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	<title>Comments on: Si vive bene anche nella società liquida</title>
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	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 18:52:26 +0000</pubDate>
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		<title>By: Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-49171</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 23:44:57 +0000</pubDate>
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		<description>I nostalgici à la Bauman non mi sono mai stati molto simpatici, ma l’idea di una modernità cibernetica che perde progressivamente di "solidità culturale" – norme condivise, sistemi di relazione sociale, scansione dei tempi di vita, ...–, diventando perciò "liquida", ha qualcosa di inquietante. Provo a raccontarla al contrario. Qualche giorno fa mio figlio, che ha 14 anni, ha bruciato il disco fisso del macbook. Mi ero oramai abituato a vederlo sparire subito dopo cena a chattare o navigare o scaricare file. Era diventato inafferrabile come l’acqua che scorre. Da qualche giorno, privato della sua device cibernetica, è come riapparso nella sua solidità di ragazzo in carne e ossa: si è messo di sera a leggere un libro, indugia di più a tavola, parla più volentieri dei suoi problemi con il resto della famiglia. Insomma, mi sto seriamente chiedendo se non sia il caso di ritardare la riparazione dell’hd!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I nostalgici à la Bauman non mi sono mai stati molto simpatici, ma l’idea di una modernità cibernetica che perde progressivamente di &#8220;solidità culturale&#8221; – norme condivise, sistemi di relazione sociale, scansione dei tempi di vita, &#8230;–, diventando perciò &#8220;liquida&#8221;, ha qualcosa di inquietante. Provo a raccontarla al contrario. Qualche giorno fa mio figlio, che ha 14 anni, ha bruciato il disco fisso del macbook. Mi ero oramai abituato a vederlo sparire subito dopo cena a chattare o navigare o scaricare file. Era diventato inafferrabile come l’acqua che scorre. Da qualche giorno, privato della sua device cibernetica, è come riapparso nella sua solidità di ragazzo in carne e ossa: si è messo di sera a leggere un libro, indugia di più a tavola, parla più volentieri dei suoi problemi con il resto della famiglia. Insomma, mi sto seriamente chiedendo se non sia il caso di ritardare la riparazione dell’hd!</p>
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		<title>By: Ivano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-49163</link>
		<dc:creator>Ivano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 21:25:33 +0000</pubDate>
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		<description>E' la domanda che crea l'offerta, o è l'offerta che crea la domanda?? Questo è il classico caso in cui la soluzione sta nel mezzo: il mercato dovrebbe essere alimentato da un lato con "prodotti" che soddisfano esigenze provenienti da chiare manifestazioni di bisogno, e dall'altro lato con "prodotti" che integrano la pretesa di creare nuove potenziali esigenze. Il difficile, o vera e propria utopia, sta nel trovare un punto di equilibrio; l'essere umano -punto di riferimento- costituisce paradossalmente il problema e nello stesso tempo anche la soluzione.

Credo che la complessita della faccenda stia sul fatto di impegnarci molto di più nel capire quali siano i nostri limiti, ovviamente intesi da un punto di vista individuale, e agire di conseguenza.

L'accelerazione impressa al processo evolutivo degli ultimi vent'anni non trova delle giustificazioni plausibili con le nostre esigenze, bensì spiegabile solo ed eclusivamente con la manifestazione di un egoismo forzato, troppo forzato. 

Forse stiamo peccando di presunzione e il particolare momento che stiamo vivendo ci sta mostrando, in modo evidente e direi anche incontrovertibile, quali sono i nostri limiti:  

Internet è uno strumento straordinariamente eccezzionale, sicuramente non indispensabile però...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; la domanda che crea l&#8217;offerta, o è l&#8217;offerta che crea la domanda?? Questo è il classico caso in cui la soluzione sta nel mezzo: il mercato dovrebbe essere alimentato da un lato con &#8220;prodotti&#8221; che soddisfano esigenze provenienti da chiare manifestazioni di bisogno, e dall&#8217;altro lato con &#8220;prodotti&#8221; che integrano la pretesa di creare nuove potenziali esigenze. Il difficile, o vera e propria utopia, sta nel trovare un punto di equilibrio; l&#8217;essere umano -punto di riferimento- costituisce paradossalmente il problema e nello stesso tempo anche la soluzione.</p>
<p>Credo che la complessita della faccenda stia sul fatto di impegnarci molto di più nel capire quali siano i nostri limiti, ovviamente intesi da un punto di vista individuale, e agire di conseguenza.</p>
<p>L&#8217;accelerazione impressa al processo evolutivo degli ultimi vent&#8217;anni non trova delle giustificazioni plausibili con le nostre esigenze, bensì spiegabile solo ed eclusivamente con la manifestazione di un egoismo forzato, troppo forzato. </p>
<p>Forse stiamo peccando di presunzione e il particolare momento che stiamo vivendo ci sta mostrando, in modo evidente e direi anche incontrovertibile, quali sono i nostri limiti:  </p>
<p>Internet è uno strumento straordinariamente eccezzionale, sicuramente non indispensabile però&#8230;</p>
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	<item>
		<title>By: Antonio</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-49150</link>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 19:35:58 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho letto questo specifico scritto di Bauman.
In ogni caso posso immaginare si tratti del "consumo" in maniera negativa.
E da un certo punto di vista concordo: se non è utilizzata a livello specialistico (sottolineo), la parola "consumo" è proprio brutta. 
Nulla si "consuma", tutto si trasforma.
L'"insofferenza" di Bauman per la società liquida è dovuta al fatto che il consumo, nell'individuo medio, avviene ancora in maniera abbastanza cieca e legata a schemi del secolo scorso. 
Dobbiamo crescere. Crescere (grazie anche a mezzi come internet, e qui Bauman a mio avviso sbaglia) perchè aumentando la qualità del "consumatore" esso può diventare un "trasformatore".

Il discorso è comunque complesso. Molto complesso. Anche e soprattutto dal punto di vista sociologico e antropologico. Molti commenti fanno riferimento a "passato/futuro". Ricordiamo quanto sia necessario fare grande attenzione se si giudica un qualcosa "nel tempo", in quanto il tempo stesso è un relativo e soggettivo. Sia il rivolgersi nostalgico ad un fantomatico "passato in cui si stava meglio" che l'incondizionato guardare avanti, sono atteggiamenti troppo spesso inconsciamente influenzati, in maniera decisiva, dall'appartenenza a un determinato modo di pensare socio-ulturale (Zerubavel, Le mappe del tempo, 2007)! 

Interessante, infine, l'analisi della "frattura culturale" tra le generazioni di "consumatori-trasformatori-prosumer" di cui si parla negli ultimi commenti. Come intervenire?? Lascio aperta la domanda.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho letto questo specifico scritto di Bauman.<br />
In ogni caso posso immaginare si tratti del &#8220;consumo&#8221; in maniera negativa.<br />
E da un certo punto di vista concordo: se non è utilizzata a livello specialistico (sottolineo), la parola &#8220;consumo&#8221; è proprio brutta.<br />
Nulla si &#8220;consuma&#8221;, tutto si trasforma.<br />
L&#8217;&#8221;insofferenza&#8221; di Bauman per la società liquida è dovuta al fatto che il consumo, nell&#8217;individuo medio, avviene ancora in maniera abbastanza cieca e legata a schemi del secolo scorso.<br />
Dobbiamo crescere. Crescere (grazie anche a mezzi come internet, e qui Bauman a mio avviso sbaglia) perchè aumentando la qualità del &#8220;consumatore&#8221; esso può diventare un &#8220;trasformatore&#8221;.</p>
<p>Il discorso è comunque complesso. Molto complesso. Anche e soprattutto dal punto di vista sociologico e antropologico. Molti commenti fanno riferimento a &#8220;passato/futuro&#8221;. Ricordiamo quanto sia necessario fare grande attenzione se si giudica un qualcosa &#8220;nel tempo&#8221;, in quanto il tempo stesso è un relativo e soggettivo. Sia il rivolgersi nostalgico ad un fantomatico &#8220;passato in cui si stava meglio&#8221; che l&#8217;incondizionato guardare avanti, sono atteggiamenti troppo spesso inconsciamente influenzati, in maniera decisiva, dall&#8217;appartenenza a un determinato modo di pensare socio-ulturale (Zerubavel, Le mappe del tempo, 2007)! </p>
<p>Interessante, infine, l&#8217;analisi della &#8220;frattura culturale&#8221; tra le generazioni di &#8220;consumatori-trasformatori-prosumer&#8221; di cui si parla negli ultimi commenti. Come intervenire?? Lascio aperta la domanda.</p>
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	<item>
		<title>By: marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-49110</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 11:45:44 +0000</pubDate>
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		<description>Vale la pena tornare sul tema generazione dopo la pubblicazione dei dati Censis 2008.
La divisione tra quelli che ormai possiamo chiamare Nonni (la società dei produttori) e la generazione Internet (la società liquida cioè i nuovi barbari) è ormai evidente. Tra chi ha tra i 14-29 anni il 74%  usa abitualmente internet, 62,1 %, legge più di tre libri all’anno (esclusi testi scolastici), il 50 % usa il cellulare in forma molto avanzata (smartphone). Certo guardano anche la TV (80%). La media italiana è sulle stesse voci molto diversa: uso abituale di Internet 38, 8% , libri 52,9 %, cellulare in forma avanza 29,4%, Tv 91,4%.  E’ chiaro che chi abbassa la media (che tanto ha fatto discutere sui giornali) sono proprio i Nonni (gli anziani) che sono allergici all’innovazione tecnologica. Mi sembra una frattura culturale difficilmente sanabile.

Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vale la pena tornare sul tema generazione dopo la pubblicazione dei dati Censis 2008.<br />
La divisione tra quelli che ormai possiamo chiamare Nonni (la società dei produttori) e la generazione Internet (la società liquida cioè i nuovi barbari) è ormai evidente. Tra chi ha tra i 14-29 anni il 74%  usa abitualmente internet, 62,1 %, legge più di tre libri all’anno (esclusi testi scolastici), il 50 % usa il cellulare in forma molto avanzata (smartphone). Certo guardano anche la TV (80%). La media italiana è sulle stesse voci molto diversa: uso abituale di Internet 38, 8% , libri 52,9 %, cellulare in forma avanza 29,4%, Tv 91,4%.  E’ chiaro che chi abbassa la media (che tanto ha fatto discutere sui giornali) sono proprio i Nonni (gli anziani) che sono allergici all’innovazione tecnologica. Mi sembra una frattura culturale difficilmente sanabile.</p>
<p>Marco</p>
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	<item>
		<title>By: Stefano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-49103</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 07:45:30 +0000</pubDate>
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		<description>@nicolò
concordo. rispetto alla tesi di bauman, internet offre la possibilità di "consumare" più contenuti culturali (in senso lato) ma, allo stesso tempo, di diventare produttori di contenuti da riprorre in rete. 
questa commistione fra consumo e produzione (o come la mette marco, questa forma di consumo intreprendente), costituisce uno dei tratti più difficili da digerire per la generazione che ci ha preceduto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@nicolò<br />
concordo. rispetto alla tesi di bauman, internet offre la possibilità di &#8220;consumare&#8221; più contenuti culturali (in senso lato) ma, allo stesso tempo, di diventare produttori di contenuti da riprorre in rete.<br />
questa commistione fra consumo e produzione (o come la mette marco, questa forma di consumo intreprendente), costituisce uno dei tratti più difficili da digerire per la generazione che ci ha preceduto.</p>
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	<item>
		<title>By: Ivano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-49051</link>
		<dc:creator>Ivano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 20:48:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=349#comment-49051</guid>
		<description>Premetto che non ho letto l'opera di Zygmunt Bauman. Percepisco, però, da quanto riportato nella breve prefazione e dal sunto fatto da Marco, una forte nostalgia per tempi ormai passati. Per esempio il periodo del bum industriale degli anni 60, quando "l'egoismo" della gente era giustificato da bisogni che potremmo distinguere come nobili: avere il bagno in casa, il riscaldamento con i termosifani, il salotto o una automobile e via dicendo... La passione per il fare concretizzave le idee e il lavoro aveva indirizzi e regole, anche etiche, condivise da tutti.

Il cosumo, come allora, è il nettare per le economie di mercato in cui i prodotti ne diventano gli attori protagonisti con un valore economico direttamente proporzionale alle proprie caratteristiche peculiari. Oggi c'è una sostanziale differenza non trascurabile, secondo me: i nostri "bisogni" non giustificano il nostro egoismo, manifestato per lo più per soddisfare delle pseudo-esigenze. Per ovviare al calo dei consumi conseguente alla progressiva saturazione dei mercati, è stato introdotto il pagamento a rate che ha drogato il mercato; la comunicazione ha adottato argomenti che hanno alterato sicuramente il nostro naturale buon senso, a discapito delle nostre innumerevoli peculiarità distintive.

Bauman probabilmente non ha tutti i torti nel criticare l'attuale status sociale. Anchio ogni tanto sento la nostalgia dei tempi passati, non del bum industriale: ero ancora in fasce... :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che non ho letto l&#8217;opera di Zygmunt Bauman. Percepisco, però, da quanto riportato nella breve prefazione e dal sunto fatto da Marco, una forte nostalgia per tempi ormai passati. Per esempio il periodo del bum industriale degli anni 60, quando &#8220;l&#8217;egoismo&#8221; della gente era giustificato da bisogni che potremmo distinguere come nobili: avere il bagno in casa, il riscaldamento con i termosifani, il salotto o una automobile e via dicendo&#8230; La passione per il fare concretizzave le idee e il lavoro aveva indirizzi e regole, anche etiche, condivise da tutti.</p>
<p>Il cosumo, come allora, è il nettare per le economie di mercato in cui i prodotti ne diventano gli attori protagonisti con un valore economico direttamente proporzionale alle proprie caratteristiche peculiari. Oggi c&#8217;è una sostanziale differenza non trascurabile, secondo me: i nostri &#8220;bisogni&#8221; non giustificano il nostro egoismo, manifestato per lo più per soddisfare delle pseudo-esigenze. Per ovviare al calo dei consumi conseguente alla progressiva saturazione dei mercati, è stato introdotto il pagamento a rate che ha drogato il mercato; la comunicazione ha adottato argomenti che hanno alterato sicuramente il nostro naturale buon senso, a discapito delle nostre innumerevoli peculiarità distintive.</p>
<p>Bauman probabilmente non ha tutti i torti nel criticare l&#8217;attuale status sociale. Anchio ogni tanto sento la nostalgia dei tempi passati, non del bum industriale: ero ancora in fasce&#8230; <img src='http://www.firstdraft.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /></p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Nicolò corrà</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-48977</link>
		<dc:creator>Nicolò corrà</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 14:49:46 +0000</pubDate>
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		<description>Per cercare di rispondere a Massimo Benvegnù dico che internet è un mezzo di diffusione, non certo un utensile di produzione (anche se c'è ua tendenza in questo senso). Spiegando meglio quel che intendo dire: La creatività e lo "stile innovativo" di Beatles e Coppola rimane ancora oggi la conditio sine qua non per la riuscita di un progetto; sia esso creativo o industriale. Internet e le nuove tecnologie hanno solo aperto le possibilità di realizzare prodotti di qualità simile al lavoro professionale (mantenedo un livello di "sbattimento" alto per riuscire in ciò, sia ben chiaro) ed internet ed i social media sono il canale "libero" attraverso il quale possiamo far veicolare i nostri contenuti. Non tutti avranno successo, anzi.
Ciò che è cambiato rispetto agli anni 60 è proprio questo: la possibilità di realizzazione e diffusione di contenuti di un certo livello tecnico/realizzativo ampliata. Il fattore vincente, però, è e rimane la creatività e l'artisticità (in questi casi) del prodotto che ne determinano il successo o meno; esattamente come negli anni 60.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per cercare di rispondere a Massimo Benvegnù dico che internet è un mezzo di diffusione, non certo un utensile di produzione (anche se c&#8217;è ua tendenza in questo senso). Spiegando meglio quel che intendo dire: La creatività e lo &#8220;stile innovativo&#8221; di Beatles e Coppola rimane ancora oggi la conditio sine qua non per la riuscita di un progetto; sia esso creativo o industriale. Internet e le nuove tecnologie hanno solo aperto le possibilità di realizzare prodotti di qualità simile al lavoro professionale (mantenedo un livello di &#8220;sbattimento&#8221; alto per riuscire in ciò, sia ben chiaro) ed internet ed i social media sono il canale &#8220;libero&#8221; attraverso il quale possiamo far veicolare i nostri contenuti. Non tutti avranno successo, anzi.<br />
Ciò che è cambiato rispetto agli anni 60 è proprio questo: la possibilità di realizzazione e diffusione di contenuti di un certo livello tecnico/realizzativo ampliata. Il fattore vincente, però, è e rimane la creatività e l&#8217;artisticità (in questi casi) del prodotto che ne determinano il successo o meno; esattamente come negli anni 60.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: MarketingArena&#160;&#187;&#160; Noi siamo figli delle reti</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-48870</link>
		<dc:creator>MarketingArena&#160;&#187;&#160; Noi siamo figli delle reti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 08:31:45 +0000</pubDate>
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		<description>[...] volentieri un post di Marco che su firstdraft ci racconta dell&#8217;insofferenza del sociologo Zygmunt Bauman che nel suo &#8220;consumo, dunque [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] volentieri un post di Marco che su firstdraft ci racconta dell&#8217;insofferenza del sociologo Zygmunt Bauman che nel suo &#8220;consumo, dunque [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-48760</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 00:33:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=349#comment-48760</guid>
		<description>@stefano e giorgio  credo che un po' di conflitto sarà inevitabile, se non altro per il fastidio quasi insopportabile di sentirsi ricordare quanto si stava bene ai vecchi tempi. sarà però un conflitto molto ironico e a parole. per una generazione abituata al tasto undo la parola "rivoluzione" ha perso molto del suo fascino originario.

@max internet è un nuovo media e come tale ha bisogno ancora di un po' di tempo prima di arrivare a raggiungere le vette di qualità che citi. di sicuro è un luogo di grande sperimentazione. non era forse tu che mi ricordavi come proprio all'inizio della storia del cinema i fratelli lumiere avessero utilizzato la loro innovazione per riprendere spezzoni piuttosto banali di vita quotidiana (es. la colazione del bimbo)? non è forse quello che sta accadendo su youtube?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@stefano e giorgio  credo che un po&#8217; di conflitto sarà inevitabile, se non altro per il fastidio quasi insopportabile di sentirsi ricordare quanto si stava bene ai vecchi tempi. sarà però un conflitto molto ironico e a parole. per una generazione abituata al tasto undo la parola &#8220;rivoluzione&#8221; ha perso molto del suo fascino originario.</p>
<p>@max internet è un nuovo media e come tale ha bisogno ancora di un po&#8217; di tempo prima di arrivare a raggiungere le vette di qualità che citi. di sicuro è un luogo di grande sperimentazione. non era forse tu che mi ricordavi come proprio all&#8217;inizio della storia del cinema i fratelli lumiere avessero utilizzato la loro innovazione per riprendere spezzoni piuttosto banali di vita quotidiana (es. la colazione del bimbo)? non è forse quello che sta accadendo su youtube?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Giorgio Soffiato</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/12/03/si-vive-bene-anche-nella-societa-liquida/#comment-48734</link>
		<dc:creator>Giorgio Soffiato</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 22:50:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/?p=349#comment-48734</guid>
		<description>Preciso che la mia non è tanto insofferenza generazionale quanto perplessità verso la politica della nostalgia che tutte le generazioni, la mia per prima, portano avanti probabilmente per paura del nuovo.

Sulla provocazione di Massimo si è scritto molto parlando di long tail, restano imbattuti (e sono di quel periodo) molti record di ascolti, dischi venduti e biglietti staccati al cinema. Indubbiamente internet ha dato un bel colpo alle hit (o almeno le ha sfoltite) ma il rovescio della medaglia è che ha dato tante possibilità a molti, meglio vedersi "Il padrino" sul divano o sentirsi registi per un giorno con una telecamera da 400 euro e un tasto "share"?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Preciso che la mia non è tanto insofferenza generazionale quanto perplessità verso la politica della nostalgia che tutte le generazioni, la mia per prima, portano avanti probabilmente per paura del nuovo.</p>
<p>Sulla provocazione di Massimo si è scritto molto parlando di long tail, restano imbattuti (e sono di quel periodo) molti record di ascolti, dischi venduti e biglietti staccati al cinema. Indubbiamente internet ha dato un bel colpo alle hit (o almeno le ha sfoltite) ma il rovescio della medaglia è che ha dato tante possibilità a molti, meglio vedersi &#8220;Il padrino&#8221; sul divano o sentirsi registi per un giorno con una telecamera da 400 euro e un tasto &#8220;share&#8221;?</p>
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