L’accademia tra cigni neri ed irrilevanza

I cigni neri, secondo Nassim Nicholas Taleb, autore del bestseller The Black Swan, sono eventi rari, imprevedibili e dalle conseguenze enormi e pervasive: la grande guerra, l’11 settembre, il crash delle borse del 19 ottobre 1987 (il black monday), il successo di Google e Harry Potter sono alcuni esempi. Il libro è una caustica dimostrazione dell’impossibilità di fare previsioni sui fenomeni sociali (economici, finanziari, politici, ecc.). Secondo Taleb, come esseri umani tendiamo a razionalizzare il passato e ad usarlo come modello per predire il futuro, rischiando così di far la fine del tacchino: nutrito a mezzogiorno per 1000 giorni di fila, si stupisce quando al giorno 1001 l’allevatore gli va a tirar il collo (ecco il cigno nero). Nonostante questa impossibilità di prevedere, esiste ancora al mondo un’elite benvestita di esperti che dispensa “previsioni” e teorie pur sapendone tanto quanto un tassista: gli accademici, in particolare gli scienziati sociali (economisti in primis).

Non ho ancora finito il Cigno Nero (lo recensirò su queste pagine), tuttavia mi è chiaro l’attacco frontale all’accademia colpevole di aver intrapreso velocemente e serena la strada dell’irrilevanza: di fronte alla crescente complessità dei fenomeni sociali ed economici si ritira in un formalismo inutile a fini pratici ed utilissimo, invece, a fini di avanzamento di carriera. Intenti a riconoscersi l’un l’altro sulla base dell’eleganza formale delle proprie formule e dei propri modelli pubblicati su riviste lette solo in ristrette cerchie gli accademici hanno perso il contatto con la realtà. Vivono in un confortevole gioco di ruolo, una Second life scandita da pubblicazioni e convegni tra pari. Non è un male in sé secondo Taleb: lo diventa nella misura in cui questi alieni alla realtà dell’economia e delle imprese vengono considerati esperti ed insigniti di premi nobel o, peggio ancora, fanno i consulenti.

Sta parlando del nostro mestiere. Ci hanno insegnato che o si pubblica o si muore, aspettiamo mesi e mesi per veder rigettato un articolo dalle riviste più importanti. Tra una peer review e l’altra la realtà corre veloce ed i journals trattano di temi che il mondo ha già visto, cavalcato ed esaurito. Che fare? Tra l’arroganza intellettuale del formalismo per esperti e l’irrilevanza definitiva mi par di vedere un sentiero per riconciliare l’accademia con il mondo: le scienze sociali si possono rendere nuovamente utili gettandosi nella mischia del mondo reale, dialogando alla pari con gli individui che nelle imprese, nelle istituzioni e nella società effettuano decisioni in condizioni di incertezza.

Bisogna anche ripensare a che cosa e come si pubblica: nel mondo che cambia veloce e diventa sempre più complicato, aspettare due anni per vedersi pubblicati è un lusso che non si può sopportare. Magari per tentativi e consci di poter sbagliare è più utile e fruttuoso confrontarsi con un pubblico più ampio della semplice cerchia degli esperti, scrivendo sui blog, sui wiki. Aspettando che nel frattempo il circuito dell’editoria accademica e scientifica si ripensi e decida di spostarsi da Second Life al mondo quaggiù.

Vladi

Questa voce è stata pubblicata in Letture, Varie. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

7 Responses to L’accademia tra cigni neri ed irrilevanza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *