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	<title>Commenti a: La “Terza Cina” come nuova frontiera per i distretti italiani?</title>
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	<description>Creatività ed Innovazione</description>
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		<title>Di: Laura Barani</title>
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		<dc:creator>Laura Barani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 19:28:45 +0000</pubDate>
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		<description>Con tutto il rispetto parlano per un programma così ben studiato e portato ai massimi livelli professionali, vorrei sapere quanti cinesi hanno beneficiato di 50 anni di repressione del Tibet. non tutti gli italiani sono mafiosi, non tutti i cinesi sono assassini. chiedete al ristoratore o al negoziante cinese che cosa ne pensa della questione tibetana prima di dargli dei soldi, poi sarà la vostra coscienza a fare il resto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Con tutto il rispetto parlano per un programma così ben studiato e portato ai massimi livelli professionali, vorrei sapere quanti cinesi hanno beneficiato di 50 anni di repressione del Tibet. non tutti gli italiani sono mafiosi, non tutti i cinesi sono assassini. chiedete al ristoratore o al negoziante cinese che cosa ne pensa della questione tibetana prima di dargli dei soldi, poi sarà la vostra coscienza a fare il resto.</p>
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		<title>Di: Caos</title>
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		<dc:creator>Caos</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 21:27:18 +0000</pubDate>
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		<description>La Cina di Mao aveva un livello di frustazione altissimo, la crudeltà di Mao era pari solo a Stalin e Hitler. 
Con Xiaoping si è deciso di mantenere l&#039;intero sistema frustato ad eccezione della libertà economica. La fame ha motivato e permesso sacrifici per noi impensabili. Anche se la politica cinese a parole era di frenare la crescita, l&#039;establishment sa che la crescita del PIL è la via più veloce per acquisire risorse in senso lato che permettano alle imprese una crescita duratura e robusta rispetto all&#039;andamento dei mercati.
Le citta cresciute troppo velocemente, l&#039;inquinamento del territorio, le diseguaglianze che si stanno creando, le condizioni di lavoro disumane, la corruzione, la Cina del passato che è ancora maggioritaria sono problemi che saranno difficili da risolvere anche solo in 50 anni.
Gli anni del terrore di Mao sono ancora troppo vividi e dopo piazza Tienamen, in pochi hanno il coraggio di dissentire pubblicamente (e vorrei vedere).
Anche se il sistema sembra molto rigido i nuovi membri dell&#039;establishment hanno spesso studiato all&#039;estero e,  con la grande voglia di imparare che contraddistingue il paese potrebbe avviare la Cina alle riforme prima di quanto si pensi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La Cina di Mao aveva un livello di frustazione altissimo, la crudeltà di Mao era pari solo a Stalin e Hitler.<br />
Con Xiaoping si è deciso di mantenere l&#8217;intero sistema frustato ad eccezione della libertà economica. La fame ha motivato e permesso sacrifici per noi impensabili. Anche se la politica cinese a parole era di frenare la crescita, l&#8217;establishment sa che la crescita del PIL è la via più veloce per acquisire risorse in senso lato che permettano alle imprese una crescita duratura e robusta rispetto all&#8217;andamento dei mercati.<br />
Le citta cresciute troppo velocemente, l&#8217;inquinamento del territorio, le diseguaglianze che si stanno creando, le condizioni di lavoro disumane, la corruzione, la Cina del passato che è ancora maggioritaria sono problemi che saranno difficili da risolvere anche solo in 50 anni.<br />
Gli anni del terrore di Mao sono ancora troppo vividi e dopo piazza Tienamen, in pochi hanno il coraggio di dissentire pubblicamente (e vorrei vedere).<br />
Anche se il sistema sembra molto rigido i nuovi membri dell&#8217;establishment hanno spesso studiato all&#8217;estero e,  con la grande voglia di imparare che contraddistingue il paese potrebbe avviare la Cina alle riforme prima di quanto si pensi.</p>
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		<title>Di: Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/03/31/la-%e2%80%9cterza-cina%e2%80%9d-come-nuova-frontiera-per-i-distretti-italiani/comment-page-1/#comment-13521</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 14:00:52 +0000</pubDate>
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		<description>La Cina esprime oggi un’energia straordinaria, che appare come incontenibile. La pressione sociale creata da decenni di sottosviluppo, di chiusura, di illibertà, unita al potenziale economico e tecnologico della globalizzazione, hanno prodotto una miscela esplosiva. Molti dirigenti politici e gli intellettuali cinesi sono consapevoli dei pericoli di questa miscela. E si interrogano sui modi per gestirla. Finora, l’esplosione di conflitti sociali è stata evitata grazie allo sviluppo economico accelerato. Le diffuse aspettative di miglioramento delle condizioni di vita hanno, infatti, avuto l’effetto di mantenere l’ordine politico, nonostante le profonde contraddizioni che contraddistinguono lo sviluppo interno della Cina. Ma cosa succederà non appena il tasso di crescita dell’economia, com’è inevitabile, comincerà a frenare? Sarebbe da irresponsabili non vedere che il destino della Cina, nel bene come nel male, ci riguarda tutti. L’idea di estendere il modello dei distretti per dare un ordine sociale, oltre che economico, allo sviluppo cinese, è forse il principale contributo che l’Italia può portare al nuovo ordine mondiale. L’altra possibilità, quella di proteggere con qualche dazio i “nostri distretti” dall’invasione di merci cinesi, rischia di essere non solo politicamente irresponsabile, ma alla lunga anche economicamente perdente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La Cina esprime oggi un’energia straordinaria, che appare come incontenibile. La pressione sociale creata da decenni di sottosviluppo, di chiusura, di illibertà, unita al potenziale economico e tecnologico della globalizzazione, hanno prodotto una miscela esplosiva. Molti dirigenti politici e gli intellettuali cinesi sono consapevoli dei pericoli di questa miscela. E si interrogano sui modi per gestirla. Finora, l’esplosione di conflitti sociali è stata evitata grazie allo sviluppo economico accelerato. Le diffuse aspettative di miglioramento delle condizioni di vita hanno, infatti, avuto l’effetto di mantenere l’ordine politico, nonostante le profonde contraddizioni che contraddistinguono lo sviluppo interno della Cina. Ma cosa succederà non appena il tasso di crescita dell’economia, com’è inevitabile, comincerà a frenare? Sarebbe da irresponsabili non vedere che il destino della Cina, nel bene come nel male, ci riguarda tutti. L’idea di estendere il modello dei distretti per dare un ordine sociale, oltre che economico, allo sviluppo cinese, è forse il principale contributo che l’Italia può portare al nuovo ordine mondiale. L’altra possibilità, quella di proteggere con qualche dazio i “nostri distretti” dall’invasione di merci cinesi, rischia di essere non solo politicamente irresponsabile, ma alla lunga anche economicamente perdente.</p>
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		<title>Di: Ilaria</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/03/31/la-%e2%80%9cterza-cina%e2%80%9d-come-nuova-frontiera-per-i-distretti-italiani/comment-page-1/#comment-13502</link>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 12:33:28 +0000</pubDate>
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		<description>Penso sia qualcosa di naturale quello che sta succedendo, un&#039;energia emergente difficile da incanalare e controllare. Con questo non voglio dire che la Cina offra condizioni sociali, ecologiche ed economiche valide (anzi!) ma la sensazione è quella di osservare chi si è trovato con grossi poteri in mano e poca capacità di gestione. Per questo non credo siano una scelta i 30 anni di sacrifici ma un periodo di transizione che alla fine vedrà l&#039;emersione di una società più degna o l&#039;implosione di &quot;un gigante con i piedi d&#039;argilla&quot;.
In questo scenario i distretti possono forse rappresentare cluster privilegiati in cui passo passo si monitora la canalizzazione adeguata delle energie e degli sforzi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Penso sia qualcosa di naturale quello che sta succedendo, un&#8217;energia emergente difficile da incanalare e controllare. Con questo non voglio dire che la Cina offra condizioni sociali, ecologiche ed economiche valide (anzi!) ma la sensazione è quella di osservare chi si è trovato con grossi poteri in mano e poca capacità di gestione. Per questo non credo siano una scelta i 30 anni di sacrifici ma un periodo di transizione che alla fine vedrà l&#8217;emersione di una società più degna o l&#8217;implosione di &#8220;un gigante con i piedi d&#8217;argilla&#8221;.<br />
In questo scenario i distretti possono forse rappresentare cluster privilegiati in cui passo passo si monitora la canalizzazione adeguata delle energie e degli sforzi.</p>
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	<item>
		<title>Di: Giorgio Soffiato</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/03/31/la-%e2%80%9cterza-cina%e2%80%9d-come-nuova-frontiera-per-i-distretti-italiani/comment-page-1/#comment-13477</link>
		<dc:creator>Giorgio Soffiato</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 10:59:11 +0000</pubDate>
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		<description>Mi soffermo sulla prima parte, che già merita libri e dibattiti: è giusto, etico e sostenibile soffrire per 30 anni per poi redistribuire ricchezza e futuro alla popolazione? I nuovi ricchi, avanguardie odierne, saranno domani molti di più oppure il motore della Cina sono e saranno il 90% dei lavoratori sottopagati e figli del degrado?

In breve: la Cina sceglie di sopportare e far sopportare anni difficili e non equilibrati per un futuro migliore dopo aver messo il turbo o la Cina ha scelto che questa è la benzina del proprio motore e quindi la doppia cifra di crescita ha necessariamente bisogno di questi espedienti insostenibili? Nell&#039;Italia che rifiuta la TAV e discute con giusto ardore di sicurezza sul lavoro le condizioni cinesi non potrebbero mai essere riproposte, a queste condizioni io sono contento del mio PIL, possono i distretti essere la terza via?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi soffermo sulla prima parte, che già merita libri e dibattiti: è giusto, etico e sostenibile soffrire per 30 anni per poi redistribuire ricchezza e futuro alla popolazione? I nuovi ricchi, avanguardie odierne, saranno domani molti di più oppure il motore della Cina sono e saranno il 90% dei lavoratori sottopagati e figli del degrado?</p>
<p>In breve: la Cina sceglie di sopportare e far sopportare anni difficili e non equilibrati per un futuro migliore dopo aver messo il turbo o la Cina ha scelto che questa è la benzina del proprio motore e quindi la doppia cifra di crescita ha necessariamente bisogno di questi espedienti insostenibili? Nell&#8217;Italia che rifiuta la TAV e discute con giusto ardore di sicurezza sul lavoro le condizioni cinesi non potrebbero mai essere riproposte, a queste condizioni io sono contento del mio PIL, possono i distretti essere la terza via?</p>
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