Società del Rischio

Il post di Stefano fa ricorso ai cicli lunghi di Braudel per interpretare l’attuale crisi finanziaria. Tutto sommato è una lettura rassicurante sull’evoluzione e sugli esiti della situazione. Alla fine il mondo ritorna ad avere un suo destino e soprattutto un suo baricentro (Cina) capace di rimettere in equilibrio il sistema economico. La lettura di Ulrich Beck (Conditio Humana. Il rischio nell’età globale), sociologo dell’Università di Monaco, leva molte delle certezze che i cicli del capitalismo moderno di Braudel ci offrono. Beck sostiene che siamo entrati in una fase storica e sociale completamente nuova che si chiama società globale del rischio. Che vuol dire? Che viviamo nella consapevolezza che eventi catastrofici, potenzialmente letali, possano accadere. Questa consapevolezza ci è data dal fatto che questi rischi sono il risultato dell’esplicita attività dell’uomo. Sembra paradossale. Nel momento in cui la modernità ha drasticamente ridotto molti dei rischi che nelle epoche passate hanno caratterizzato l’umanità (malattie, carestie, guerre), ci rendiamo conto che ha prodotto contemporaneamente nuovi rischi dagli esiti potenzialmente catastrofici come il mutamento climatico, le crisi finanziarie, il terrorismo. I nuovi rischi, ci avverte Beck, sono globali, non sono più confinabili in un luogo ed in una nazione, incalcolabili, gli effetti non sono prevedibili, irreversibili, i danni non possono essere compensati. Non ci sono risposte pronte a cui agrapparsi. Le tradizionali istituzioni (Stato, Scienza, Economia, Esercito) che nella modernità avevano il compito di offrire risposte credibili sono diventate delle ulteriori fonti di rischio. Come dice Beck sono parte del problema, non la soluzione. Le scoperte scientifiche (la genetica, l’energia nucleare) hanno effetti collaterali che sono difficilmente calcolabili e potenzialmente distruttivi. Ci muoviamo su una nuova frontiera in cui il sapere (la scienza) produce non-sapere (effetti non prevedibili). Un esempio? I CFC (Cloro Fluoro Carburi) che sono stati inventati nel primo dopoguerra come liquidi refrigeranti, erano considerati la frontiera in questo campo perché inodore, antiallergici e chimicamente inerti. Si è scoperto solo trent’anni dopo (prima non lo si poteva sapere) che questi gas hanno assottigliato lo strato dell’ozono. Applicando il ragionamento di Beck, l’attuale crisi finanziaria può esser vista con occhi diversi. Non come il fisiologico risultato della parabola del capitalismo ma come una crisi di successo della modernità. A questa crisi hanno contribuito lo Stato (con la deregulation degli istituti finanziari), la scienza (con la teoria della diversificazione del rischio e con il neoliberismo che hanno portato alla creazione del mercato dei derivati) le istituzioni bancarie (che hanno basato le loro speculazioni su modelli scientifici) ed i consumatori che hanno acquistato questi titoli. Ci interessa poco, a questo punto, se è avvenuta a New York o se la prossima avverrà a Shanghai. Le conseguenze di queste crisi non sono arginabili; gli effetti si sentiranno ovunque anche in quei paesi che non hanno responsabilità nella genesi di questo evento. Beck sostiene che solo l’anticipazione al tempo presente delle probabilità che accadono eventi catastrofici offre l’opportunità per un nuovo inizio. La possibilità in sostanza di muoversi in anticipo, evitando che questi rischi si trasformino in realtà. Un’enfasi sulla pre-occupazione che riguarda tanto gli individui (cittadini responsabili) quanto gli Stati. Secondo Beck gli individui hanno la possibilità attraverso associazioni e movimenti in rete di impedire e/o sollevare dibattiti più approfonditi su temi di fondo. Gli stati devono adoperarsi per una realpolitik cosmopolita, una politica capace di muoversi a scala globale oltre i confini nazionali, come sta accadendo con gli accordi tra i governi in questi ultimi mesi. Quello che non possiamo più fare è aspettare che la storia faccia il suo corso (e si ripeta). Pensiamo a che cosa potrebbe accadere dal punto di vista ambientale se la Cina diventasse la nuova superpotenza al posto degli Stati Uniti.”Siamo condannati ad organizzare il futuro per poter sopravvivere”(p. 366).

Marco

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