del suo motore (il valore tratto dalla conoscenza).
    Non ci vuole fretta, per questo. Cominciamo a fare quello che possiamo (noi) fare, ossia chiarirci le idee, tracciare la mappa del possibile e del desiderabile, tenere conto delle poche esplorazioni fatte e disegnare un percorso molto generale e tentativo per andare in una certa direzione. Poi adattiamo questa linea generale alle circostanze.
    Se stiamo guidando in auto per arrivare a Milano, dove si fa una festa, e troviamo un blocco stradale, faremo una deviazione, perderemo tempo, ma poi, se insistiamo, riusciremo ad arrivare. Certo il blocco e’ importante e i rimedi al blocco pure. Ma se ci si dimnentica la festa e si perde di vista la carovana degli amici che sono con noi i rimedi non serviranno a nulla. Saremo di nuovo sull’autostrada ma senza sapere dove andare.
    Non vorrei che ci si concentrasse cosi’ tanto sul blocco stradale e sulla deviazione che serve per aggirarlo, dimenticandoci della meta e degli amici che a quella meta devono arrivare insieme a noi.

  12. Comment by Ivano — February 28, 2009 @ 3:33 pm

    Azzz… Prof. Rullani. E’ vero che le ho dato un pizzicotto che sembrava più un morso, volutamente per alzare e misurare il livello di attenzione sull’importante argomento da lei proposto. Nove pagine di relazione non bastavano? Erano proprio necessari altri 61cm di post?? Enzo, un veneziano direbbe: t’ha morti, no te pedeva farla pi corta sta roba… :-)

    Sono certo nella sua/vostra tolleranza per i modi forse un po’ rozzi che impiego per esprimermi. Lei sicuramente avrà capito che ho cominciato tardi a studiare avendo in passato dato precedenza alla pratica, che inevitabilmente viene a galla nelle mie interpretazioni dei fatti. “Se è la verità che devi dire, l’eleganza lasciala al sarto” (A. Einstain). Come può notare, anch’io, come tutti credo, sono alla continua ricerca di punti di riferimento per provare a stabilire dei parametri su cui imperniare le basi di un ragionamento e/o riflessione così detta razionale. L’istinto mi aveva spinto a mettere anche lei tra i miei punti di riferimento, ma, ora, spero lei mi perdoni, sono un pò scettico nei suoi confronti. Non tanto nella sua persona, che sia chiaro, bensì di fronte ai concetti da lei espressi. In riferimento alle sue osservazioni a proposito dei blog, che io considero uno straordinario strumento di libertà, e poste come premessa al suo intervento, portano a pensare a un suo atteggiamento alla difensiva che mette in evidenza, per certi aspetti, una sua netta difficoltà nel riproporsi. I blog danno la possibilità di confrontarsi in cui ognuno di noi mette in campo le proprie capacità esplicative, culturali, esperienziali e nello stesso tempo può soppesare quelle altrui lasciando l’opinione, poi, al libero arbitrio. Chiudo questo concetto con un’altra massima che ci sta a fagiolo -non certo riferita a lei Prof. ben s’intende…-: “le menti mediocri condannano abitualmente tutto ciò che va oltre alla loro portata” (Francois de La Rochefoucauld), che mi offre la possibilità di introdurre nella discussione l’importanza dell’intelletto/intelligenza soggettiva di cui facciamo inevitabilmente uso per partorire soluzioni ai nostri problemi.

    Lei parla di “visioni” proponendo anche degli imperativi di cui non è intendibile se di riferimento trascendente e/o trascendentale. Fa riferimento al “metodo” con una impostazione alla Logica di Port Royal adoperando, però, assiomi e proposizioni troppo generalisti difficilmente comprensibili per poi trasformarle in azioni pratiche. Propone la “passione” e la “pazienza” in un contesto di necessaria saggezza per la soluzione di eventuali problematiche. Come dice lei, il problema in oggetto è complesso e quindi per l’individuazione di eventuali soluzione efficaci è necessario applicarsi nel migliore dei modi. Dunque, in questa fase entra in gioco inevitabilmente l’intelligenza del soggetto/i che si applicano per proporre delle soluzioni in cui vi siano evidenti aspetti vantaggiosi. Bene, soffermiamoci un attimo sul significato semantico di intelletto/intelligenza che, in senso stretto, potremmo identificare con “velocità di apprendimento”. Quindi, adottando il metodo cartesiano ne dedurrò che una persona molto intelligente è capacitata di un grande sapere in cui, per abduzione, assumerò anche che una persona dotata di un grande sapere è di conseguenza molto intelligente. L’unica cosa certa in queste due proposizione è la velocità –tempo- di apprendimento in cui è molto difficile, però, ricavarne un valore altrettanto certo, quindi, trarne una visione approssimativamente chiara e utile alla nostra questione. In simili situazioni è facile inciampare, fra l’altro, nei tranelli dei paradossi in cui la comprensione del problema soggiace nella capacità intellettiva del soggetto a cui viene sottoposto. La relatività ristretta e generale ne è un chiaro esempio: chiuso all’interno di un ascensore in caduta libera in cui mi viene precluso un punto di riferimento visivo, la mia percezione del moto è nulla quindi la mia visione della realtà risulta essere confutata; lo spazio posto in relazione al tempo ha un valore inversamente proporzionale alla velocità, e cio’è: maggiore sarà la mia accelerazione, minore sarà lo spazio e di conseguenza anche il tempo in cui sono immerso. E anche in questo caso, quindi, risulta relativamente difficile costruire un’immagine, una visione palpabile della potenziale situazione che Eistain propone. Dunque, nella ricerca del vero dal falso –problema- applicando il metodo, potremmo distinguere la “pazienza” con il cogito in cui bisogna mettere in conto anche le capacità intellettive dalle quali potremmo determinare la velocità e l’efficaci delle nostre distinzioni –soluzione-. In questo particolare frangente ci aggiungo che non risulta altrettanto chiara la distinzione tra intelligenza e talento spesso mal interpretate. Provi a pensare a due competizioni agonistiche completamente differenti tra loro, gli scacchi e le F1 e/o GP, dove la prima è sinonimo di intelligenza e la seconda di talento. Niente di più sbagliato! Pensi ai soggetti coinvolti nelle due competizione e alla loro cognizione di ciò che li circonda: lo scacchista costruisce una visione ampia e molto dilatata nel tempo che gli permette di pianificare strategie più o meno efficaci, il pilota, invece, si trova a interagire con quanto lo circonda sul filo dei 300 km/h quindi con tempi valutabili in millesimi di secondo per apprendere, interpretare, riflettere e poi decidere sulle azioni migliori da mettere in atto. Facendo una proporzione sulle facoltà intellettive tra i due soggetti in causa il pilota batte lo scacchista per 1.000 a 1.

    Bene, detto questo, scendiamo tera tera sul nostro “meschino” problema, ovviamente con chiaro riferimento patriottico: come superare la crisi economica?

    Io in merito a questa “complessa questione” un’idea me la sono fatta. Ed è un’idea costruita sulla base di esperienze empiriche pagate di persona e non svolte per conto di “qualcun’altro”. Esperienze capaci di innalzare l’attenzione a livelli altissimi come accade al pilota che nello svolgimento delle sue competizioni mette in gioco la propria vita, in cui l’empirismo e frutto di scetticismo applicato alla regola, e cio’è: contrapporre a una ragione, una ragione di egual portata. Sa qual è il vero problema da superare? Sbarazzarsi dell’enorme mediocrità che pervade da troppo tempo la maggior parte dei nostri punti di potere, nessuno escluso. Su un terreno arido è da sprovveduti pretendere di pianificare la semina… Non crede??

  13. Comment by Paolo — February 28, 2009 @ 10:27 pm

    Ho letto il confronto Rullani vs Ivano. A chi devo fare causa per le due diotrie in meno?

  14. Comment by Stefano — February 28, 2009 @ 10:49 pm

    @paolo
    ho letto anch’io il carteggio questa sera e mi pare che sia urgente un font all’altezza. mi do da fare.
    s.

  15. Comment by Ivano — March 1, 2009 @ 10:08 am

    @Paolo
    sempre che io abbia capito bene, se hai explorer in basso a dx trovi un regolo zoom: imposta una percentuale alta e il problema si risolve. Io faccio così…

  16. Comment by Caos — March 3, 2009 @ 3:02 am

    Resta il fatto che non siamo una tecnocrazia a comandare è la maggioranza e il cliente, ed entrambi si aspettano che le cose funzionino in certo modo, quello che a loro sembra più semplice. Tutti ad accaparsi nuove fonti energetiche e a fare molto meno per il risparmio energetico, a volerla fargliela pagare a Wall street rea di aver affosato Main street, la globalizzazione finchè conviene come se ci fosse l’alternativa protezionismo.

  17. Pingback by Crisi finanziaria: come e cosa fronteggiare — March 4, 2009 @ 4:27 am

    [...] dalla produzione senza che i beneficiari si dessero carico di ricostituirli.Adattato da uno scritto di Enzo Rullani - Photo by [...]

  18. Comment by fedro — March 10, 2009 @ 5:30 pm

    Sono convinto che l’avidita’ dell’uomo mai cosi’ attuale come oggi,debba essere punita con un esempio che faccia realmente capire all’uomo i suoi grossolani sbagli, riguardanti quelli che erano all’origine i reali suoi compiti.Una crisi come questa se peggiorasse a livelli catastrofici,forse potrebbe far ripartire e nascere una nuova forma di coscienza collettiva,una nuova visione di quello che realmente abbia importanza.

  19. Comment by Ivano — March 10, 2009 @ 6:53 pm

    Io se fossi in te, caro fedro, non ci conterei molto. E’ ormai da 2000anni che mettiamo ogni giorno ogni giorno qualcuno in “croce” dimostrando di aver imparato una sola cosa dalle esperienza precedenti: farlo ogni volta in modo differente. E’ vero, i tempi duri ci ricordano che non siamo invincibili, ma poi, passata la tempesta, ritorniamo ad essere gli stessi egoisti di prima. Che ci vuoi fare, siamo fatti così; nessuno escluso… ;-)

  20. Comment by giacomo — March 16, 2009 @ 4:05 pm

    siamo di fronte a due possibilità: 1) crisi molto dura , ma superabile , e con ritorno ai profili precedenti pur con qualche aggiustamento.
    Crisi di portata rivoluzionaria e storica , del tipo caduta dell’impero romano( americano) , e quindi nessun punto di riferimento per il prossimo, a breve , futuro.
    grazie e saluti

  21. Comment by Caos — March 27, 2009 @ 7:20 pm

    Supereremo la crisi (dovuta ad una superbolla) con un’altra bolla a carico del contribuente. E con un dollaro meno appetibile si tornerà all’oro come moneta di riserva…
    L’ospizio europa ha adottato le stesse politiche da far west (con un po’ più di burocrazia) come fa ad essere un’alternativa.

  22. Comment by Caos — March 29, 2009 @ 10:50 pm

    E se per ridurre i costi delle banche si abolisse la moneta cartacea?

  23. Comment by Tore — July 8, 2011 @ 9:45 pm

    Bene tutto ciò che ho letto, ma chi di voi si trova nella condizione di far fronte alla crisi senza i soldi necessari per risanare la propria zienda (piccola) e quelli per farla ripartire? Come fai quando nel tuo negozio non passa un cane per settimane ed i pagamenti incombono. Sapete come ci si sente? Conoscete la canzone di Dalla “Anidride solforosa”? Siamo ccosì, sospesi mentre stiamo per cadere a piangere e a urlare. Siamo senza rete di protezione, perchè capitali non ne abbiamo mai potuto accumulare per usarli ora come riserve di sicurezza.

  24. Comment by Jonas Stropes — October 14, 2011 @ 2:15 pm

    This is really interesting, You are an excessively skilled blogger. I’ve joined your rss feed and stay up for seeking more of your great post. Also, I have shared your web site in my social networks!

  25. Comment by Caos — October 14, 2011 @ 9:56 pm

    Riflettevo che quando si visita un paese a fini culturali si visitano le città principali mentre in Europa buona parte dei monumenti sono sparsi. Si potrebbe fare un software che tu clicchi cosa vuoi visitare vedendo alcune immagini e lui ti consiglia uno scheduling in base alla velocità di visita ed alla lunghezza delle pause magari allegando delle camminate da poter fare se avanza tempo, ti acquista i biglietti, ti fornisce una mappina della città che tanto poi la storia la leggi anche su wikipedia, molto meglio di una guida. Avendo accesso ad internet si potrebbe anche rischedulare e così le mostre avrebbero molta più visibilità, non si trova il museo chiuso,… Visto che quasi tutti i servizi di trasporto pubblico sono statali, ed è quello il collo di bottiglia per creare un sito del genere potrebbe farlo l’UE, se ciò non dovesse aumentare il turismo potrebbe sempre farlo pagare come sostituto della guida.

  26. Comment by Caos — October 14, 2011 @ 10:12 pm

    Se tutti usassero questo sistema si potrebbero gestire meglio le code. Si potrebbe anche far fare una bozza di percorso al computer esplicitando le proprie preferenze. E poi tutte le funzionalità del web 2.0.
    Altro argomento. Riflettevo che al posto di lavarsi in doccia si potrebbe indossare una tuta tipo quelle da sub e l’acqua insaponata potrebbe scendere lungo una spirale e poi con una pompetta farla girare e infine gettarla nel lavandino, per chi sta in roulotte andrebbe più che bene però non so quanto sia fattibile.

  27. Comment by Caos — October 14, 2011 @ 11:21 pm

    Perché non si possono confrontare i prezzi di biglieti aerei non di una sola destinazione ma di un intero giro a->b->…->c->a?

  28. Comment by Caos — October 22, 2011 @ 3:36 pm

    Ancora nel 2007-08 ho detto alcune innovazioni al telefono mentre ero intercettato, fregato, al termine gli ho detto che 6 mesi dopo che sarebbero arrivati a 10.000€ di sconti sugli acquisti della mia famiglia e che, per facilitare ciò, avrebbero dovuto fare una serie di disastri e impegnarsi affinchè ci fosse il sole a partire dal momento in cui sarei andato in erasmus in spagna (febbraio 2010), sarei valso un 1% di crescita del pil per l’Italia e la salvezza da processi per berlusconi. Tutto ciò senza poter minacciarmi e senza poter manifestarsi in modo abbastanza oggettivo. Pensavate che i paesi del nord africa si sollevassero in modo coordinato, che le foreste russe potessero essere bruciate da un serpente di fuoco lungo sempre, che le piattaforme petrolifere si rompessero per inezie, che il petrolio salisse così durante la crisi (forse spinto da qualche compagnia petrolifera nazionale), che la cina rallentasse la sua crescita economica, che non si riuscissero a spegnere le centrali nucleari… far fare il sole ha compromesso le finanze attuali dell’italia (ecco dove sono finiti i 40 mila miliardi) e quando dovrà iniziare a rimborsare i debiti ai paesi stranieri fallirà e il capo, con le occhiaie sempre più fonde e sempre più ingobbito, si metterà una “maschera” e fuggirà ai caraibi. All’università di venezia sanno quali sono le mie innovazioni ma dopo questo post saranno presto corrotti, sta a voi offrire di più. Anche poche multinazionali hanno avuto assaggi delle mie innovazioni ma non hanno il quadro generale. Quanto a me verrò torturato e poi ucciso.

  29. Comment by Caos — November 21, 2011 @ 9:28 am

    Non farò niente di ciò che vi interessa neanche sotto tortura e non mi è possibile fare diversamente.

  30. Comment by Caos — November 24, 2011 @ 10:47 am

    Ripeto per l’ennesima volta che non posso risolvere i vostri problemi. Per salvarmi dalla tortura dovrei tutti gli anni portare una quantità decente di innovazioni e, visto che le capacità umane di innovazione diminuiscono con l’invecchiamento, portarle ogni anno per un numero di anni infinito visto che la criogenia permette di conservare i corpi finché non ci saranno le tecnologie per operare trapianti di cervello. Una cosa impossibile, quindi la mia strategia dominante è tenere la bocca chiusa e aspettare che crolli tutto. Si può obbligare a fare cose semplici come rivelare un segreto ma non credo ad essere creativi perché tra una tortura ed un altra si aspetta la prossima tortura e voglio vedere come riuscirete a stimolare una cosa semisconosciuta.

  31. Comment by Caos — November 29, 2011 @ 11:35 am

    Ci sono paesi che vogliono girare fino all’ultima carta… resteranno con il cerino in mano

  32. Comment by Caos — January 16, 2012 @ 11:37 am

    Volete la verità? è un po’ complicata però, per questo l’avevo semplificata. L’obbiettivo sono i 10.000€ di sconti tra acquisti (esclusi quelli da oggetti a valutazione incerta ma dandogli validi quelli da cartello se fatti sull’intero territorio nazionale e detraendo ai risparmi le multe e gli aumenti delle tasse) e vincite alla lotteria prendendo come ambito di conto la mia famiglia oppure, sia uno stage da laureato senza spendere per quest’ultimo soldi pubblici che una ragazza. Il vincolo era non fare piovere sulla mia testa quando c’erano meno di 10°C salvo quando mi muovevo su lunghe distanze e che io non possa avere ragioni oggettive per sentirmi minacciato o scoprire la macchinazione. Se volevano facilitare la cosa nell’ordine, non far piovere e fare il cielo sereno. Dal momento in cui andavo in erasmus in spagna cominciare a compiere i disastri che tanto poi mi sarei arreso prima che gli avessero compiuti tutti. Torniamo al 2008 ci sono le elezioni in italia e iniziano a fare del sereno ma poi arriva un professore da chissà dove e sostiene che ho scritto una marea di cazzate, poi però scoppia la crisi e si deve rimangiare tutto. In un anno circa riascoltano i nastri e grazie a me stanno così bene nei sondaggi che se ne fregano altamente. Da prima di settembre 2009 decidono di fare il minimo possibile perché credono che la mia minaccia di andare in spagna sia un bluff, poi però non si rivela così e poco prima della mia partenza iniziano a fare sereno e a riempiere i 5-6 supermercati a cui andavo di sconti (abitavo ad albignasego), per non farmi firmare la carta dell’erasmus fanno nevicare a madrid (nevicare non è piovere), io la firmo lo stesso e dopo il primo terremoto mi torna alla memoria quello che avevo detto circa un anno prima, merda. Intanto continuano a fare sereno, i miei genitori preoccupati mi impongono di tornare a casa dopo neanche un mese. Nel frattempo continuano a fare sereno e verso marzo-aprile inizio a vedere le immagini meteo dal satellite sull’italia e vedo che cancellano le nuvole solo su una piccola area. Per non farsi scoprire cambio di strategia, si fa sereno su tutta italia come era avvenuto per lo stesso motivo qualche mese prima sugli sconti ai supermercati dove si era tornati ai soli articoli che compravo di frequente. Poco dopo vengo ricoverato in un ex manicomio per questi motivi (si sa che in certe carceri ti torturano e non si esce) e una volta uscito inizio ad andare tutte le settimane a verona dallo psicologo. D’estate per farmi risparmiare sull’elettricità facevano pioggia di notte per abbassare la temperatura e sole di giorno. Con i rimborsi dovrebbero essere arrivati a 10.000€ verso novembre 2010 ma rimborso non è acquisto, la maggioranza si spacca ma ormai hanno accumulato tanti debiti che non possono fermare il treno in corsa. Se prima andavo spesso a Venezia, dopo andavo ad altavilla (ma in quel periodo ho sospeso l’andare a verona) e il sole c’era solo quando uscivo dall’aula e su di me non pioveva ma tutt’attorno sì, tanto che è esondato il bacchiglione. Questo fino a fine maggio quando ho trovato uno stage non formativo che dovrebbe aver fatto partire il cronometro dei 6 mesi visto che mi hanno sabotato sul lavoro e visto che a ottobre avevo già finito il mio stage alcuni pensavano che entro novembre sarebbe stato tutto a posto, quasi una promessa e poi in quei giorni è caduto il governo. Quindi a breve aspettatevi la prima di una serie di rate crescenti… il potere contrattuale non era dalla parte dell’italia. Tra la lista di cose da fare c’era anche quella che dovessi cantare una canzone creata appositamente per me ma non ci sono ancora riusciti e quindi le hanno tentate tutte e alcuni mesi prima che cadesse il governo si erano trasformate in non tanto velate minacce dove io avrei avuto il ruolo dell’amata (quindi femmina).
    Non so che sostanze abbiano utilizzato per fare sereno, mentre prima della crisi smettevano di fare sereno quando andavo al campetto, dopo hanno smesso e quindi potrebbe essere che sopra la mia testa abbiano utilizzato altre sostanze.
    Mi ero dimenticato di aver detto, tra le tante, che nel 2100 l’italia sarebbe stata la terza economia mondiale e avevo detto che senza di me il capo sarebbe stato condannato. Cosa pensavate che il primo ministro polacco morisse così, che la NAFTA venisse estesa a colombia e birmania, che i cetrioli avessero batteri mortali o le mozzarelle fossero blu.
    Tempo fa mi è comparso l’avviso che un’altra persona aveva il mio stesso IP, immagino quindi che abbiano postato a mio nome in qualche altro blog. Io posterò solo su questo post.

  33. Comment by Caos — January 16, 2012 @ 11:40 am

    Per rimborsi intendevo rimborsi dell’assicurazione, ad esempio su spese mediche,…

  34. Comment by Caos — January 16, 2012 @ 10:13 pm

    Volevo dire che il cronometro inizierà a breve

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