Repubblica rilancia il Made in Italy

Nella prima pagina di Repubblica di ieri campeggiava un bell’articolo di Mario Pirani a commento del prossimo quaderno della Fondazione Edison. Titolo un po’ criptico: “La rivincita dell’asse fra Roma e Berlino”. Più da Storia Illustrata che da commento economico. Sta di fatto che Pirani ha discusso i risultati delle ricerche di Marco Fortis sulla competitività del nostro paese (molto lusinghieri), basati sul Trade Productivity Index messo a punto da Unctad e Wto.
Il Trade Productivity Index (Tpi) è costruito sulla base di 5 sotto indicatori (saldo commerciale, export pro capite, quota nell’ export mondiale, livello di diversificazione in numero di prodotti per ogni settore) misurati per 14 macro settori del commercio internazionale. L’obiettivo è quello di andare oltre il valore assoluto dell’ interscambio, per tenere conto anche della popolazione dei vari paesi, del loro grado di specializzazione produttiva e della loro concentrazione su  prodotti e mercati. I risultati parlano di un’Italia assolutamente competitiva: nei tre comparti Tessile, Abbigliamento, Cuoio pelletteria calzature siamo i più competitivi di fronte a Germania e Cina. Risultiamo al secondo posto nel settore della Meccanica non elettronica, dei Prodotti manufatti di base, dei Prodotti diversi, della Meccanica elettrica ed elettrodomestici (in tutti e quattro i casi seguiamo la Germania).
A partire dalle classifiche relative nei diversi settori, Fortis ha elaborato un vero e proprio “medagliere”. La parte del leone spetta alla Germania, con sette ori e due argenti. L’Italia segue con tre ori e quattro argenti. Segue in terza posizione l’Olanda con due ori e un argento. In una lunga intervista a sostegno dell’articolo di fondo, Fortis completa il ragionamento distinguendo attrattività e competitività di un paese: l’Italia – dice Fortis – non è un paese che attrae investitori (troppa burocrazia, troppe incertezze legati, troppo fisco), ma è un paese che continua a macinare successi attraverso le sue piccole e medie imprese e i distretti industriali.
Novità assolute? Solo in parte. Per chi ha avuto modo di seguire il Fortis-pensiero in questi anni, i risultati anticipati da Repubblica non sono così nuovi. La Fondazione Edison si sbraccia da anni per segnalare i dati del nostro export e per mettere in evidenza la tenuta dei nostri distretti. In rete potete trovare una presentazione dove il medagliere di Fortis, costruito sul TPI del 2005, riproduce più o meno la stessa classifica del 2008 (prima Germania, seconda Italia, terza Singapore). La novità, piuttosto, è che Repubblica, a lungo scettica sulla capacità di competere della Terza Italia, ha deciso di abbandonare la retorica del declino. Ha deciso di smetterla con il piagnisteo sulla rovina del paese. Un assaggio lo avevamo avuto nelle scorse settimane con il viaggio in venti tappe di Affari e Finanza nei distretti italiani. Ieri il fondo di Pirani. Finalmente.
Stefano

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2 Responses to Repubblica rilancia il Made in Italy

  1. marco dicono:

    “… eppur si muove” come disse Galileo. Speriamo non si tratti di un paio di felici episodi e corrisponda ad un cambio di rotta sostanziale. Abbiamo bisogno in Italia di una discussione più razionale e serena sul nostro sistema paese. Stracciarsi le vesti non aiuta a cambiare la situazione.

  2. Valentina dicono:

    Ho letto anche io con stupore ieri l’articolo su Repubblica: dopo mesi in cui si sono susseguiti articoli che descrivevano e prevedevano nuvole nere sull’economia italiana, finalmente qualcuno che cerca di catturare in qualche modo la vivacità e il successo dell’economia delle PMI che siamo stati abituati a conoscere.

    Mentre scorrevo l’articolo di Pirano continuavo a tornare col pensiero agli altri indicatori negativi che avevo letto nelle stesse pagine fino al giorno prima e la mia mente continuava a cercare una spiegazione a tanta differenza di vedute. Sicuramente tanti tra gli indicatori negativi di cui sopra non sono in grado di catturare tutti i successi e le potenzialità delle aziende imprenditoriali italiane, ma anche un altra spiegazione si è fatta largo tra i miei pensieri.
    Il TPI è un indicatore fondato sostanzialmente sulla presenza nei mercati globali. Ma i risultati della ricerca TeDIS, condotta con cadenza annuale presso aziende distrettuali e non, ci dice anche che non c’è una diretta e chiara correlazione tra l’internazionalizzazione e le performance delle aziende.

    La verità sta nel mezzo?

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