Modesta proposta al prossimo governo

Modesta proposta al prossimo governo in via di costituzione.
La flessione dei prezzi del mercato immobiliare in Italia e nella maggior parte dei paesi sviluppati potrebbe suggerire il disimpegno dalle politiche per la casa. L’errore sarebbe grave: chi si confronta con il settore delle costruzioni non deve curarsi troppo della congiuntura. Più utile, invece, di dare un’occhiata al programma del governo del Regno Unito.
In fatto di casa il governo Brown qualifica il suo programma sulla casa su tre punti essenziali.
Il primo riguarda la costruzione di nuove abitazioni. Il governo inglese promuove la realizzazione di tre milioni di nuove case per il 2020, due dei quali entro il 2016. Il ragionamento alla base dell’obiettivo è semplice: l’offerta di abitazioni non ha tenuto il passo della domanda e il valore delle abitazioni è oggi tale da impegnare quote di risorse incompatibili con la possibilità di risparmio di larga parte delle famiglie britanniche.
Il secondo punto riguarda la pianificazione: la priorità assoluta del governo è di concentrare la produzione in aree dismesse e comunque già destinate a usi urbani. Ad oggi, già oltre il 70% delle nuove abitazioni si concentra nelle aree urbanizzate e l’obiettivo è di ridurre ulteriormente il consumo di territorio aperto. E ciò sulla base di piani urbanistici più veloci – con una amministrazione più efficiente – e più partecipati – senza scorciatoie amministrative e politiche che neghino il coinvolgimento delle popolazioni interessate.
La sostenibilità delle nuove abitazioni è il terzo punto qualificante del programma del governo Brown. Il Regno Unito si candida a essere il primo paese a promuovere interventi residenziali a emissioni zero per il 2016. La progettazione di eco towns e eco villages, di dimensione variabile da 5.000 a 10.000 nuove abitazioni, sono allo stesso modo in agenda: la taglia dei nuovi centri deve essere tale da giustificare la concentrazione di servizi, impiego e non solo abitazioni con consumi energetici ridottissimi, quando non nulli.
Vale la pena mettere in evidenza due aspetti non sempre condivisi dalle nostre forze politiche. Il programma britannico promuove la costruzione di nuove case senza reticenze: i valori immobiliari sono alti perché, a fronte di una domanda sostenuta, l’offerta di qualità non ha saputo tenere il passo. Riequilibrare il mercato con nuovi interventi è un passo obbligato. E la nuova produzione di alloggi non deve aumentare il consumo di suolo.
Secondo aspetto: il governo inglese promuove l’accesso alla proprietà e non si limita a operare nel solo segmento dell’affitto. La casa “potrebbe diventare una delle più importanti cause di ineguaglianza sociale nei prossimi 20 anni” spiega il ministro per l’housing Cooper, e il ceto medio non può rinunciare alla casa come garanzia del proprio benessere economico e status sociale.

Ezio Micelli

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