Firstdraft visto dalla Francia

Tommaso Regazzola, economista che vive e lavora in Francia, ha provato a leggere i temi che affrontiamo su Firstdraft da una prospettiva francese. Di seguito ho riportato un brano del testo che Tommaso ha scritto e che trovate nella sua versione integrale in calce al post.

Fare Metropoli

Mentre in altre regioni europee ci si sforza, oggi, di rimediare agli inconvenienti di un monocentrismo accentratore e soffocante, il Veneto é alle prese con un territorio in cui l’antico policentrismo é stato come inghiottito da una “area metropolitana diffusa” e confusa, priva di centro e di forma, dove le identità costituenti sono sempre meno riconoscibili. Questa sterminata «periferia» che ogni comunità locale dilata, creando la propria ricchezza in modo autonomo, soffre, oggi, delle contraddizioni di un’agglomerazione di alcuni milioni di persone e, come succede a tutti i territori che hanno raggiunto un’intensità di produzione di ricchezza comparabile, accumula importanti diseconomie urbanistiche, infrastrutturali, ambientali, paesaggistiche.
Per decenni, la densità delle relazioni sociali nel comune/comunità é stata il supporto del vantaggio competitivo dei distretti; ma, oggi, le funzioni che fanno il successo di molte delle imprese che affrontano con successo la competizione internazionale possono difficilmente affermarsi dentro gli spazi esigui delle comunità locali e hanno bisogno di una scala metropolitana. L’insufficenza locale delle funzioni avanzate (R&D, reti telematiche, logistica, design, comunicazione) potrebbe spingere le aziende più performanti a migrare verso altre localizzazioni, rompendo il legame con il giacimento di competenze del territorio, con ripercussioni catastrofiche per il retroterra delle piccole imprese, che vedrebbero sparire le loro locomotive.
Oggi, insomma, “fare metropoli”, diventa indispensabile non tanto costruendo nuove infrastrutture fisiche o nuove strutture amministrative, ma soprattutto, avviando i coordinamenti necessari perché qualsiasi progetto, qualsiasi proposta possa esser concepito già in funzione dell’intero spazio metropolitano.
Però, cambiar scala territoriale, uscire dalla gabbia dei localismi, trasformare il centralismo gerarchico amministrativo in un federalismo democratico, compatibile con l’auto-organizzazione delle comunità locali, vuol dire misurarsi, più che con la pretesa grettezza dei contadini e la meschineria dei piccoli imprenditori, con l’inerzia istituzionale delle organizzazioni sociali (partiti, sindacati, associazioni di impresa, scuola, università e parte dell’economia civile), battersi contro la chiusura intellettuale degli apparati locali, giocare sul terreno istituzionale e sul tavolo dei “politici” e, in fin dei conti, andare a cozzare contro il muro dei rapporti che legano il Nord Est allo Stato Italiano, nel suo assieme…..
Ben sapendo che “la politica” resta “lo strumento decisivo dei veri cambiamenti nel paese”, ma essendo chiaramente restìa (per ragioni comprensibili) a lanciarsi in quella lotta, il gruppo di first draft sembra intravvedere la possibilità di prendere delle iniziative propedeutiche che, secondo il motto di Paolini (Prima de parlar tasi) e il consiglio di Stefano (prima di raccontare abbiamo bisogno di imparare a guardare), potrebbero permettere–nello stesso tempo- di confortare la sua legittimità e di aggirare l’ostacolo.
Richiamandosi (per la prima volta, mi sembra, nell’analisi del Nord Est, che ha sempre avuto un taglio economico-industriale), a considerazioni situate sul terreno culturale, simbolico, o perfino della psicanalisi, le voci del blog suggeriscono da un lato, una sorte di antropologia imprenditoriale (contaminare/tessere legami) di cui ho sempre sentito la mancanza nella letteratura relativa ai distretti industriali e, dall’altro, un lavoro sull’identità (fare narrazione), ancor più profondamente legato a questioni esistenziali, agli affetti, ai sentimenti, all’immaginario.
Su questi due terreni, la rete e le competenze che le sono legate, può rivelarsi lo strumento idoneo per federare le energie necessarie a far evolvere le rapprentazioni del Veneto, acquisendo anche il consenso del sistema imprenditoriale, attorno a un’immagine metropolitana del territorio che diventi prospettiva comune e condivisa.

Ecco la versione integrale del documento.

Questa voce è stata pubblicata in Varie. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

4 Responses to Firstdraft visto dalla Francia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *