La montagna si industria

Nei giorni scorsi si è svolto ad Asiago l’importante “raduno della montagna italiana”. Centinaia di sindaci in rappresentanza delle comunità montane hanno lanciato un accorato appello a tutto il Paese: il progressivo abbandono della montagna e dei territori rurali meno accessibili finirà presto per creare costi ambientali, sociali ed energetici crescenti per le popolazioni urbane. E’ dunque arrivato il momento di invertire il processo di spopolamento, contrastando la politica economica del governo nazionale che vede nella montagna e nelle sue istituzioni un semplice costo da ridurre. La strategia di riequlibrio territoriale che emerge dal raduno di Asiago non deve, tuttavia, essere confusa con le tradizionali logiche assistenziali e le rivendicazioni distributive dei territori in difficoltà. Questa volta, il messaggio sembra più coraggioso. Ciò che viene proposto, infatti, è guardare alla montagna e allo spazio rurale come straordinarie risorse per lo sviluppo e la crescita di competitività di tutto il Paese. In che modo? Investendo sulle filiere più innovative e promettenti anche dal punto di vista economico: basti pensare alla produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, solare, bio-masse, eolico, …), alla riduzione di emissioni di CO2 attraverso piani di forestazione e manutenzione boschiva, alla gestione intelligente della risorsa acqua, alle produzioni alimentari tipiche e biologiche, al turismo culturale e naturalistico, alla bio-edilizia, ai sistemi di trasporto sostenibile, allo sviluppo intensivo di servizi alle “comunità disperse” di persone e imprese attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Queste attività produttive possono trovare proprio nella montagna il territorio ideale per crescere, contribuendo in questo modo a rilanciare l’Italia sulle frontiere più avanzate dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile. Questo significa, perciò, un radicale cambiamento di prospettiva nel guardare al ruolo della montagna nello sviluppo nazionale. Non più solo aree marginali che chiedono compensazioni economiche, ma luoghi in cui sperimentare un nuovo modello di sviluppo, e nei quali produrre servizi di mercato a domanda pagante. Non più luoghi dell’abbandono, ma nuovi spazi di opportunità economica, sociale e culturale per i giovani. E’ inoltre necessario superare la vecchia idea della contrapposizione con la città, per accettare invece quella delle complementarità ambientali, energetiche, sociali. Le aree montane e rurali possono, infatti, svolgere funzioni “produttive” paragonabili a quelle dei grandi parchi urbani, solitamente la parte più qualificata degli insediamenti metropolitani, e componente sempre più importante nei bisogni e gli stili di consumo moderni. In questa parte del territorio può dunque prendere forma un “programma di sviluppo” per l’Italia, che può contare su imprenditori capaci, prospettive di crescita promettenti, flussi di domanda crescente sia a livello locale, sia nei mercati internazionali.
Affinché tutto questo avvenga, non è certo sufficiente limitarsi a sottoscrivere il “Manifesto di Asiago”. Le stesse comunità montane che hanno promosso l’iniziativa devono mostrare di saper cambiare davvero, trasformandosi da enti che distribuiscono risorse ad agenzie per lo sviluppo, capaci di promuovere investimenti per l’innovazione e attirare iniziative imprenditoriali e capitale umano di qualità. Perciò, al centro di questo progetto di rilancio non possono certo mancare la Scuola e l’Università. Una sfida, dunque, che parte dalla montagna, ma che parla a tutto il Paese.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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One Response to La montagna si industria

  1. Matteo dicono:

    Mi sembra davvero una visione sensata e che sottoscrivo in pieno. Tra l’altro gli stessi obiettivi sono perseguiti dalle politiche europee e non sarebbe troppo difficile mettere in piedi un progetto che, costruito così otterrebbe una valutazione molto alta, perchè è in linea con le politiche energetiche, di sviluppo sostenibile, di sviluppo rurale, per le regioni alpine e agricole della UE. Progetti su singoli aspetti o anche di sistema non mancano, in Italia e in Europa (penso alle regioni dell’Arco Alpino). Qualcuno conosce un buon centro di progettazione europeo con competenze sulla montagna?

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