Prendi i soldi e scappa…

Campione di incassi in Germania, tra qualche giorno debutterà al prestigioso Sundance Film Festival – ma non è il nuovo film di Wim Wenders, bensì un documentario, girato con pochi soldi, ma in cui il denaro è invece l’asse portante del racconto. Si tratta di “Let’s Make Money” dell’austriaco Erwin Wagenhofer, già autore di un altro titolo dai toni controversi, “We Feed the World”, dove il cineasta d’oltralpe tracciava con spietata lucidità la struttura della filiera alimentare globale.
“Let’s Make Money” invece cerca di raccontare lo scenario dell’economia mondiale attuale, raccogliendo qua e là storie diverse, di cui seguiamo il dipanarasi e che, nel far parte della stessa struttura, finiscono per sostenersi a vicenda. Il manager inglese che apre un fondo d’investimento a Singapore, ripreso nella spettrale atmosfera solitaria della sua palestra, trova il suo contraltare nel coltivatore di cotone del Burkina Faso, che racconta come i suoi lavoratori guadagnino 50 centesimi al giorno. Sono tutti, vittime e carnefici, pedine dello scacchiere dell’economia mondiale, dove a volte si giocano strane mosse: come mai i tram di Vienna non appartengono più alla municipalità? Chi sono gli economisti che si raccolgono annualmente in un albergo remoto della Svizzera? Sono veritiere le paranoie dell’ex-agente della CIA che ci spiega perchè gli americani avevano un conto sospeso con Saddam Hussein?
Il vantaggio di “Let’s Make Money” è quello di non essere un noioso pamphlet da congresso di economisti o un instant-book scandalistico dalle mire populistiche, bensì un godibilissimo documentario, girato con grande sapienza tecnica. Una cosa è leggere della bolla speculativa esplosa nel mercato immobiliare in Spagna, l’altra è vedere, con una ripresa aerea, l’interminabile teoria di casette rosa pastello, con vista mare e adiacente campo da golf, che sfregiano il paesaggio costiero iberico.
Il fatto che il film si chiuda, dopo aver analizzato il boom degli Hedge Funds e dei paradisi fiscali (Jersey, Lussemburgo, Bermuda, Guernsey…) ipotizzando che tutto questo sistema un giorno collasserà facendo partire una grande crisi, la dice lunga sulla qualità delle analisi di Wagenhofer e dei suoi economisti. In fondo, contando i tempi tecnici del cinema, ha previsto la crisi con quasi un anno d’anticipo…
Sinceramente, l’altro motivo d’interesse che ho trovato in questo documentario è che mostra un’economia piuttosto distante rispetto a quella del nostro territorio. A chi è abituato alla concretezza delle industrie nordestine e dei suoi imprenditori – anche di quelli che si occupano di questioni meno materiali come la moda o il design – vedere il sistema stigmatizzato da “Let’s Make Money” fa tirare un sospiro di sollievo: è quel tipo d’economia “virtuale” che è destinata a scomparire con l’esplosione della fantomatica bolla, ed è un modello ben diverso dal nostro.

Massimo Benvegnù

Share/Save
Questa voce è stata pubblicata in Varie e taggata come , , . Aggiungi ai segnalibri il permalink.

8 Responses to Prendi i soldi e scappa…

  1. paolo di bella dicono:

    la nostra economia, quella della manifattura, si comporterà anche bene ma è di ieri la notizia che la iris ceramiche, gioiello del sassuolese, è in liquidazione perchè il fatturato nell’ultimo anno è calato del 40%.per chi non conosce il mondo della piastrella è come se fallisse la ferrari. la colpa? dei cinesi. e in questo caso è proprio vero. l’italia ha ceduto le proprie tecnologie produttive del settore, accumulate in una storia cinquantennale, alle fabbriche cinesi e ora , per ovvi motivi, non regge più il confronto nemmeno dal punto di vista qualitativo.
    comincio a pensare che l’innovazione perenne per essere sempre un gradino più in alto degli altri non sia sufficiente a sfamare un paese (850 dipendenti senza lavoro da un giorno all’altro per il caso iris).
    siamo un paese privo di risorse minerarie e la manifattura e la trasformazione delle materie prime è, insieme al turismo, la nostra unica risorsa. non credo che pochi, o molti, esempi di punta, soprattutto nel settore del lusso, bastino a risollevare le nostre sorti.
    quando le economie orientali cominceranno a produrre il parmigano e il san daniele cosa ci rimarrà da esportare. le ferrari?
    la bilancia commerciale penderà sempre più a favore dell’estremo oriente e a noi, ma forse all’europa intera, e lo dico malvolentieri, non resterà che alzare lo scudo del protezionismo.
    spero che qualcuno mi smentisca…

  2. Aggiungo due riferimenti per completezza, sull’economia complessa che ci circonda è ottimo “economia canaglia” di Loretta Napoleoni http://www.ibs.it/code/9788842814863/napoleoni-loretta/economia-canaglia-il-lato.html Sul mondo di Davos (paesino della svizzera) & co cito Superclass http://www.ibs.it/code/9788804581529/rothkopf-david/superclass-la-nuova-eacute-lite.html entrambi da non perdere

  3. Stefano dicono:

    giorgio
    ma lo hai letto questo superclass?
    e come è?
    s.

  4. Ahimè, per raccontare l’invasione dei cinesi non serve un documentario, basta Checco Zalone… :-)

    http://www.youtube.com/watch?v=Bqic3yVL840

  5. Superclass è molto interessante soprattutto a livello di “sociologia della super-ricchezza” perchè racconta storie di vita molto diverse da quelle che si immaginano anche per i “paperoni”, in particolare descrive il passaggio dall’ambizione di denaro all’ambizione di potere e fa luce sui ruoli delle “caste” politiche e del mondo degli affari nell’influenzare le scelte di organizzazioni e governi, è interessante apprendere come alcune organizzazioni sovranazionali hanno più o meno potere di quanto appare ma sopprattutto che sono alcune persone a giocare un ruolo fondamentale nella società globale, l’autore ne individua circa 6000.. Dalla recensione:

    “Superclass”. Sono circa seimila individui, in contatto più o meno diretto tra loro, abitanti globalizzati di un mondo che è diventato davvero “piatto”, senza confini, e dove le idee, i soldi e le merci sono liberi di circolare senza vincoli. Si tratta di individui con una formazione simile e con una visione del mondo omogenea, accomunati da progetti di trasformazione delle società in cui viviamo ispirati al libero scambio e alla diffusione di diritti civili e politici uguali per tutti i cittadini del pianeta. Leggono gli stessi periodici e gli stessi libri, non appartengono a nessuna comunità particolare, ma si danno più di un appuntamento all’anno per scambiarsi informazioni e idee, il più noto dei quali è il forum di Davos. Sono loro la vera élite mondiale. Sono loro che stanno dando forma al nostro futuro.

  6. stefano dicono:

    @massimo
    zalone è geniale. questa dei cinesi quasi raggiunge l’imitazione di jovannotti..

  7. Giancarlo dicono:

    @paolo
    certo, prima o dopo qualcuno produrrà in oriente prodotti simili al parmigiano, al san daniele e al prosecco. Perché stupirsi? Semmai, la questione da porre è perché in oriente non vadano gli italiani a produrre quello che sanno fare bene in patria, togliendo perciò spazio ai new comers su prodotti in cui non hanno tradizione. Non è vietando l’export ai produttori di tecnologie che salviamo i nostri produttori di piastrelle. Così rischiamo solo di perdere il presidio tecnologico, che rappresenta l’evoluzione necessaria di un paese ad alto costo del lavoro. (Sull’Iris di Sassuolo hanno scritto un bell’articolo su la Repubblica Giorgio e Romano Prodi, in risposta ad un intervento un po’ troppo drammatico di Berselli sulla crisi dell’Iris.) Il processo di ri-equilibrio fra manifattura dei beni finali (come le piastrelle o le magliette) e quella delle tecnologie e dei servizi, è in atto da tempo. In Italia è stata più lento che altrove. Non dobbiamo affatto provare rassegnazione, ma ritrovare la capacità di immaginazione. Francamente, non sento una gran nostalgia di industrie tradizionali. Né vedo molti giovani allettati dalla prospettiva di fare gli operai. Prima o poi molti giovani cinesi proveranno sentimenti simili. E a quel punto tecnologia e imprenditorialità saranno ancora più importanti di oggi.

  8. Stefano dicono:

    @paolo
    non so avevi intercettato il pezzo di berselli a proposito di iris
    http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/economia/crisi-10/chiude-sassuolo/chiude-sassuolo.html

    mi pare in linea con i temi sollevati da benvegnù

    “Quale senso ha infatti un sistema economico che non contiene un principio di giustizia, che non distingue, che fa a pezzi sia gli acrobati della finanza illusionistica come il grande truffatore Bernard Madoff sia i protagonisti dell’intelligenza applicata alle tecniche di produzione e ai prodotti? Quale giustificazione razionale ha un sistema che si dimostra nei fatti privo di una moralità intrinseca?”

    berselli su repubblica 12 gennaio 2009

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *