Roma contro Vicenza (ovvero di come innovare in politica)

In un articolo su la Repubblica, Ilvo Diamanti ha sostenuto che la vittoria del centro-sinistra a Vicenza ha qualcosa di interessante e nuovo da dirci su come funziona la politica in un’epoca post-ideologica. Secondo Diamanti, bisogna infatti scacciare la tentazione di classificare questo episodio come effetto del tutto fortuito. Per converso, nemmeno la disfatta del PD a Roma può essere ritenuta un caso.
Rutelli e Variati sono entrambi politici di professione e hanno in comune di essere già stati sindaco negli anni ’90. Tuttavia, mentre Rutelli è stato candidato con un’operazione di vertice, Variati ha invece costruito la sua candidatura attraverso un percorso lungo e faticoso, nel quale ha incontrato tantissima gente, si è confrontato in forum pubblici con le idee degli attori sociali, con esperti e cittadini comuni. Variati non ha presentato un “programma” per la città, ma ha chiarito subito la sua posizione su come gestire le due questioni più controverse di Vicenza: il Dal Molin e le Aim, dove l’amministrazione uscente aveva dato pessima prova. Variati ha taciuto su molti problemi di non facile soluzione: nuovo piano regolatore, traffico urbano, passaggio della linea Tav, gestione rifiuti, immigrazione. In questo modo ha evitato di creare possibili dissensi, segnalandosi però come politico pragmatico e capace di ascoltare, che ha come obiettivo principale difendere gli interessi della maggioranza dei cittadini, oltre le pregiudiziali logiche di schieramento. Variati si è poi tenuto alla larga dalle sedi di partito, e non ha perso occasione di polemizzare con i vertici romani per la scarsa attenzione su Vicenza. Si è attorniato di molti giovani, e ha stretto mani, tutti i giorni, per un mese intero.
Cosa c’è dunque da imparare da tutto questo?
Essenzialmente tre cose. La prima, che un candidato è credibile se è radicato al suo territorio: per essere eletto bisogna essere riconosciuto come persona di cui fidarsi per risolvere problemi e questo anche se le soluzioni non vengono tutte già formulate in anticipo (anzi, meglio non esporsi troppo con lunghe liste programmatiche).
La seconda, che la distinzione destra-sinistra non è affatto scomparsa, ma assume significati diversi rispetto all’epoca dello scontro ideologico. Infatti, un candidato diventa credibile se, con le sue scelte e i suoi comportamenti, riesce a comunicare anche una gerarchia di valori, e attraverso questi valori entrare in sintonia con la maggioranza dei cittadini.
La terza, che bisogna sapersi assumere dei rischi: nella scelta delle questioni chiave su cui puntare, nella squadra di persone che ci si mette attorno, nell’investimento di lungo periodo in termini di relazioni e visibilità.
Tutto questo assomiglia poco ai tradizionali meccanismi di selezione nei partiti (basti pensare a come sono state compilate le liste per le elezioni politiche), e molto invece a come si costruisce un progetto imprenditoriale: passione, visione strategica, propensione al rischio.
Anche in politica, dunque, diventa più difficile vincere senza innovare. Mi sembra una buona notizia.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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