La grappa e la globalizzazione

Ogni anno, con una certa diligenza, mi applico alla lettura dei resoconti sul premio Nonino.  Mi informo sui vincitori, sui libri che hanno scritto e, con minimo di curiosità patriottica, sulla serata di festeggiamenti che si tiene a Percoto. Così ho fatto anche in questa prima domenica di febbraio.
Diversamente dagli anni passati, l’elogio della società contadina festeggiata in distilleria non mi ha tranquillizzato. Ho cominciato ad agitarmi leggendo le tesi di Silvia Pérez-Vitoria, nota pasionaria dei diritti degli agricoltori. L’economista-sociologa combatte contro le multinazionali e lo sfruttamento di chi lavora la terra (e fin qui mi ritrovo); ci parla di un nuovo modello di sviluppo centrato sul biologico e sulla piccola proprietà (interessante, la seguo). E’ il green business di cui parla Obama chiede la giornalista del magazine del Corriere? Nemmeno per sogno. Quello – secondo la Pérez Vitoria – è tentativo di “industrializzare l’ecologia”. Il futuro non è da quella parte. Il futuro – sempre secondo la Pérez Vitoria – passa per il piccolo agricoltore (qui inizio a non capire bene) e per il ritorno ai mercati di paese che radicano il contadino alla società locale (qui strabuzzo gli occhi). Ripenso inquieto alle parole di Ulderico Bernardi, sociologo in giuria, che venerdì scorso, in un’intervista mattutina a Radio3, ha spiegato come il premio ai malgari (anche loro nella lista dei premiati) rappresenti un riconoscimento dell’economia reale, quella vera. Vera, penso io, ma pre-moderna. Senza la scienza, senza la tecnologia, senza comunicazione, etc etc.
E qui montano i dubbi. Non è che per le sciagurate nefandezze di Lehman Brothers adesso iniziamo a rimpiangere le virtù cardinali della vita contadina? Esisterà pure una via di mezzo fra il capitalismo demente di Madoff e il contadino della Vandea..
Ripenso alla grappa che vendono i Nonino. Quando ero bambino la sgnape era roba da ubriaconi. I Nonino l’hanno rilanciata. L’hanno messa in una bottiglia di Venini. L’hanno proposta a un mercato internazionale. Il
New York Times ne ha parlato una decina di anni fa con entusiasmo. E il premio ha fatto da cassa di risonanza a una nuova cultura del locale tutt’altro che chiusa in un mercato paesano. La fortuna della
grappa (e del premio) è stata quella di aver incontrato il favore di un gusto metropolitano-cosmopolita che, a quanto racconta Gianni Mura su Repubblica, è tuttora uno degli ingredienti essenziali delle serate di festeggiamento in Friuli. Il mondo che il premio celebra esiste perché i Nonino sono stati capaci di raccontare in modo nuovo una identità contadina a un pubblico internazionale, buona parte del quale ben acclimatato in metropoli piene di auto e di smog. E la grappa Nonino mi pare in ottima compagnia. Dalle castraure al lardo di Colonnata sono tantissimi i prodotti tradizionali che hanno saputo incorporare racconto e tecnologie, tradizione e comunicazione innovativa. E’ la parte più interessante di ciò che chiamiamo globalizzazione.

La giuria del premio non ha certamente bisogno di consigli. Ma in un’epoca che lascia immaginare chiusure e ritorni al passato, il premio Nonino potrebbe dire la sua riproponendo, in primis, la forza delle sue premesse culturali. Candido Ulrich Beck: Lo sguardo cosmopolita.

Stefano

Share/Save
Questa voce è stata pubblicata in Nuove identità, Spazi e metropoli e taggata come , . Aggiungi ai segnalibri il permalink.

11 Responses to La grappa e la globalizzazione

  1. Roberta Milano dicono:

    “sono tantissimi i prodotti tradizionali che hanno saputo incorporare racconto e tecnologie, tradizione e comunicazione innovativa. E’ la parte più interessante di ciò che chiamiamo globalizzazione”.
    esattamente quello che dovrebbe imparare a fare anche il turismo. Qualche (raro) esempio esiste.

  2. Giancarlo dicono:

    Nonino era un caso da manuale di un prodotto con forte tradizione locale che ha saputo innovare e posizionarsi sui mercati internazionali. La grappa è un prodotto povero e, dal punto di vista alimentare, piuttosto rischioso: non a caso è sempre stata vietata la produzione domestica. Senza ricerca, innovazione e brand (si logo!) la grappa era destinata a rimanere una curiosità locale, inaridita nel folclore di una storia senza futuro. Se questo prodotto può oggi raccontare qualcosa di una cultura e di un territorio da cui è nata – producendo interessanti esperienze di consumo – è perché ha saputo uscire dal mercato locale, sprovincializzarsi, industrializzarsi, diventare globale. Senza tuttavia abbandonare le sue radici. Anzi, qui sta il punto sollevato da Stefano: il gioco fra locale e globale non è un paradosso intellettuale, ma una possibilità concreta che alcuni prodotti hanno saputo sviluppare. Tuttavia, questo gioco non può funzionare con l’ipocrisia della terra madre e delle culture da strapaese, bensì creando nuovi linguaggi per dare nome, in positivo, alla modernità che vogliamo. Da quanto riferisce Stefano mi viene il dubbio che Nonino stia perdendo la partita.

  3. andrea casadei ACK dicono:

    italia, primi anni ’90

    Lee Iacocca ha appena lasciato Chrysler e si concede un tour europeo di convegni basati sull’ultimo slogan della sua mtica presidenza alla casa automobilistica americana : “If you can find a better car, buy it”…
    Il tema life motive di questi incontri è il brand, il concept, il sistema motivazionale aziendale e l’orgoglio non solo di far parte di un gruppo forte di coinvolgere in questo orgoglio anche i proprio consumatori…

    “The pride is back” in cui compariva lui stesso negli spot televisi è un altro degli incipit memorabili della sua presidenza
    era la risposta stelle e strisce alla qualità totale giapponese, anche se in questi termini la cosa verrà capita solo anni dopo…

    vado al punto: nell’occasione italiana parlando del valore del brand e della capacità di alcuni prodotti di assumere col proprio nome il significato per tutta la gamma, cita prima il lettore di audiocassette della sony, il walkman, che divenne sinonimo per tutti i prodotti similari, e poi, per essere sicuro di farsi capire, chiese alla platea : ” come dite voi pizza in Italia ? “…

    ecco, per alcuni prodotti ormai la partita è persa, ma altri, come la grappa, possiamo ancora farcela…

    :)

  4. Caos dicono:

    Ci facciamo sempre riconoscere [link]http://www.timesonline.co.uk/tol/life_and_style/food_and_drink/article5622156.ece[/link]. Siamo un paese sempre più aperto e ospitale…
    Primi segnali di protezionismo.

  5. andrea casadei ACK dicono:

    divertente detto dal times…

    specie dopo i segnali “100% USA” lanciati da Obama in questi giorni su chi può aspirare agli aiuti governativi americani…

    ma siamo OT mi sa….

  6. stefano dicono:

    andrea
    ma non è che questa storia di lee iacocca è una leggenda metropolitana? mi pare veramente grossa..

    s.

  7. andrea casadei ACK dicono:

    onestamente non ne ho una traccia documentabile, però di questa frase di iacocca ne ho sentito parlare un sacco di volte…

    per altro ho sentito dire spesso, e pure autorevolmente, anche che l’italia ha il 70% del patrimonio culturale del pianeta….

    😉

    intanto accreditiamola come “leggenda”, in fondo conta il concetto di pizza prodotto globale…

  8. Fabio dicono:

    E’ un discorso che faccio fatica a seguire, sicuramente anche perché non conosco le tesi di Pérez-Vitoria se non per il riassunto che ne viene fatto qui. Ma mi sfugge il passaggio secondo cui “ritorno ai mercati di paese” implica “ritorno al contadino della Vandea” (ma allo stesso tempo non capisco perché l’industrializzazione dell’ecologia sia necessariamente una cosa cattiva).
    In particolare non riesco a fare mia la tesi secondo la quale la via maestra debba passare per l’eccellenza: riconosco (con i sensi, e non solo ideologicamente…) il valore del lardo di Colonnata, della grappa Nonino e di cento altri esempi – è un modello trascinante ma per definizione marginale: se non lo fosse, perderebbe la caratteristica principale del proprio valore.

  9. Stefano dicono:

    @fabio

    le tue perplessità sul pensiero della Pérez Vitoria sono anche le mie. mi dispiace non aver scannerizzato l’intervista al magazine del corriere perché quando rileggo le posizioni della signora premiata stento a crederci pure io.

    ma andiamo al punto. se l’ipotesi è quella di ritornare a scambi di prossimità è chiaro che l’intero progetto nonino salta. è la legge di adam smith. la specializzazione dipende dall’ampiezza dei mercati: tanto più questi ultimi sono grandi, tanto più i produttori sono interessati a differenziare la propria offerta. non solo. se l’ipotesi è quella di stare ognuno nel proprio paesino, è plausibile che io coltivatore francese diventi ossessionato dalla possibilità che qualche straniero (magari italiano) provi a fare capolino nel mio mercato locale. da qui a diventare un soggetto poco propenso al cambiamento, il passo è brevissimo.

    quanto al lardo di colonnata (e alla grappa) va detto che si tratta di gusti tutt’altro che scontati. quota parte del loro valore dipende da una disponibilità culturale del consumatore a valorizzare, oltre che il gusto, la storia e l’identità di ciò che mangia. questa apertura alla sperimentazione non è un fatto scontato, ma un’abitudine alla curiosità e al confronto con la diversità.
    è un presupposto culturale da rinnovare senza sosta.

    s.

  10. Fabio dicono:

    @Stefano: grazie, molto chiaro. In ogni caso, quando simpatizzo con l’idea degli scambi di prossimità mi riferisco solo alle situazioni nelle quali il valore complessivo della merce è talmente basso da rendere irrilevante la “quota parte che dipende dalla disponibilità culturale del consumatore”, ovvero (es. gli asparagi in scatola provenienti dalla Cina) quando nel prezzo non vengono contabilizzate delle parti strettamente legate a valori (etici, di sostenibilità e quant’altro) che invece il consumatore, almeno in linea di principio, sarebbe pronto a tenere in considerazione.

  11. Pingback: I Nonino tra cultura contadina e gusti “metropolitano-cosmopoliti” di Bora.La

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *