Car 2.0

La notizia del giorno è la mancata approvazione del piano di sostegno all’industria automobilistica americana. Il “bailout” questa volta non c’è stato. A schierarsi dalla parte del no sono stati alcuni esponenti del partito repubblicano contrari agli aiuti all’industria automobilistica americana senza un ridimensionamento degli stipendi dei lavoratori del settore già dal 2009. Gli operai americani, insomma, guadagnerebbero troppo (in particolare rispetto alla concorrenza giapponese).
In realtà anche molti democrats hanno fatto osservazioni critiche. Tomas Friedman sul NYT ha spiegato la sua contrarietà al piano da un punto di vista molto diverso. Finanziare GM, dice Friedman, è sprecare soldi in un modello di business sorpassato: un po’ come finanziare l’industria del CD quando sta per imporsi l’IPod. Se proprio dobbiamo spendere 15 mld di dollari meglio farlo guardando in avanti. Un esempio: Better Place, il nuovo modo di concepire la mobilità su quattro ruote che negli Stati Uniti ha avuto grande visibilità in questi mesi. Better Place è una piattaforma integrata per consentire lo sviluppo di auto elettriche a partire da un nuovo sistema di distribuzione dell’energia proveniente da fonti rinnovabili. La novità è che con Better Place non si compra la macchina: si comprano miglia di trasporto (un po’ come si fa con i cellulari). Il Giappone, Israele e la Danimarca hanno già espresso il loro interesse per il progetto: le Hawaii hanno deciso di realizzare la piattaforma sul loro territorio. Ha un senso, si chiede il democratico Friedman, investire su imprese-zombi che nulla hanno fatto per innovare sul fronte delle energie rinnovabili e dei business model?
Le considerazioni di Friedman fanno pensare anche noi italiani. E non solo perché ci dobbiamo domandare se abbiamo speso bene i nostri quattrini per l’affaire Alitalia, ma anche perché dobbiamo capire se abbiamo, nel nostro paese, qualcosa che assomiglia Better Place.
La risposta è affermativa. Per una volta, mentre leggevo l’articolo di Friedman, potevo dire con una certa supponenza “questo noi lo facciamo da anni”. Si chiama Car Sharing e funziona pure. Personalmente ho smesso di possedere un’auto e compro, da tempo, solo km di percorrenza. Il Car Sharing (soprattutto a Venezia, ma anche altrove) funziona non tanto perché è verde (anche se lo è), ma perché ci aiuta a risparmiare suolo ottimizzando l’uso dei parcheggi. Usiamo meglio lo stock di capitale (le auto sono usate di più), aumentiamo la sicurezza (la manutenzione è centralizzata), e il gestore del servizio può innovare facilmente sul parco macchine (magari comprando quelle di Better Place).
Mi domando: ma perché Friedman tira la volata all’imprenditore Shai Agassi e nessuno propone, in Italia, di fare del Car Sharing un caso internazionale? Perché, oltre a salvare Alitalia, non mettiamo anche noi qualche soldino sul nostro futuro?

Stefano

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15 Responses to Car 2.0

  1. Ivano dicono:

    Non è un male, anzi, direi proprio che è una questione assolutamente naturale che la maggioranza degli individui che costituiscano una comunità sia gente mediocre, con un buon livello di sprovvedutezza e nella maggior parte dei casi anche idioti. Il male comincia a farsi sentire, però, quando questa particolare tipologia di individui assume posizioni di potere, che si evidenzia progressivamente con l’aumentare del loro numero…

    Chissà come siamo messi in Italia… :-(

  2. Nicolò Corrà dicono:

    Perchè in Italia non si fà del car sharing un caso internazionale?! Perchè, oltre a dare i nostri soldini ad Alitalia, non li investiamo in attività innovative come questa?

    La mia risposta può sembrare banale ma penso, purtroppo sia la più vera: un pò perchè siamo masochisti e puntiamo i riflettori solo sulle cose che non vanno e un pò perchè tra politica ed economia (ad alti livelli) è tutto un magna magna… E’ in momenti come questi che mi prende un pò di sconforto e mi verrebbe da emigrare. Poi si viene a conoscenza di queste, purtroppo, piccole realtà e allora mi dico che, forse, c’è speranza anche per l’Italia.

  3. Thomas dicono:

    Ricordo che parlando di “esperienza” durante una lezione di marketing il docente ci disse che acquistando una Porsche saremmo diventati automaticamente membri di un club che dava diritto a tutta una serie di servizi collaterali: biglietti per mostre, abbonamenti a riviste, inviti ad eventi, etc..
    Insomma quell’auto rappresentava la porta di accesso ad un esclusivo “mondo possibile”.
    Il problema è che in Italia l’auto rappresenta forse uno degli oggetti più sentiti da parte del consumatore, a tutti i livelli, ed è sicuramente uno tra i prodotti più personalizzabili in circolazione: dalla smart rosa alla punto gialla, dalla Lamborghini arancio alla Limousine bianca (solo per restare ai colori). Senza parlare delle cure maniacali che molti dei nostri amici e parenti (sono sempre gli altri) le dedicano, o dell’ostentazione con la quale molti la esibiscono.
    Insomma, non possiamo parlare di emotività e sentimenti nelle scelte economiche dei consumatori soltanto quando ci fa più comodo, e sperare in un comportamento razionale degli individui quando si discute invece di temi sensibili come l’ambiente o la sicurezza.
    Detto questo, trovo molto più originale e innovativo il Better Place che non il Car Sharing e mi pare più che giustificato l’interesse che ha suscitato negli Stati Uniti (io ne sono venuto a conoscenza qui per la prima volta e devo dire che mi è parsa fin da subito un’intuizione geniale: un nuovo modo di pensare).
    Alla fine è vero, è un po’ come avviene per i cellulari, si paga per lo spazio e non per il mezzo.
    Si, ma c’è chi lo utilizza con il nuovo iPhone 3G e chi, invece, usa ancora il vecchio Nokia 3310.

  4. Caos dicono:

    Il settore auto è in turbolenza più di altri. Le tre grandi dovranno come minimo riposizionarsi verso il verde e i mercati dell’estremo oriente se non ridimensionarsi. Ridurre gli stipendi porterà a poco e va salvata lameno la parte non automotive.

  5. Stefano dicono:

    @thomas
    condivido l’osservazione. e provo a completare il ragionamento.

    più o meno un anno giorgio merli ha parlato a venezia sulla necessità che l’industria automobilistica inizi a ragionare in termini di “well curves” invece che di “bell curves”.

    le bell curves (le curve a campana) hanno segnato il modo di ragionare delle grandi imprese del settore. le curve a campane dicono che il cuore del mercato è nel consumatore medio; a sinistra della campana ci sono i consumatori che vogliono spendere poco (oggi parliamo di low cost); a destra quelli che chiedono lusso e personalizzazione.

    oggi dobbiamo ragionare in termini di curve a pozzo (well). i consumatori tendono a preferire sempre di più prodotti essenziali a basso costo, o prodotti molto sofisticati e personalizzati. vogliamo la panda o la bmw. le berline e le auto medie non interessano più granché. a meno che non vengano offerte come servizio. possono essere vendute come flotte aziendali o come noleggio a lungo termine. il prodotto medio, insomma, ha bisogno di quote di servizio innovativo più consistente che in passato per essere proposto al mercato.

    il progetto better place, così come quello del car sharing, generalizzano il ragionamento di merli. se qualcuno vuole una macchina speciale (una fuoristrada, una spider, un crossover) se la compra. chi non vuole entrare nel mondo che questi oggetti aprono, può comprare servizi di mobilità.

    la novità di better place è la dimensione eco dell’intero progetto. ma in termini di evoluzione del comportamento dell’utilizzatore finale (rinuncia alla proprietà del bene, modello pay per use) mi pare che il car sharing abbia già fatto molto.

    la domanda è perché una bella esperienza come car sharing non diventa il punto di partenza per un progetto più ambizioso alla scala di better place.

  6. Caos dicono:

    E’ ad esempio con uno che ti porta l’auto in un parcheggio a tua scelta, l’auto ha apertura elettronica e la persona che la porta ha un motorino che sta dentro ad un bagagliaio. Nel viaggio di ritorno può riportare indietro un’auto o portare/prendere un’altra auto da un altro deposito.

    Il sistema dei treni si è basato sulle economie di scala e lunghe distanze mentre nel nord-est servirebbe il contrario. Sulle rotaie attuali i vagoni devono avere un certo peso altrimenti oltre una certa velocità letteralmente “prendono il volo” e quindi servono motrici più potenti e comunque l’accellerazione diminuisce quindi mi conviene fare poche fermate e quindi allungare i tragitti. Senza contare che ciò fa costare un vagone almeno dieci volte un autobus almeno che non si voglia mettere le ali ai treni :D. Allora si potrebbe prendere un autobus che va su strada e riempirlo d’acqua una volta che va su binari o come sulle montagne russe agganciare i vagoni anche al sotto del binario ma se i vagoni fossero più pesanti o veloci servirebbero “rotaie più robuste” altrimenti verrebbero danneggiate.

    Con il contratto ferrotranvieri basta una sola persona per far andare un treno mentre con quella ferrovieri servono minimo due persone sui regionali e 3 sugli interregionali fino a 5 carrozze. Dopo le 5 carrozze ogni 4 carrozze va messa un altra persona, retaggio di quando le porte andavano chiuse a mano.
    Così finisce i treni interregionali vengono passati a regionali che si fanno molte più fermate e non possono andare a più di 200 km/h, e spesso gli conviene mettere autobus sostitutivi al posto di treni. Si parla sempre che mancano investimenti e di questi incentivi perversi silenzio, la cosa mi puzza di irresponsabilità.

  7. andrea ACK dicono:

    car sharing: l’unica cosa che funziona nella mobilità veneziana… e potrebbe pure essere migliorato…

    che altro dire?

  8. Thomas dicono:

    @stefano
    Condivido il ragionamento sulle “well curves”; una situazione fotografata in effetti anche dal mio esempio sui telefonini.
    L’unica cosa è che non sono sicuro che tale analisi si adatti in maniera così lineare al mercato italiano dell’auto.
    Tuttavia, concordo con te che una maggiore visibilità e qualche sostegno in più a progetti meritevoli come il Car Sharing, potrebbero forse innescare un cambiamento culturale anche nel nostro Paese. E magari chissà, un primo passo verso una nuova concezione di mobilità…

  9. Giancarlo dicono:

    Diversamente da Friedman, non mi sembra giusto creare una contrapposizione fra incentivi all’industria dell’auto e progetti come Better Place. Perché, piuttosto, non vincolare i primi allo sviluppo dei secondi? L’industria dell’auto vive da anni in una fase di sovraproduzione. La crisi ha accelerato il processo, ma l’esito era già segnato. Tuttavia, l’automotive è un industria troppo importante per occupazione, indotto, tecnologia per permetterci di lasciarla cadere in una declino inarrestabile. Il modello Better Place può rappresentare la strategia migliore contro il declino dell’auto: da prodotto proprietario costoso, ingombrante e inquinante, l’auto potrebbe infatti diventare un servizio sociale accessibile ed ecologico, che richiede nuove tecnologie – motori più efficienti e sistemi di gestione distribuita delle informazioni – e nuovi stili di consumo. In quasi tutti i principali paesi si parla oggi di cifre fantasmagoriche per sostenere l’industria automobilistica in crisi: 17 miliardi solo negli Usa! Diamoli pure questi quattrini. Ma a condizione che l’automotive sviluppi un’industria di servizi di Car Sharing per le città e le aree metropolitane, a sostegno di una mobilità sostenibile e più moderna. Perché non iniziamo con un progetto Fiat per le città del Veneto?

  10. Stefano dicono:

    Gian
    condivido la proposta. un progetto fiat per le nostre città sarebbe qualcosa di nuovo. mi chiedo perché non pensare anche qualcosa da far promuovere alle nostre ex-municipalizzate della mobilità.
    di solito sentiamo parlare della necessità di aggregazioni fra operatori locali in vista di nuove economie di scala. in realtà dobbiamo immaginare che la competitività dei nostri operatori locali passi ANCHE attravero una diversa capacità di sviluppare e distribuire servizi innovativi.
    s.

  11. Caos dicono:

    Una cartolina dal futuro.
    […]Persone e macchine hanno Rfid che gli posiziona sulla mappa, sono in un punto A e voglio andare in C lo digito sul cellulare e mi compaiono solo i veicoli che vanno in quella direzione. Clicco sopra un veicolo e se anche chi sta sul veicolo clicca su di me ci incontriamo e mi da un passaggio. Pago tramite l’Rfid un tot per ogni secondo in comune e un tot superiore per ogni secondo perso dal conducente per deviare dal suo tragitto. Un fuori programma porta il conducente a cambiare tragitto, mi lascia a B e ripeto l’operazione trovando un’altra persona che mi porta a C.
    Scopro che domani dovrò andare in un luogo diverso dal solito e lo setto sull’agenda e torno a casa.
    Prima di andare a letto il cellulare mi ricorda di settare la sveglia, perchè diversamente dal solito faccio un altro tragitto e mi propone diversi orari.
    Il sistema conosce anche tutti le agende degli altri e affianco ad ogni orario mi approssima la probabilità di arrivare in ritardo.
    La mattina si crea un incidente che blocca il traffico e sono senza auto, che fare? Assieme alle volanti dei vigili arrivano dei mezzi che portano me e gli altri fino al luogo più vicino dove ricevere un passaggio. Da quando è nato questo sistema nessuno vuole viaggiare da solo perchè si risparmia e si conoscono nuove persone, anzi l’hanno scorso la regione ha dato degli incentivi perchè nei quartieri più poveri si comprasse qualche auto in più in modo da avere un eccesso di capacità sufficiente a mantenere dei lead time accettabili.
    Oltre all’inquinamento si è ridotto anche il traffico ma da più parti si chiede più sicurezza, bande di criminali sono riuscite a clonare dei Rfid per rubare auto costose e degli hacker hanno sabotato il sistema durante il giorno di natale per protesta contro la frivolezza dei consumi natalizi.

  12. Caos dicono:

    Se voglio raggiungere luoghi particolari senza avere un auto basta utilizzare una bici ripiegabile e metterla (con sovrapprezzo) nel bagagliaio del conducente facendo attenzione a non sporcare.

  13. Caos dicono:

    Chissà se i turisti visiteranno Venezia a bordo di gondole volanti…

  14. Caos dicono:

    Per le lunghe tratte servirebbe un minimo di programmazione anche se i camion non sono immatricolati per il trasporto di persone e l’autista ha sempre paura che li rubino il camion ma l’eventuale passeggero potrebbe anche aiutare nel carico/scarico.

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