Distretti multimediali crescono

A più di un anno dalla sua istituzione, il distretto digital-mediale del Veneto (MDM) si è presentato ieri in forma ufficiale ad una platea di imprenditori, banche e istituzioni per dichiarare i propri numeri e le proprie ambizioni. Per l’occasione, il presidente Massimo Colomban ha commissionato uno studio per mettere a fuoco il profilo delle 700 imprese che hanno già aderito all’iniziativa.
Il quadro che emerge dall’indagine mette in evidenza un’imprenditorialità giovane (in media 44 anni), impegnata tanto nei servizi informatici più consolidati (system integrators), quanto nelle nuove forme di marketing e comunicazione.
Colpisce come le aziende prese in esame operino già oggi secondo le logiche collaudate dei distretti industriali più consolidati: il 90% collabora con altre imprese e professionisti per realizzare prodotti e servizi. La ragione? Accedere a competenze specializzate rimanendo concentrati sul proprio core business. Il settore richiede flessibilità e competenza: inutile provare a presidiare l’intera filiera.
Sul futuro. In una congiuntura tutt’altro che favorevole, le imprese del settore dimostrano vitalità e voglia di investire. Il 72% degli interrogati dichiara di voler incrementare il proprio organico nei prossimi tre anni. Nonostante la crisi, sono in molti a credere che il processo di upgrade tecnologico intrapreso dalle imprese manifatturiere della regione (a oggi i principali clienti delle aziende del meta-distretto) non si interromperà a breve.
Cosa chiedono le imprese a sostegno della competitività del distretto? Lo sviluppo di nuove competenze professionali (le università devono darsi da fare) e sostegno all’internazionalizzazione (quasi metà delle aziende dell’MDM vogliono crescere all’estero e vogliono essere accompagnate in questo percorso).

Dopo aver partecipato all’incontro di ieri, direi che la competitività delle imprese dell’MDM passerà anche per serate e incontri come quello appena passato. Servono a creare quella rete sociale che è stato il presupposto del successo di tanta parte della “terza Italia”. Fiducia e conoscenza personale possono fare la differenza anche per imprese  che hanno scommesso prima di tutto sulla comunicazione elettronica. Incontrarsi fa bene. Ogni tanto, meno Facebook e più spritz.

Stefano

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6 Responses to Distretti multimediali crescono

  1. Lorenzo dicono:

    Stefano, concordo assolutamente con la chiusura del tuo post. Facebook è diventato un ottimo strumento di collaborazione integrata per scambiarsi informazioni (utilissima la chat inserita nella pagina web, che rimane aperta anche se si carica una nuova pagina, ma anche il servizio di notifica eventi, con report di chi dichiara che parteciperà o meno). Fb è una piattaforma che ha ispirato altri servizi specializzati (vedi Soundcloud, per scambiarsi informazioni, ma anche le pesanti tracce audio da remixare tra dj). Il web 2.0 non sostituisce però l’incontro e lo scambio di idee e sensazioni, ma può sostenerli. Meno internet e più cabernet, come diceva un amico anni fa. Sono peraltro da anni convinto sostenitore di incontri che contengano un elemento conviviale e sociale: anche qui si può innovare organizzando momenti che, post convegno o conferenza, utilizzino il lavoro di vj’s, artisti visivi e musicisti per sottolineare e rilanciare concetti chiari in maniera non seriosa, sostenendo la circolazione di idee che si ottiene solo incontrandosi.

  2. andrea ACK dicono:

    c’è tutto un mondo di persone che guarda avanti…

    persone che hanno l’età giusta per capire che la tecnologia non è una cosa scontata e che il bit deve essere un mezzo e non un fine…

    persone che appartengono al mondo dei 40enni che cominciano a capire che devono darsi da fare a 360°…

    qui parli di aziende e di imprese, c’ero anche io al VEGA la scorsa sera e la divisione tra “innovatori” e gerontocrati si percepiva benissimo durante il coffè break finale…

    e non è stato un caso che dopo i tradizionali 30 minuti di bibita e ciaccole dei secondi non ci fosse rimasto quasi nessuno…

    e non è un caso che il padrone di casa, massimo colomban, fosse invece lì a confrontarsi con chi la impresa del futuro la deve ancora inventare davvero…
    forse questo non è il luogo più adatto a celebrazioni ma se il veneto ha finalmente un luogo dove l’innovazione e gli innovatori si possono incontrare il merito è tutto suo…

    ah, mancavano anche tutte le rappresentanze politiche locali, di ogni colore, forse nemmeno questo è un caso…

    anzi non lo è di sicuro…

    :)

  3. Stefano dicono:

    andrea

    a onor del vero i lavori li ha aperti l’assessore che ha ricordato come l’intera operazione sul distretto sia stata possibile grazie a un impianto legislativo che funziona su cui la regione ha scommesso con largo anticipo sugli imitatori. in veneto i distretti non sono il risultato di addensamenti statistici, ma l’esito di un progetto condiviso fra aziende e istituzioni. di queste innovazioni va dato atto alla politica locale (all’assessore attuale e quelli che lo hanno preceduto).

    colpisce invece l’assenza della rappresentanza politica a livello municipale (sia per ve che per pd e tv). non so se sia un problema di inviti o di coincidenze sfortunate. ma so che non è la prima volta. ricordo che all’apertura dell’incubatore voluto dal comune in giudecca non si presentò praticamente nessuno. la mia sensazione è che la politica non riesca a prendere sul serio un terziario difficile da inquadrare e da ricondurre alle vecchie logiche della politica. troppa imprenditorialità, richieste troppo complicate.

    a venezia, poi, la questione non è solo professionale ma generazionale. solo a venezia quarantenni professionisti della tecnologia e della comunicazione si vedono costretti a costituirsi in sindacato (online) per reclamare visibilità. alla faccia della classe dei creativi…

    s.

  4. Lorenzo dicono:

    Confermo che anche il Venice Cube, che potrebbe essere risorsa e biglietto da visita per il Comune, è visto da quest’ultimo come onere (e pensate che tutta la gestione è a carico del consorzio costituito dagli stessi imprenditori) e non sa rispondere alle richieste degli imprenditori. Credo che si debba iniziare a fare networking, allargando i confini di Mdm e coinvolgendo quanti condividono la stessa visione. Proprio in questo periodo Venice Cube sta guardandosi intorno per far entrare nella gestione dell’incubatore una struttura capace di garantire una crescita e un collegamento col nordest, per evitare che la struttura diventi un condominio cheap.

  5. andrea ACK dicono:

    stefano,

    avevo volutamente parlato di rappresentanza locale che il VEGA è territorio ben presidiato dalla regione mentre dimenticato quasi per fastidio dal comune.

    forse il passaggio da uno spazio vissuto come volumetria edilizia da affittare a centro di sviluppo di una economia del futuro non è nè capito nè sopportato.

    siamo abituati che gli uomini disprezzino ciò che non capiscono diceva goethe, quindi la partita è ardua.

    eppure alcuni segnali incoraggianti ci sono, ad esempio VENIS ha rilevato il data center di Sequenza (che era di assoluto valore a livello nazionale con clienti anche internazionali).
    allo stesso tempo nella complessa e irrisolta partita della venezia del futuro anche cesare de michelis nell’ultimo numero di nordest europa cultura (http://www.nordesteuropacultura.it/home/902-speciale/59-mutatis-mutandis) indica il VEGA come uno dei pochi poli attrattivi di innovazione.

    forse è la necessità del cambiamento, forse questa crisi che obbliga tutti ad avere tante idee avendo solo pochi soldi da spendere…oppure c’è la paura che ci si accorga che la speculazione del quadrante di tessera andrebbe fermata per dirottare il recupero dell’area…

    la partita è difficile, ma c’è in campo un nuovo player : i quarantenni…

    😉

  6. luca dicono:

    Se la politica locale non coglie le potenzialità di questa nuova generazione di imprese dall’altra queste imprese gia’ vivono e lavorano (in termini di mobilità, di recruiting di personale, di attivazione della propria rete, di operatività etc) nella città metropolitana “che non c’e'” .
    Il Vega con MDM si propone verso questa nuova generazione di aziende come uno dei pochissimi interlocutori su scala metropolitana in grado di aggregare e sviluppare nuove progettualità condivise. Mi sembra un aspetto di novità da sottolineare.

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