Medie imprese oltre le medie statistiche

Mentre i dati del recente Outlook Ocse inchiodano l’economia italiana sul fondo della classifica di crescita della produttività, l’ultimo Rapporto di Mediobanca e Unioncamere sulle Medie Imprese industriali ci restituisce un quadro piuttosto diverso. Nel decennio 1996-2005 il fatturato delle circa 3.984 “medie imprese” presenti in Italia (individuate nella classe dimensionale fra 50 e 500 addetti, e non controllate da grandi imprese) è cresciuto del 50%, il valore aggiunto del 65%, l’export di oltre il 70%. Anche l’occupazione non è rimasta ferma, ma l’aumento è stato meno della metà del valore aggiunto. E questo, dunque, ci dice che nel drappello delle medie imprese italiane la produttività è cresciuta, e molto.
La differenza fra i dati generali dell’Ocse e quelli specifici di Mediobanca non sono affatto in contraddizione. Tanto in quanto i due Osservatori analizzano universi distinti, la differenza ci suggerisce, piuttosto, un’interpretazione sugli effetti della stagnazione che l’economia Italiana ha vissuto nell’ultimo decennio. La crisi non crea solo difficoltà, ma anche selezione: dalla crisi, infatti, possono emergere soggetti più forti, capaci di impiegare in modo efficiente e innovativo i fattori produttivi liberati dalle imprese costrette ad abbandonare il campo. Le medie imprese rappresentano, dunque, i soggetti “emergenti” dalla stagnazione dell’economia italiana: meglio strutturate delle piccole aziende per sfruttare le economie di scala offerte dalle nuove tecnologie e dalla globalizzazione, ma anche più efficienti e flessibili delle grandi nel reagire ai continui cambiamenti di condizioni competitive. In questa prospettiva, le “medie imprese” non costituiscono una categoria residuale (né piccole, né grandi), o anche solo transitoria (non più piccole, ma non ancora grandi), bensì un nuovo modello competitivo del capitalismo italiano.
Sono almeno cinque gli elementi che possono aiutare a definire un’identità in positivo di questo modello. Imprenditorialità: lungi dall’essere consegnate all’organizzazione manageriale, queste imprese mantengono una forte tensione imprenditoriale, che si riconosce nella figura strategica del leader, in relazioni industriali di tipo collaborativo, nello stesso controllo degli equilibri finanziari (poca borsa, meno immobilizzazioni, più circolante, più debiti a breve). Economia della filiera: i confini di queste imprese vanno oltre quelli proprietari, e tendono ad includere centinaia di fornitori (il rapporto fra valore aggiunto e fatturato è al 22%, ed è in diminuzione costante). Proiezione internazionale: non solo esportano molto, ma hanno anche più investimenti all’estero e più fornitori internazionali. Originalità dei percorsi di innovazione: se gli investimenti in R&D non sfondano, c’è tuttavia molto design, qualità, integrazione tecnologica, capacità di “produrre su misura”. Localizzazione: anche se sempre più globali, queste imprese mantengono un ancoraggio al territorio distrettuale, che fornisce economie esterne preziose in termini di efficienza produttiva e di stimoli creativi.
Da questo modello emergente di impresa può imparare qualcosa non solo la teoria economica, ma anche la politica industriale, la quale dovrebbe capire che per favorire la crescita, non servono ulteriori “protezioni”, bensì un’economia più aperta, un fisco più ragionevole e infrastrutture moderne. Altrimenti, invece che trainare l’economia italiana oltre la crisi, anche le medie imprese rientreranno presto nelle poco entusiasmanti medie statistiche che da tempo segnalano la stagnazione del nostro paese.

Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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One Response to Medie imprese oltre le medie statistiche

  1. Stefano dicono:

    Oltre alle cinque caratteristiche citate dal rapporto Mediobanca, aggiungerei un sesto fattore di competitività delle medie imprese italiane: un utilizzo più sistematico delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
    Per anni abbiamo sperato che le aziende italiane iniziassero a utilizzare le tecnologie di rete per dare qualità ai loro modelli organizzativi. I dati Assinform confermerebbero la tendenza della media impresa all’investimento: secondo quanto anticipa Zerouno del rapporto Assinform 2007, le medie imprese (50-249 addetti) sono il segmento più dinamico del mercato (+1,9%).
    http://www.zerounoweb.it/index.php?option=com_tipologia&id=2334&id_tipologia=15&task=visualizza

    E’ un altro indizio che qualcosa sta cambiando.
    s.

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