Scuola 2.0

La scuola è al centro di animate polemiche e profonde riflessioni in queste settimane. Mi pareva il caso di dare un piccolo contributo alla discussione partendo da una presentazione che mi ha colpito: quella tenuta da Dave Eggers in occasione dei TED prize a marzo nel 2008. Spendete 20 minuti per vedere il video, ne vale la pena.

Qualche anno fa Eggers, uno tra i più brillanti scrittori americani viventi, decise di mettere al servizio della comunità il suo talento e le sue idee. Nello stabile di San Francisco nel quale si trova la sua casa editrice, McSweeney’s, decise di creare uno spazio nel quale lui e 12 amici (scrittori, editor, giornalisti e collaboratori di McSweeney’s) potessero dar vita ad un “dopo scuola” sui generis, seguendo in modo personalizzato giovanissimi studenti piu’ o meno disagiati e problematici. Nel tempo il fenomeno 826 Valencia cresce di dimensioni e visibilità: negli anni i volontari passano da 12 a 1400, i ragazzini seguiti diventano migliaia, lo staff di volontari del progetto interviene anche nelle classi delle scuole pubbliche. L’obiettivo del progetto, col crescere delle forze, non è più solamente quello di aiutare i ragazzi più disagiati, quanto quello di completare la formazione dei giovani insegnando loro a scrivere in modo creativo, o secondo le parole di Eggers, educarli alla pratica della parola come pratica di libertà e di espressione di sè stessi. In altre parole, l’esercito di volontari mobilitati da Eggers non solo aiuta gli insegnanti intervenendo nelle situazioni più problematiche, ma completa l’offerta del sistema educativo pubblico insegnando ai ragazzi ad esprimersi, scrivere dei testi, comporre poesie e libri (alcuni dei quali pubblicati e venduti da McSweeney’s).
Ci sono tre motivi per i quali l’iniziativa di Eggers dovrebbe essere tenuta in considerazione quando si parla di scuola. Il primo è l’indubbio valore sociale del suo progetto, la sua anima più filantropica. Un secondo elemento d’interesse è che mettendo a contatto i ragazzini con gli scrittori e gli editor di una casa editrice, professionisti della scrittura e dell’espressione, sta dando a questi piccoli cittadini l’opportunità di imparare cose che a scuola (per vincoli e risorse) non si possono insegnare compiutamente. Il terzo elemento è il ruolo attivo di quella che si è portati a definire la società civile: il volontariato, i professionisti e le famiglie. Per Eggers la scuola e’ il momento della formazione dei cittadini del futuro, della riduzione delle disparità, della costruzione degli strumenti intellettuali ed espressivi per cogliere le opportunità che il futuro riserva. Non è cosa da poco, non è funzione che si puo’ limitare a 4 ore al giorno ed al buon operare di bravi, ma pochi e necessariamente limitati, professionisti dell’educazione. Richiede una mobilitazione della società civile che attraverso contributi come quelli degli amici di Eggers ricostruisce, in meglio forse, le proprie basi ed il proprio futuro.

Durante l’accettazione del premio, Eggers ha espresso il desiderio che mille altri esperimenti simili nascessero negli USA ed ha dato vita all’iniziativa onceuponaschool.org. Sarebbe interessante fargli sapere che anche in Europa e in Italia ci siamo mossi in modo simile. Che ne dite?

Vladi

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4 Responses to Scuola 2.0

  1. Matteo dicono:

    Bel pezzo Vladi. Ahh… San Francisco!!! Non ho molto da aggiungere se non sottolineare l’importanza di un fattore spesso trascurato nelle economie fortemente orientate alla crescita quantitativa, ovvero la gratuità. Oggi ho visto di sfuggita un documentario sulla presenza di animali selvatici in cittadine del nord europa e sugli sforzi per preservarli pur in presenza di un ambiente antropico, con tutte le sue esigenze. Si raccontava la giornata di una specie di ranger impegnato a recuperare e riportare ai genitori cuccioli di alce. Come lo faceva? Beh, avevano dotato i genitori di radiocollare, e una volta recuperato il piccolo localizzavano la madre, la raggiungevano con un mezzo fuoristrada e liberavano il piccolo. Tra me e me riflettevo sul fatto che il governo locale avesse investito dei soldi pubblici in tecnologia (pur se piuttosto semplice come la radiolocalizzazione), mezzi e uomini, per salvaguardare alcuni cuccioli d’alce. Il ranger concludeva con una frase del tipo “la preservazione e contemplazione della natura anche in un ambiente fortemente urbanizzato è per me fonte di gioia quotidiana”. Non è una frase banale, anche dal punto di vista economico.
    Quello che voglio sottolineare è che mi sembra che la nostra società (quella italiana) stia perdendo di vista il senso della gratuità e degli investimenti a fondo perduto, senza un ritorno economico immediato, come la formazione e la ricerca, sostituiti dalla retorica dell’efficienza e della parità economica comunque e ovunque.
    Concludo con questo pezzo di Pino Corrias (tratto dal blog voglioscendere) sulle manifestazioni studentesche di questi giorni, che di nuovo intreccia il tema della gratuità.

    Sono belli e allegri i cortei di questi giorni contro la riforma della scuola ideata dagli staff dei ministri Tremonti & Brunetta e poi passata sotto banco, durante l’intervallo, alla ministra Mariastella Gelmini, che a ogni interrogazione in pubblico, e con notevoli occhiali, la difende a memoria.

    Sono belli, allegri e irriverenti, come è giusto che sia (“taglia taglia e il bambino raglia”) in omaggio, anche, alla giovinezza. Sono persino educati. Infinitamente più educati di quanto non lo siano gli adulti, non solo i politici, che stanno (che stiamo) furiosamente scassando il mondo, incapaci di distribuire un po’ di riso, un po’ di medicine, un po’ di acqua pulita, un po’ di contraccettivi per alleviarne la deriva. Ma capacissimi di moltiplicare guerre e crolli finanziari. Consumi e fallimenti. Trovando in tre settimane migliaia di miliardi di dollari per salvare le banche, ma nulla, o quasi nulla, da decenni, per salvare qualche ragazzino africano dalla malaria e comprare dei banchi in più per gli scolari di Scampia.

    Dicono che gli studenti ne sappiano poco o nulla della riforma della scuola e che protestino per niente. Il niente sarebbero i grembiulini, il sette in condotta, il maestro unico e magari le classi dell’apartheid padana. Ma se davvero fossero niente, allora perché la riforma? E se non prevedesse il taglio di classi, di scuole, di posti di lavoro, e di buon senso, perché affannarsi a vararla? Per licenziare un po’ di bidelli? Ma no, dice la signora Gelmini. La quale sa anche sorridere mentre spiega che tagliando qui e là si rimetterà ordine al disordine scolastico, ci sarà più disciplina e più premi ai meritevoli. La sua carriera lo dimostra. Le classi dirigenti lo dimostrano e il mondo che ne consegue pure. Sarà quel suo sorriso lieto a irritare i ragazzi più della riforma, oppure solo le bugie?

  2. Stefano dicono:

    Vladi

    la tua posizione (o se vuoi quella di dave eggers) è più eversiva di quel che credi. innanzi tutto perché immagini la fine del monopolio della docenza scolastica a favore di scrittori e “formidabili geni”. in italia, più che di filantropia, si parla volentieri di sussidiarietà. tu vai oltre: tu immagini un volontariato laico che affianca e completa il professore tradizionale; il che, nella mia personale esperienza di vita, non è una cosa scontata.

    ma c’è un elemento che rende ancora più eversiva (e decisamente interessante) la tua proposta ed è la passione che eggers dedica a coltivare il talento espressivo. siamo così abituati a una scuola in cui gli studenti sono chiamati a ripetere con zelante fedeltà manuali più o meno adeguati che la proposta praticata da eggers suona davvero scandalosa. quel talento che eggers cerca è libertà espressiva, piacere, autonomia. tutte cose molto “post-fordiste” (direbbe rullani) a cui la nostra scuola e la nostra società non sembrano ancora pronte.

    s.

  3. Vladi dicono:

    @ Matteo: condivido il pensiero. L’investimento, per definizione richiede tempi lunghi per dispiegare i suoi effetti e il formidabile genio si fa carico di investire a lungo termine su quello che (passatemi il termine) sarà il capitale umano di San Francisco. Non solo risorse che giocheranno la partita dell’economia, ma quella di una cittadinanza attiva e consapevole, che plasmerà il futuro piuttosto che subirlo.
    @Stefano: vero. Se il movente e’ stato per lo piu’ filantropico (dare un supporto agli esclusi dal sistema scolastico) nel tempo l’operazione del formidabile genio è diventata un’operazione più ampia di complemento e mobilitazione della “società civile” (altro termine che mi pare inadeguato). C’e’ chi parlerebbe di social entrepreneurship. Sulle cose post-fordiste che insegna Eggers (o chiunque abbia in mente iniziative simili) mi pare giusto che la scuola cominci a mettersi in gioco. Non necessariamente insegnandole (il suo compito è dare delle basi, “alfabetizzare”) ma dando respiro e supporto a chi s’industria per farlo nella società. Mi pare che il dibattito di questi giorni, al contrario, stia ancora considerando la scuola come l’unico e solo momento di formazione e crescita dei cittadini alti poco più di un metro. Capisco: il momento è teso e difficile, ma la questione deve essere posta.

  4. Thomas dicono:

    Complimenti, mi pare davvero un post molto interessante.
    Comunque anche noi stiamo cercando di fare qualcosa in questo senso. Al progetto “Inizitiave Scolastiche” (http://www.fondazionecariparo.it/dett_attivita.php?id=20), hanno partecipato quasi 500 classi nell’edizione 2006-07, sono state circa 600 l’anno scorso, e forse quest’anno saranno molte di più. E i laboratori creativi legati alla Mostra di Pinocchio (http://www.fondazionecariparo.it/dett_attivita.php?id=27) sono già tutti esauriti.
    Certo, quello che ha fatto Eggers è qualcosa di straordinario… ma forse si potrebbe provare a replicare l’iniziativa anche qui.
    Ahn, e non si sa mai, qualcuno potrebbe venire a richiedere proprio il vostro aiuto…

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