Obama e l’economia verde

È successo. Dopo una campagna infuocata e piena di colpi di scena, l’insperato è successo. Confermando tutti gli sondaggi pre-elettorali, il senatore Obama si è aggiudicato la residenza alla Casa Bianca per i prossimi quattro anni. Come ha dichiarato McCain, il popolo americano ha parlato, e ha parlato chiaramente. In un periodo che non potrebbe essere più difficile per la nazione che si proclama la più potente del mondo, Obama ha vinto la sua battaglia più importante incentrando la campagna elettorale sul cambiamento, con proposte politiche innovative in tema di politica estera ed economica, salute e istruzione.

Ma un altro importante tema di questa campagna elettorale è stato quello della politica energetica ed ambientale. Dopo mesi di rialzi del costo del petrolio e allarmanti notizie sui cambiamenti climatici, la questione energia è diventata un argomento cruciale per l’americano medio che, anche con questi risultati elettorali, ha dimostrato di chiedere un cambiamento di rotta chiaro. L’importanza di questa tematica per la politica nazionale così come la diversità dell’atteggiamento di Obama da quello dei repubblicani trovano una semplice conferma nella raffica di decreti anti-ambiente varati dall’amministrazione Bush alla vigilia delle elezioni.
Tra le priorità annunciate da Obama c’è invece l’esigenza di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili di paesi instabili attraverso lo sviluppo di fonti di energia alternative, sostenuto da un fondo di 150 miliardi di dollari per il prossimo decennio. Non solo. Il piano è più ambizioso: ridurre le emissioni dell’80% entro il 2050, con costi per le aziende inquinanti ma con innegabili ritorni per le famiglie e per l’economia in generale. C’è la volontà di investire nella rete di trasporto pubblico, di ridurre la bolletta energetica in capo a famiglie ed aziende ma anche di aumentare l’occupazione, grazie alla creazione di nuovi di posti di lavoro nei settori green (bio-carburanti in primis). Quello che il neo-presidente ha proposto agli elettori è una nuova cultura industriale, in cui industria ed ambiente dismettono i panni di storici antagonisti e si trasformano nei protagonisti di una nuova era industriale che, attraverso lo sviluppo di un economia pulita, possa risollevare  le sorti dell’economia nazionale con quelle del pianeta, come hanno indicato già da tempo voci autorevoli. Una sinergia tanto più promettente perché si può basare sulle quelle che sono da sempre i punti di forza del sistema industriale americano: ricerca, innovazione, imprenditorialità.

L’America dell’emergenza mutui e del rischio recessione che Obama si troverà a guidare nei prossimi anni ha chiesto chiaramente una svolta: questa nuova cultura industriale, che coniuga il business con l’attenzione per l’ambiente potrà dimostrarsi un fondamentale tassello per ricostruire una nazione all’altezza di quel sogno americano, che il neo eletto presidente ha dichiarato di voler perseguire. Una sfida sicuramente non facile ma cruciale per gli Stati Uniti e per il resto del mondo.

Valentina De Marchi

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17 Responses to Obama e l’economia verde

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