Studio Illegale

Andrea Campi, Endriu per il suo capo, è un libero professionista di quelli con le carte giuste. Trentenne avvocato d’affari viaggia in business tra Dubai, Milano e Londra per scrivere e firmare contratti di acquisizione e fusione tra colossi della finanza e dell’industria. Endriu ha prospettive: diventerà con buone probabilità partner del suo studio e assumerà incarichi di responsabilità in progetti sempre più ambiziosi. Ultimamente però si sente poco bene: guarda la sua vita come un ubriaco sa vedersi con sguardo estraneo e si chiede perchè ha lasciato che il suo lavoro fagocitasse le amicizie, il cazzeggio, una relazione amorosa. Gradualmente la voce “interessi extraprofessionali” è scomparsa dal suo CV e l’ambizione ha lasciato posto ad un costante senso di estraniamento.
Non sta bene, Endriu, e il suo malessere è raccontato in “Studio Illegale” (Marsilio) scritto da un avvocato d’affari trentenne che va sotto lo pseudonimo di Duchesne (con c dolce se fosse per lui, ma no: l’editore lo vuole incazzato, quindi Dukesne, o meglio Duke). Il romanzo è già culto nel mondo degli avvocati: nato da un blog e promosso prevalentemente dal passaparola in rete, Studio Illegale racconta le vicissitudini di Endriu in modo brillante e divertente, seguendolo nelle notti insonni passate in ufficio tra cartoni di pizza e colleghi più o meno stupidi, nei dialoghi surreali con un capo costantemente sul pezzo, nelle vicende professionali costellate di riunioni fin troppo verosimili. Il libro racconta il grottesco ed il ridicolo della vita dei businessmen di casa nostra. Quelli che tengono consigli d’amministrazione al cellulare e gonfiano d’inglese professioni fatte di taglia e incolla su Word.
Non è la qualità della scrittura il punto. Studio illegale ci piace perchè smonta con ferocia il mito della ruling class dell’economia dell’immateriale: vista da dentro è un incubo in cui il lavoro assorbe ogni singolo secondo di vita e cancella ogni traccia di umano e non-professionale. E’ un mondo in cui  l’ambizione è inconciliabile con una fidanzata, con il sonno e con l’equilibrio emotivo. Duchesne non racconta il precariato, come hanno fatto negli ultimi tempi diversi romanzi sul tunnel dei co.co.pro. in cui pare finita la mia generazione. I precari vogliono veder sancita per contratto la loro appartenenza definitiva alle professioni più in: creativi, pubblicitari, avvocati e ingegneri. Endriu, da dentro quel mondo, medita costantemente un’uscita per far passare il malessere e rituffarsi nella vita, in quell’extraprofessionale espunto dal curriculum e dal passare dei giorni.
Vi farà sorridere Studio Illegale, ammesso che abbiate il tempo di leggerlo tra uno squillo del Blackberry, la relazione che scriverete stanotte ed il Kick-off meeting  di domattina.
Vladi
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4 Responses to Studio Illegale

  1. Pingback: Studio Illegale | cazzeggio

  2. stefano dicono:

    Letto nel fine settimana. Il libro merita. A volte il tratto malinconico prevale sull’ironia. Ma le vicende di Endriu appassionano.

    Trascrivo un passaggio sul rapporto fra Milano e il Nord Est. Giuseppe (il megacapcapo) parla a Endriu dopo avergli detto di andare a Treviso per gestire l’acquisizione di un’azienda. Il dialogo si svolge alla macchinetta del caffé.

    “A che ora hai il treno?”
    “Ventuno e venti”
    “Pensavo. Ma come cazzo fai, con tutto il rispetto, a scegiere come sede il Friuli? Che ragioni hai? Ricerche di mercato, verifica del territorio, affitti bassi?”
    “Treviso è in Veneto”
    “Friuli, Veneto, e chi se ne fotte, dico io. Il concetto è la provincia dell’impero.”
    “Giuseppe, tanto sono io ad andarci”
    “Lo so Endriu, lo so. Ma io lo dico per te.”
    “Ecco, non diciamo nulla.”

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