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	<title>Comments on: Sulla meritocrazia in Italia</title>
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	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 18:42:19 +0000</pubDate>
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		<title>By: Hijada</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-71769</link>
		<dc:creator>Hijada</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 10:26:49 +0000</pubDate>
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		<description>E di grazia chi dovrebbe decidere chi merita?
e con quale logica?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E di grazia chi dovrebbe decidere chi merita?<br />
e con quale logica?</p>
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	<item>
		<title>By: LivePaola</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-33208</link>
		<dc:creator>LivePaola</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 13:03:43 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Stefano per il link... Nel frattempo, è arrivato anche il blog Meritocrazia:
http://www.meritocrazia.com/
Credo che a Roger interesserebbero le tue considerazioni sulla meritocrazia che passa per l'imprenditorialità: usa i commenti al blog per inviargliele, potrebbe nascerne una discussione interessante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Stefano per il link&#8230; Nel frattempo, è arrivato anche il blog Meritocrazia:<br />
<a href="http://www.meritocrazia.com/" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.meritocrazia.com/?referer=');">http://www.meritocrazia.com/</a><br />
Credo che a Roger interesserebbero le tue considerazioni sulla meritocrazia che passa per l&#8217;imprenditorialità: usa i commenti al blog per inviargliele, potrebbe nascerne una discussione interessante.</p>
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	<item>
		<title>By: Samuel Mazzolin</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-18330</link>
		<dc:creator>Samuel Mazzolin</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 10:29:11 +0000</pubDate>
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		<description>Oggettivamente, è scontato che il sistema Italia non è meritocratico - forse non lo è mai stato, se guardiamo anche alla nostra storia. Siamo il paese dei campanili e del particulare, del signorotto di provincia e dei presidenti di qualsiasi cosa: tutti vogliono comandare, nel loro piccolo, e sistemare gli amici. Micro e macro (penso alla mafia) strutture di potere che dialogano con le istituzioni, a tutti i i livelli. Dalla religione alla politica, e non è qualunquismo.

Ma continuare a raccontarcelo non aggiunge tasselli utili alla risoluzione del problema. E' la solita storia: puoi essere in gamba (nel lavoro come all'università), ma spesso è più importante chi conosci piuttosto che chi sei e cosa sai fare; e molte persone che "conoscono e si conoscono" fanno da tappo a talenti validi, in tutti i campi. 

Per quanto difficile sia, la scommessa diventa riuscire a farcela in QUESTO sistema, perchè sognare condizioni che non ci sono porta solo alla frustrazione. Poi possiamo raccontarcela di quanto bello SAREBBE - ma intanto non è - e perdiamo di vista la realtà. 

Una provocazione: in mancanza di una mappa precisa e di regole del gioco chiare - oppure inapplicate per i motivi di cui sopra - forse è meglio utilizzare una bussola per le proprie scelte, che sappia scremare in modo netto cosa è lecito e cosa non lo è, cosa è giusto e cosa non va bene. Avendo ben chiara la propria scala di valori, scegliendo se decidere di andar via a testa alta, sempre, o di adattarsi a quelle stesse dinamiche che, a parole, tutti condannano. 

Voi da che parte state? L'italiano medio, purtroppo, è la classica persona che fa l'elenco dei difetti agli altri ma chiude gli occhi sulle proprie furbate, mentre coccola il baroncino di turno perchè gli conviene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oggettivamente, è scontato che il sistema Italia non è meritocratico - forse non lo è mai stato, se guardiamo anche alla nostra storia. Siamo il paese dei campanili e del particulare, del signorotto di provincia e dei presidenti di qualsiasi cosa: tutti vogliono comandare, nel loro piccolo, e sistemare gli amici. Micro e macro (penso alla mafia) strutture di potere che dialogano con le istituzioni, a tutti i i livelli. Dalla religione alla politica, e non è qualunquismo.</p>
<p>Ma continuare a raccontarcelo non aggiunge tasselli utili alla risoluzione del problema. E&#8217; la solita storia: puoi essere in gamba (nel lavoro come all&#8217;università), ma spesso è più importante chi conosci piuttosto che chi sei e cosa sai fare; e molte persone che &#8220;conoscono e si conoscono&#8221; fanno da tappo a talenti validi, in tutti i campi. </p>
<p>Per quanto difficile sia, la scommessa diventa riuscire a farcela in QUESTO sistema, perchè sognare condizioni che non ci sono porta solo alla frustrazione. Poi possiamo raccontarcela di quanto bello SAREBBE - ma intanto non è - e perdiamo di vista la realtà. </p>
<p>Una provocazione: in mancanza di una mappa precisa e di regole del gioco chiare - oppure inapplicate per i motivi di cui sopra - forse è meglio utilizzare una bussola per le proprie scelte, che sappia scremare in modo netto cosa è lecito e cosa non lo è, cosa è giusto e cosa non va bene. Avendo ben chiara la propria scala di valori, scegliendo se decidere di andar via a testa alta, sempre, o di adattarsi a quelle stesse dinamiche che, a parole, tutti condannano. </p>
<p>Voi da che parte state? L&#8217;italiano medio, purtroppo, è la classica persona che fa l&#8217;elenco dei difetti agli altri ma chiude gli occhi sulle proprie furbate, mentre coccola il baroncino di turno perchè gli conviene.</p>
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	<item>
		<title>By: Thomas</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-18301</link>
		<dc:creator>Thomas</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 14:52:33 +0000</pubDate>
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		<description>Per me una società basata sulla meritocrazia deve passare necessariamente per una scuola (e più in generale un sistema di formazione)che sappia valorizzare i talenti.
In questo senso non mi vergogno a dire che dovremmo prendere a modello il sistema americano. Da quello che vedo (da qui) gli studenti americani sono abituati alle "competition"; dalla scuola all'università si fanno contest su qualsiasi cosa: la conoscenza della cultura classica, lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali, la presentazione di casi di studio... per non parlare delle attività sportive.
In questi casi la persona (ma più spesso il gruppo) che vince riceve, oltre ad un buon voto un riconoscimento pubblico e un maggiore appagamento personale. Inoltre tutti hanno la possibilità di assistere e valutare la performance degli studenti, in modo tale che sia condivisa la sensazione che chi vince sia veramente il migliore.
Non come qui da noi, dove il sistema d'istruzione premia a volte i più diligenti, ma quasi mai i più brillanti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per me una società basata sulla meritocrazia deve passare necessariamente per una scuola (e più in generale un sistema di formazione)che sappia valorizzare i talenti.<br />
In questo senso non mi vergogno a dire che dovremmo prendere a modello il sistema americano. Da quello che vedo (da qui) gli studenti americani sono abituati alle &#8220;competition&#8221;; dalla scuola all&#8217;università si fanno contest su qualsiasi cosa: la conoscenza della cultura classica, lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali, la presentazione di casi di studio&#8230; per non parlare delle attività sportive.<br />
In questi casi la persona (ma più spesso il gruppo) che vince riceve, oltre ad un buon voto un riconoscimento pubblico e un maggiore appagamento personale. Inoltre tutti hanno la possibilità di assistere e valutare la performance degli studenti, in modo tale che sia condivisa la sensazione che chi vince sia veramente il migliore.<br />
Non come qui da noi, dove il sistema d&#8217;istruzione premia a volte i più diligenti, ma quasi mai i più brillanti.</p>
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	<item>
		<title>By: Cinzia</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-18162</link>
		<dc:creator>Cinzia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 14:20:14 +0000</pubDate>
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		<description>... e poi, se adduciamo a simbolo della meritocrazia la Permasteelisa guidata da quello str**** di sangue blu che e' Davide Croff, stiamo freschi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; e poi, se adduciamo a simbolo della meritocrazia la Permasteelisa guidata da quello str**** di sangue blu che e&#8217; Davide Croff, stiamo freschi&#8230;</p>
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	<item>
		<title>By: Lorenzo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-18138</link>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 19:49:47 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo con Stefano, ma non posso che concordare anche con Cesare.
Comunicare una meritocrazia che passa per l'imprenditorialità andrebbe fatto senz'altro, ma mettendola in contrapposizione forte con ciò che non va nel pubblico.
Mi capita spesso di fare riunioni con amministratori pubblici o partecipare ad incontri perché fa cool; peccato poi che i signori in questione facciano business con gli amichetti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Stefano, ma non posso che concordare anche con Cesare.<br />
Comunicare una meritocrazia che passa per l&#8217;imprenditorialità andrebbe fatto senz&#8217;altro, ma mettendola in contrapposizione forte con ciò che non va nel pubblico.<br />
Mi capita spesso di fare riunioni con amministratori pubblici o partecipare ad incontri perché fa cool; peccato poi che i signori in questione facciano business con gli amichetti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: DestraLab &#187; Il problema è&#8230;</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-18126</link>
		<dc:creator>DestraLab &#187; Il problema è&#8230;</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 10:37:34 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Sulla meritocrazia in Italia. [&#8230;] L’analisi del paese che Abravanel propone è tutt’altro che rassicurante: un paese immobile, esangue, un po&#8217; come la Ravenna di Brancaleone (quella di “ti vedo e ti piango”). Mentre scorro le pagine mi chiedo come ci facciano sedere ancora al G8 e come sia possibile che l’Italia risulti ancora interessante al netto di calcio e scandali politici. Arrivo stremato a pagina 268 del libro. Titolo del paragrafo: Luxottica. Tiro un sospiro di sollievo. Luxottica: ma certo. Il nostro paese non ha avuto né Harvard né il MIT, ma almeno qualche imprenditore disposto a rischiare del suo ce l’abbiamo. Leggo il paragrafo e subito mi devo ricredere. Per Abravanel il successo di Luxottica deve il suo successo prima di tutto “per aver rotto con le logiche delle imprese familiari italiane”. Insomma, un’eccezione alla regola. E qui proprio mi scaldo. Abravanel, perché non farsi un giretto per la Terza Italia? Veneto e Emilia Romagna in quindici anni hanno quadruplicato il loro volume di esportazioni senza avere dalla loro una presunta “fabbrica dei talenti”. Sul fronte della meritocrazia, ci sarà pure qualcosa che funziona. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Sulla meritocrazia in Italia. [&#8230;] L’analisi del paese che Abravanel propone è tutt’altro che rassicurante: un paese immobile, esangue, un po&#8217; come la Ravenna di Brancaleone (quella di “ti vedo e ti piango”). Mentre scorro le pagine mi chiedo come ci facciano sedere ancora al G8 e come sia possibile che l’Italia risulti ancora interessante al netto di calcio e scandali politici. Arrivo stremato a pagina 268 del libro. Titolo del paragrafo: Luxottica. Tiro un sospiro di sollievo. Luxottica: ma certo. Il nostro paese non ha avuto né Harvard né il MIT, ma almeno qualche imprenditore disposto a rischiare del suo ce l’abbiamo. Leggo il paragrafo e subito mi devo ricredere. Per Abravanel il successo di Luxottica deve il suo successo prima di tutto “per aver rotto con le logiche delle imprese familiari italiane”. Insomma, un’eccezione alla regola. E qui proprio mi scaldo. Abravanel, perché non farsi un giretto per la Terza Italia? Veneto e Emilia Romagna in quindici anni hanno quadruplicato il loro volume di esportazioni senza avere dalla loro una presunta “fabbrica dei talenti”. Sul fronte della meritocrazia, ci sarà pure qualcosa che funziona. [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: paolo di bella</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-18079</link>
		<dc:creator>paolo di bella</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 20:05:54 +0000</pubDate>
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		<description>del post di stefano mi colpisce soprattutto l'idea di lavorare con il materiale a nostra disposizione.
l'imitazione di altri modelli di sviluppo potrebbe generare frustrazione.

se roberto rossellini avesse preso a modello il cinema hollywoodiano nella sua perfezione formale e organizzativa non avremmo avuto il neo realismo, uno dei più importanti contributi culturali dell'italia nel mondo del dopoguerra.

la povertà di mezzi, non è una novità, produce stimolo al superamento dello statu quo.
la ricerca italiana continua, sorprendentemente, a produrre  in molti campi scoperte scientifiche importanti e niente affatto marginali per lo sviluppo tecnologico.
il dipartimento di fisica dell'università di bologna studia da tempo la possibilità di creare nano motori fatti di molecole e il prof. zennoni che guida la ricerca è un probabile candidato al nobel per la fisica.
non si tratta di eccezioni che confermano la regola. di esempi così se ne possono fare molti.
però, alla fine, per qualche motivo, tutto finisce nel nulla. i brevetti finiscono all'estero e altri prosperano.
è la sindrome di meucci del libro di giuliano da empoli.
sarebbe sufficiente (facile a dirsi) che la parte sana della società imprenditoriale italiana credesse al potenziale generato dalla ricerca italiana.
finora i nostri governi hanno dimostrato di non credere alle possibilità che il nostro paese può ancora mettere in campo.
forse una fiorente società imprenditoriale è sinonimo di un mondo più libero e per questo meno controllabile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>del post di stefano mi colpisce soprattutto l&#8217;idea di lavorare con il materiale a nostra disposizione.<br />
l&#8217;imitazione di altri modelli di sviluppo potrebbe generare frustrazione.</p>
<p>se roberto rossellini avesse preso a modello il cinema hollywoodiano nella sua perfezione formale e organizzativa non avremmo avuto il neo realismo, uno dei più importanti contributi culturali dell&#8217;italia nel mondo del dopoguerra.</p>
<p>la povertà di mezzi, non è una novità, produce stimolo al superamento dello statu quo.<br />
la ricerca italiana continua, sorprendentemente, a produrre  in molti campi scoperte scientifiche importanti e niente affatto marginali per lo sviluppo tecnologico.<br />
il dipartimento di fisica dell&#8217;università di bologna studia da tempo la possibilità di creare nano motori fatti di molecole e il prof. zennoni che guida la ricerca è un probabile candidato al nobel per la fisica.<br />
non si tratta di eccezioni che confermano la regola. di esempi così se ne possono fare molti.<br />
però, alla fine, per qualche motivo, tutto finisce nel nulla. i brevetti finiscono all&#8217;estero e altri prosperano.<br />
è la sindrome di meucci del libro di giuliano da empoli.<br />
sarebbe sufficiente (facile a dirsi) che la parte sana della società imprenditoriale italiana credesse al potenziale generato dalla ricerca italiana.<br />
finora i nostri governi hanno dimostrato di non credere alle possibilità che il nostro paese può ancora mettere in campo.<br />
forse una fiorente società imprenditoriale è sinonimo di un mondo più libero e per questo meno controllabile.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Luca</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-18078</link>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 19:27:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-18078</guid>
		<description>Ottimo post! Non conoscevo il tuo blog ma lo metterò subito tra i preferiti.
Relativamente all'Italia e al cosiddetto modello Nord-Est, è possibile affermare, ex post, che la Terza Italia ha rappresentato davvero un esempio di superamento del fordismo. Molti studiosi della complessità hanno assimilato il modello nordestino alle dinamiche emergenti dei sistemi complessi. Pur in assenza di un chiaro disegno prestabilito, tanti piccoli agenti hanno fatto emergere dal basso un sistema fortemente competitivo basato su distretti auto-organizzati.
Certo, restando sul Nord-Est, forse quello che manca oggi è proprio una guida, una direzione da intraprendere che poi possa essere cambiata durante il cammino, ma che faccia intravedere un possibile progetto per una proposta dopo il fordismo. 
Considerazioni come "investi poco in ricerca quindi non puoi essere competitivo" sono figlie del pensiero lineare, causa-effetto. L'unica causa è l'investimento in ricerca? No, non credo. Altrimenti noi Italiani saremmo a livelli di Paesi molto meno sviluppati.
La realtà è ... complessa. Non c'è un'unica causa. Ce ne sono molte, concomitanti, interagenti, compresenti. Nella diversità degli approcci, nella transdisciplinarità e nele ibridazioni potremo ancora dire la nostra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo post! Non conoscevo il tuo blog ma lo metterò subito tra i preferiti.<br />
Relativamente all&#8217;Italia e al cosiddetto modello Nord-Est, è possibile affermare, ex post, che la Terza Italia ha rappresentato davvero un esempio di superamento del fordismo. Molti studiosi della complessità hanno assimilato il modello nordestino alle dinamiche emergenti dei sistemi complessi. Pur in assenza di un chiaro disegno prestabilito, tanti piccoli agenti hanno fatto emergere dal basso un sistema fortemente competitivo basato su distretti auto-organizzati.<br />
Certo, restando sul Nord-Est, forse quello che manca oggi è proprio una guida, una direzione da intraprendere che poi possa essere cambiata durante il cammino, ma che faccia intravedere un possibile progetto per una proposta dopo il fordismo.<br />
Considerazioni come &#8220;investi poco in ricerca quindi non puoi essere competitivo&#8221; sono figlie del pensiero lineare, causa-effetto. L&#8217;unica causa è l&#8217;investimento in ricerca? No, non credo. Altrimenti noi Italiani saremmo a livelli di Paesi molto meno sviluppati.<br />
La realtà è &#8230; complessa. Non c&#8217;è un&#8217;unica causa. Ce ne sono molte, concomitanti, interagenti, compresenti. Nella diversità degli approcci, nella transdisciplinarità e nele ibridazioni potremo ancora dire la nostra.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Tra Bologna e Venezia &#171; Le cittá sono la ricchezza delle nazioni</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/07/08/sulla-meritocrazia-in-italia/#comment-18073</link>
		<dc:creator>Tra Bologna e Venezia &#171; Le cittá sono la ricchezza delle nazioni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 18:15:24 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Per ovvie ragioni, la maggior parte del rimpiazzo delle importazioni consiste di beni fatti nelle citta&#8217; e di servizi, ovviamente, non di tutti i beni. Alcuni dei piu&#8217; brillanti momenti di rimpiazzo delle importazioni coinvolgono prodotti prettamente rurali. Alcuni esempi del passato sono il rimpiazzo del ghiaccio naturale con i frigoriferi costruiti in fabbriche cittadine; rimpiazzi di cotone, lino, seta e pelliccia con articoli sintetici, progettate nelle citta&#8217;; rimpiazzi di avorio e tartaruga con plastiche.  Non c&#8217;e&#8217; dubbio che in queste citta&#8217; si continuera&#8217; a progredire con la creativita&#8217; di rimpiazzare le importazioni, come nel caso di rimpiazzo di carburanti fossili. Il rimpiazzo delle importazioni non e&#8217; un processo grandioso. I rimpiazzi sono inizialmente piccoli, spesso coinvolgono oggetti che in se tessi sono di poca importanza, e in molti casi sono imitazioni - ma cio&#8217; nonostante in aggregato, aggiungono una forte spinta economica, la stessa spinta che il Professore dell&#8217;MIT aveva osservato fra Bologna e Venezia. Continua&#8230; [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Per ovvie ragioni, la maggior parte del rimpiazzo delle importazioni consiste di beni fatti nelle citta&#8217; e di servizi, ovviamente, non di tutti i beni. Alcuni dei piu&#8217; brillanti momenti di rimpiazzo delle importazioni coinvolgono prodotti prettamente rurali. Alcuni esempi del passato sono il rimpiazzo del ghiaccio naturale con i frigoriferi costruiti in fabbriche cittadine; rimpiazzi di cotone, lino, seta e pelliccia con articoli sintetici, progettate nelle citta&#8217;; rimpiazzi di avorio e tartaruga con plastiche.  Non c&#8217;e&#8217; dubbio che in queste citta&#8217; si continuera&#8217; a progredire con la creativita&#8217; di rimpiazzare le importazioni, come nel caso di rimpiazzo di carburanti fossili. Il rimpiazzo delle importazioni non e&#8217; un processo grandioso. I rimpiazzi sono inizialmente piccoli, spesso coinvolgono oggetti che in se tessi sono di poca importanza, e in molti casi sono imitazioni - ma cio&#8217; nonostante in aggregato, aggiungono una forte spinta economica, la stessa spinta che il Professore dell&#8217;MIT aveva osservato fra Bologna e Venezia. Continua&#8230; [...]</p>
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	</item>
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