Il grid computing parla italiano

Noi italiani ci dimentichiamo spesso dei significativi contribuiti offerti dal nostro paese per l’evoluzione della conoscenza – e della tecnologia. Nel 1970 è Federico Faggin che progetta il primo processore (si chiama “4004”, precede l’”8008”) della fortunata serie di Intel. E’ proprio la sempre maggiore disponibilità di potenza di calcolo “personale” a consentire la successiva innovazione nel mondo del calcolo ad alte prestazioni: quale strategia per garantire maggiore capacità computazionale contenendo i costi, emerge infatti in ambito accademico a fine anni ‘90 il modello a rete fitta “Grid Computing”, attualmente sempre più favorito dalla maggiore crescita di velocità delle reti rispetto alla già notevole “corsa” dei microprocessori.

Oggi, dopo diversi anni di utilizzo in produzione nelle grandi comunità scientifiche europee (con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare in prima linea), ed alla vigilia di un vero e proprio “stress test” della tecnologia per l’elaborazione degli eventi rilevabili nel nuovissimo acceleratore a protoni LHC di Ginevra (dopo un lavoro di trasformazione durato oltre 10 anni, verrà acceso la prima volta quest’estate!), l’architettura europea di calcolo sicura, condivisa e scalabile è ora pronta per la sua sperimentazione e progressiva adozione da parte della business community. L’esigenza di favorire l’adeguata ricaduta industriale alle tecnologie sviluppate in Europa (con il web ciò non è avvenuto) si unisce in questo contesto all’opportunità di portare a compiuta maturazione il modello di fruizione delle tecnologie IT sulla base dell’analogia con il mercato delle utilities (energia elettrica … settore da cui è mutuato il termine “grid”).
Di Grid si è discusso recentemente alla Fornace di Asolo, in un evento organizzato da Ennio Bianco di Sogea Srl e moderato da Treviso Tecnologia. Il Grid rappresenta di fatto un percorso di maturazione e strutturazione delle tecnologie informatiche fino ad oggi meno impattate dalla rivoluzione di internet: la gestione del calcolo, delle infrastrutture informatiche (sistemi dipartimentali, server e centri elaborazione dati), dei dati e dei sistemi di storage. L’applicazione delle tecnologie di griglia alle realtà produttive nazionali ha l’opportunità di garantire:

a) un incremento di flessibilità, competitività ed efficienza delle imprese ed un incremento di efficacia e qualità dei servizi da parte di PA ed imprese;
b) un netto superamento del gap tecnologico esistente nelle imprese nazionali in relazione all’adozione delle tecnologie ICT, in particolare per quanto riguarda le PMI;
c) un’evoluzione positiva in termini di qualità e quantità delle competenze nel settore ICT evitando potenziali futuri “skill shortage” che si potrebbero registrare nel nostro paese;
d) la generazione di nuove ed innovative attività produttive ad elevato valore aggiunto nell’ICT operanti nello spazio tra produzione e ricerca.

Reminder … siamo ormai abituati ad utilizzare la rete che ormai non ci chiediamo più cosa c’è dietro. Facciamo alcuni esempi? Quando apriamo il rubinetto, l’acqua che fuoriesce dipende da un articolato insieme di acquedotti e stazioni di sollevamento che la conducono dalle sorgenti originarie; il gas che utilizziamo per scaldarci proviene da un sistema di tubazioni a pressione di alta ingegneria che ne consente il trasporto da lontani giacimenti; l’elettricità per i nostri elettrodomestici ci è similmente consegnata da un sistema di collegamenti e centri di distribuzione collegati alle centrali elettriche di produzione. La diffusione e la densità crescente dei sistemi a rete sono probabilmente l’elemento che più distingue l’attuale fase evolutiva della civiltà (interconnessa) dalle precedenti (più isolate).
In questo scenario, se le reti fisiche sono la struttura di questo nuovo sistema collettivo, le reti di comunicazione, internet e broadcast, rappresentano un primo sviluppo di un sistema nervoso planetario, orientato allo scambio di informazioni (i pc sono le nostre “sinapsi”). Cui ora si stanno aggiungendo i cervelli artificiali in grande quantità … siamo pronti ad usarli?

Anthony Candiello

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