Dove vive l’innovazione?

Sabato sera ho partecipato all’Adunata del contemporaneo di Bassano. Dopo aver sfidato senza paura la statale SS13 (Udine-Bassano 3h) e combattuto con ardimento le avversità del clima (un temporale terrificante) ho raggiunto l’agognato Castello degli Ezzelini dove qualcuno aveva pensato bene di offrire un meritato ristoro.
La gita in quel di Bassano mi ha stupito. Forse non eravamo in cinquantamila, ma c’era una comunità in festa. C’erano industriali di grido a spasso con designer, giornalisti, comunicatori, ricercatori, runners (il giorno dopo c’era la mezza maratona del Brenta), street artists (per Infart) e anche un sacco di giovani a riempire tutti i bar del centro. Se l’obiettivo era rendere visibile la comunità dei creativi del Nordest, direi che è stato centrato.
Mentre camminavo per le vie del centro non potevo non fare il confronto con la mia ultima serata al Festival del Cinema del Lido. Gita istruttiva quella alla famosa “cittadella del cinema”. Uno si immagina, a Venezia, un spazio tutto glamour/design aperto agli appassionati e ai curiosi e, invece, si ritrova a vagare per una serie di stand che fanno pensare a quelle sagre di paese di qualche anno fa (quelle attuali si sono molto evolute). Se a Bassano si sentiva una comunità che si apriva al nuovo, al Lido si respirava l’aria di una liturgia faticosa, dove una tribù di adepti più o meno accreditati ciondola tra una sala e l’altra senza nemmeno troppo entusiasmo per vip e star.
Impossibile non interrogarsi di fronte a una (presunta) campagna che dimostra molta più capacità di innovare di una (presunta) città. E’ una costante della terza Italia manifatturiera. Prigioniere delle professioni e delle corporazioni, le città del Nord Est soffrono non poco a farsi carico di un percorso di rinnovamento. Al solito, è la provincia che mostra di avere qualcosa da raccontare.
Si dirà: non è così né a Milano né a Torino. Vero. Ma Milano e Torino sono spazi metropolitani; sono mercati contendibili; sono luoghi del confronto (e anche del conflitto). Abbiamo letto che “la nuova città sta divenendo anche il luogo (..) dal quale dipende il futuro dell’economia e della società della conoscenza”. Sarei più prudente. Le città svolgono ruolo di traino dell’economia della conoscenza solo quando sono in grado di superare una soglia critica in termini di funzioni e opportunità. Solo quando diventano spazi metropolitani. Oggi molte città di media del grandezza non hanno ingranato la marcia. Molti nostri sindaci di città sono molto più ossessionati da aiuole in ordine, prostitute sulle strade, perimetri di campi rom che dal futuro dell’economia post-fordista. Non gliene si può fare un torto, certo. L’ordine pubblico è una cosa seria. Ma lo è anche il futuro della nostra economia.
Per ora dobbiamo ringraziare i creativi di Bassano.

Stefano

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