Un passante per la città metropolitana

Ieri è stato inaugurato il nuovo passante. Per chi come me, è cresciuto ascoltando ogni mattina la radio che annunciava puntualmente code sulla tangenziale di Mestre, l’evento ha un che di storico. E’ il segno visibile che abbiamo cambiato rotta, che le opere pubbliche che invidiamo ai cinesi sono possibili anche qui, a casa nostra (e davvero non capisco perché il Corriere della Sera ha confinato la notizia in fondo a pagina 21).

Il convegno che concluso la giornata di festeggiamenti non è stato semplicemente celebrativo, anzi. E’ stata una vera e propria lezione di cosa si intende oggi per Veneto metropolitano.
A proposito della costruzione del consenso: prima dell’inizio dei lavori, praticamente tutti i comuni attraversati dal percorso del passante hanno osteggiato l’opera con determinazione. Trascorso un anno dall’avvio dei cantieri, la gran parte delle municipalità aveva cambiato parere sull’opera. C’è stato un impegno al dialogo, ha detto l’assessore, ma non è detto che il dialogo con i comuni debba necessariamente precedere la decisione di un grande progetto a scala metropolitana. A progetto avviato, la concertazione si fa più interssante soprattutto perché emergono opportunità e risorse difficili da mettere a fuoco in precedenza.
Rispetto al futuro. Feltrin ha posto la questione della densità del nuovo territorio metropolitano. Due ipotesi per il prossimo futuro: da un lato lo scenario (spettrale) di un passante che segue le orme della Bergamo-Milano assediata da capannoni-fabbrichette-centridirezionali stile “marmellata”. Dall’altro l’ipotesi di due nuove città destinate a sorgere dove il passante si innesta sull’A4: a est, Veneto City e, a ovest, Marco Polo city. Due nuove città che, secondo quanto detto dallo stesso governatore, sono chiamate a ospitare quei cinquecentomila nuovi abitanti che tra pochi anni vivranno in Veneto. Difficile sbagiarsi su quali delle due ipotesi stia a cuore all’attuale amministrazione.

Agenda metropolitana contro agende municipali. Qualcuno dirà che è crisi il Veneto policentrico, quello dei capannoni e di campanili. E’ vero. La costruzione di uno spazio metropolitano richiede un’amministrazione centrale decisa e competente. Ma sarebbe naif credere che questo coincida con lo schema centro-periferia a cui siamo stati abituati. Il nuovo Veneto Metropolitano non ha un baricentro geografico preciso. Anzi: se c’è stato un momento in cui il passante è diventato realtà (su questo il consenso è stato unanime) è stato quando la politica ha smesso di considerare questa infrastruttura come un problema del capoluogo Mestre-Venezia e ha iniziato a pensarlo come l’infrastruttura di una città da inventare.

s.

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19 Responses to Un passante per la città metropolitana

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