Come è difficile morire

Il dramma di Eluana Englaro ci coinvolge tutti. Questo dramma ci segnala l’esistenza di un terreno di confine tra vita e morte che tutti, prima o poi, ci troveremo ad attraversare. E che tutti, quando sarà il momento, vorremo attraversare in fretta. La morte – diceva Karl Kraus – è al di là di ogni morire. Morire è dolore, sofferenza, talvolta umiliazione. La morte, invece, non sappiamo cosa sia, e questo mistero le restituisce una dignità e un senso di pace che il morire non ha e non potrà mai avere. Per Eluana Englaro l’attraversamento dalla vita alla morte sembra diventato infinito. Come se il suo morire dilatasse, oltre ogni immaginabile misura, quello spazio che separa una vita degna di essere vissuta dalla sua naturale conclusione.
Il dramma di Eluana ci coinvolge tutti anche perchè, in realtà, segnala come questo spazio sia destinato per tutti a diventare sempre più ampio, rendendo così più difficile anche morire. Per rendersene conto è sufficiente visitare una casa di riposo per anziani non autosufficienti, dove terapie sempre più sofisticate, farmaci evoluti, trasfusioni, alimentazione forzata e quant’altro prolungano quel terreno di confine che ci separa dalla morte. Ma chi può decidere, alla fine, quanto tempo serve ad attraversare questo confine? Scienza e tecnologia hanno contribuito ad ampliare ogni spazio – basti pensare agli straordinari sviluppi dei trasporti, delle telecomunicazioni, dell’aeronautica – aumentando le opportunità di relazione e restituendoci, così, più tempo per la vita sociale. Ma è soprattutto lo spazio della vita biologica ad essersi dilatato: oggi la speranza di vita attesa raggiunge, in Italia, gli 80 anni (77 per gli uomini, 83 per le donne); è praticamente raddoppiata in un secolo, e sta ancora crescendo al ritmo di uno-due mesi ogni anno!
Tutto questo ci restituisce tempo prezioso per vivere una vita degna di essere vissuta. Ma ci pone anche di fronte al dilemma del confine della vita. Chi può decidere, allora, quando è arrivato il tempo di attraversare questo confine? Il testamento biologico dovrebbe rimettere nelle mani di ogni individuo questo potere. Ecco un altro motivo del perché il dramma di Eluana ci coinvolge tutti: oggi, questo potere è direttamente conteso dalla politica. Invece che approvare una legge equilibrata sul testamento biologico – per dare ad ogni cittadino il diritto di decidere sulla propria vita – la politica si sta accanendo sulla vita di Eluana, entrando con violenza nella sfera più intima della sua famiglia, avocando a sé un diritto che, in uno stato laico e liberale, la politica non dovrebbe avere. Al dramma di una persona e della sua famiglia, si aggiunge la tragedia di un paese che sembra avere perso il senso del limite.

Giancarlo

A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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