Calatrava e i disabili

l quarto ponte sul Canal Grande di Venezia non sarà inaugurato dal presidente Napolitano. Le ragioni dell’inciampo istituzionale sono diverse, ma la principale rimane la mancata accessibilità del ponte ai disabili. Semplice autolesionismo lagunare di fronte a un’opera d’arte di indiscutibile valore estetico? Non proprio.
Mentre leggevo sul corriere on line il resoconto della mancata inaugurazione del famoso ponte di Calatrava a Venezia ho ripensato alla polemica fra Greenpeace e Apple (qui il sito). A Steve Jobs, gli attivisti di Greenpeace hanno rimproverato di non aver adottato tutte le misure possibili per rendere “la mela un po’ più verde”. Alcune delle sostanze chimiche utilizzate da Apple andrebbero un giorno a finire fra le montagne indiane dove, da diversi anni, si riciclano i prodotti dell’elettronica di consumo. La battaglia, logorante, ha messo in moto qualche cambiamento. Steve Jobs si è dato da fare.
Ho provato a indagare le ragioni di questa mia libera associazione mentale. I computer Apple, mi sono detto, sono belli e funzionano bene (un po’ come il ponte di Calatrava, speriamo). Eppure i signori di Greenpeace sono lì a dire la loro su PVC e BRF, un po’ come il signor Pino Toso è lì a lamentarsi da anni sul mancato rispetto di alcune procedure essenziali per il rispetto dei disabili. Possiamo soprassedere, almeno per una volta? No. Non possiamo proprio.
No, perché oggi, il design, la produzione industriale, l’architettura sono chiamati a farsi carico di un’idea di bello e funzionale è un po’ più complessa che in passato. Gli oggetti che ci circondano devono essere belli, ma devono essere anche compatibili con i vincoli di uno sviluppo sostenibile (no sprechi, non sostanze tossiche), devono rispettare la proprietà intellettuale (chi copia è cattivo), devono tener conto dei principi base della responsabilità sociale (un bel pallone da calcio non è bello se è stato cucito da un bambino thai). Fino a che questi segnali rimangono deboli esiste un margine di manovra possibile: si può dimostrare più o meno sensibilità al tema. Quando questi segnali si fanno espliciti, quando sono i futuri utilizzatori di un bene e di un servizio ad alzare la voce, è necessario darsi da fare.
Di questi tempi, abbiamo capito, almeno a parole, che l’innovazione non è un fatto semplicemente ingegneristico, né un processo da limitare a qualche ufficio con l’etichetta R&D. Innovare significa farsi carico dei significati che un prodotto porta con sé, soprattutto ascoltando coloro che questo prodotto lo dovranno usare. Non perché l’ascolto è un gesto di carità cristiana, ma perché l’utilizzatore di un servizio ha una sua intelligenza e magari qualche proposta la può pure fare.

PS. Mi è stato detto che la curvatura del ponte rendeva complicate soluzioni di mobilità per disabili. Ricordo a tutti che l’uomo, nel 1969, è sbarcato sulla luna. (Forse una qualche soluzione la si poteva pure trovare..)

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