Nuove tecnologie e pubblica amministrazione: il piano del ministro Brunetta

Il ministro Brunetta ha presentato di recente il Piano E-government 2012. C’era una discreta attesa, tra gli addetti ai lavori, sull’uscita del Piano sia perché il precedente governo su tale tema era entrato in un profondo immobilismo decisionale sia perché qualcuno si aspettava l’”effetto Brunetta” (sulla scia di quanto visto sui fannulloni, sulla trasparenza delle consulenze della PA, ecc.) anche sull’innovazione.
Il Piano, un documento corposo, si compone di due parti: una prima parte di introduzione e descrizione del contesto italiano rispetto ai nostri partner europei e una seconda parte (la piu’ estesa) che propone e presenta 27 Progetti-Obiettivo. Nella prima parte vengono riprese e descritte le motivazioni del “ritardo” Italiano rispetto agli altri Paesi europei in termini di diffusione e adozione della banda larga, utilizzo dei servizi online della pubblica amministrazione, scuole collegate ad internet, servizi di telesanità, telelavoro ecc. Una carrellata di numeri e statistiche che confermano la necessità di intervenire in modo strutturale.
La seconda parte delinea i 27 Progetti-Obiettivo da realizzare nel prossimo quadriennio, suddivisi in quattro cluster,:

* 14 progetti di Settore (dalla scuola, alla giustizia, alla sanità, alla mobilità, turismo, ambiente, imprese etc),
* 4 progetti Territoriali (anagrafe unica, dati territoriali, carta dei servizi, servizi a banda larga);
* 6 progetti di Sistema (Dematerializzazione, SPC, trasparenza PA etc)
* 3 progetti internazionali.

Il Piano Egov2012 presenta alcuni aspetti da sottolineare: raccoglie e valorizza (finalmente!) quanto era stato fatto precedentemente in termini normativi (fra tutti il CAD – Codice Amministrazione Digitale, ma anche la norma sulla fatturazione elettronica e sul VoIp); cerca su alcuni temi (per esempio sanità, anagrafi e catasto comunale) di dare uno standard unico a livello nazionale e, cosa assai rara per questi documenti, trasferisce al lettore un senso di pronta cantierabilità in quanto ogni progetto-obiettivo è qualificato in termini di obiettivi, costi, gantt, partner etc. Si limita, tuttavia, a semplici indicazioni di carattere generale sul tema imprescindibile dei cambiamenti organizzativi (ridefinizione dei processi e delle procedure), su come comunicare i servizi esistenti (e ce ne sono molti) ai cittadini e alle imprese (ponendo molta fiducia nelle reti amiche e nel call center nazionale !!), e dimentica il tema dell’e-democracy .
Un vero dubbio però assale il lettore quando leggendo la tabella a pagina 4 – Sintesi Finanziaria – si capisce che il fabbisogno finanziario del Piano è stato stimato in 1.380 milioni di euro, di cui 248 milioni già disponibili, mentre 1.133 milioni sono da reperire e vengono elencati alcuni possibili fonti (FAS, POR, PON etc). La sensazione è che questo possa rimanare solo un bel documento vista l’aria che tira sui conti pubblici.

Luca De Pietro

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2 Responses to Nuove tecnologie e pubblica amministrazione: il piano del ministro Brunetta

  1. Stefano dicono:

    luca
    il piano cita una lunga serie di rapporti ocse sulla banda larga e sulla diffusione di ict da cui l’italia esce come un paese sistematicamente arretrato.
    possibile che siamo così indietro? ci sono dati su scala regionale?
    s.

  2. Giancarlo dicono:

    Le tecnologie offrono senz’altro enormi “potenziali” per aumentare efficienza, trasparenza e qualità dei servizi. L’utilità marginale dell’e-government dovrebbe, perciò, essere altissima, intervenendo su una sfera di servizi, quelli pubblici, per i quali gli indicatori di efficienza, trasparenza e qualità misurano, in Italia, valori mediamente bassi. Tuttavia, sappiamo fin troppo bene che, date alcune condizioni organizzative, la tecnologia può creare effetti controintuitivi, contribuendo ad alimentare inefficienze, opacità e irresponsabilità. Provate, ad esempio, a chiamare oggi un operatore telefonico per denunciare un disservizio di una certa entità: nessuno è in grado di rispondere del problema, individuare il responsabile, trovare la soluzione. L’esternalizzazione dei call centre crea, inoltre, situazioni paradossali: chi risponde al telefono non si sente coinvolto dall’azienda per cui presta il servizio e, magari, la sua attività è contemporaneamente a servizio anche di operatori concorrenti (ecco le economie di scopo!). La conseguenza è che l’incentivo ad ascoltare il cliente e trovare una soluzione è prossimo a zero. Se poi si tenta la comunicazione web si può rischiare il tragicomico: per inviare una copia di documento al principale operatore telefonico del paese non è possibile spedire una scansione pdf per posta elettronica, ma solo via fax o lettera. E questo, si badi, per un contratto di servizio Adsl!
    Il punto è dunque questo: la tecnologia può essere dannosa se non c’è anche buona imprenditorialità! Ovvero, iniziativa personale, responsabilità individuale, assunzione di rischio. In che misura il piano Brunetta per l’e-government affronta questo aspetto cruciale? Ho scorso rapidamente il documento e devo dire che qualcosa sull’argomento c’è, soprattutto quando si discute il problema della valutazione da parte degli utenti di servizi pubblici. Il passo successivo dovrebbe essere collegare la valutazione alla retribuzione dei dipendenti pubblici. L’e-gov è uno strumento. Per usarlo bene è necessario creare incentivi organizzativi. Alla fine, è più importante come sono congegnati questi incentivi che l’ammontare delle risorse per investimenti tecnologici.

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