Basterà un camper per promuovere il made in Italy?

Il blog di culto The Coolhunter, una delle bibbie per capire l’evoluzione dei trend del design a livello mondiale, ha dato risalto all’ultima incursione di Chanel nel mondo dell’arte contemporanea. Si tratta di un progetto che ha dello straordinario. Il diretto creativo in persona della maison francese, Karl Lagerfeld, ha chiesto a Fabrice Bouestau, direttore della rivista francese Beaux Arts, di dare vita ad un padiglione mobile dedicato all’arte contemporanea.  A progettarlo è stata chiamata, Zaha Hadid, star dell’architettura mondiale, che ha realizzato un futuristico container mobile che è stato messo a disposizione di 22 artisti internazionali, tra i quali Yoko Ono e Sophie Calle. Agli artisti il compito di creare delle opere ispirandosi agli elementi che conferiscono alla borsa creata da Coco Chanel (quella con la catenella per intendersi) la sua identità. L’iniziativa è partita due anni fa attraverso un workshop che ha permesso agli artisti di visitare l’appartamento storico di Gabrielle Chanel a Parigi ed i luoghi dove la borsa è stata realizzata. Il padiglione che è stato inaugurato con grandissimo successo ad Hong Kong il 27 Febbraio scorso (per visitarlo bisogna prenotare e segna già il tutto esaurito) girerà per le principali capitali del mondo per i prossimi due anni.
Pensare che il progetto sia una forma, per quanto sofisticata e costosa, di sponsorizzazione è molto riduttivo. E’ piuttosto l’esempio di un nuovo modo di guardare all’arte come elemento per reinterpretare in chiave contemporanea i valori e l’identità di un brand storico come Chanel, offrendo una prospettiva culturale originale al consumatore. Non solo borse che cambiano forma/colore ad ogni stagione. Da questo punto di vista, il padiglione mobile è parte integrante della comunicazione Chanel, non una semplice associazione del marchio al mondo dell’arte contemporanea
Chanel non è l’unico brand ad aver iniziato questo percorso. Ad esempio Louis Vuitton ha commissionato ad artisti del calibro di Olafur Eliasson opere d’arte che sono state esposte nelle vetrine dei negozi di tutto il mondo. Quello che però colpisce del progetto di Chanel è la qualità e la scala dell’iniziativa. La sensazione che si ha è che il mobile art costituisca un nuovo modello per la comunicazione e la promozione del prodotto sui mercati internazionali.
Per il made in Italy si tratta di una sfida. A parte i grandi brand della moda che hanno saputo imporre una propria linea comunicativa investendo sul marchio e sul punto vendita (Armani ha ad Hong Kong il più grande punto vendita fuori Milano), il resto delle nostre aziende punta ancora molto sul prodotto come fattore di comunicazione. C’è da chiedersi quanto questa impostazione sia sostenibile nel futuro. Mi risulta difficile pensare che dopo aver visto il padiglione di Chanel, il consumatore, soprattutto dei mercati emergenti, possa scaldarsi il cuore di fronte ad una semplice esposizione, per quanto ben organizzata e curata, delle eccellenze del design italiano.

Marco

Questa voce è stata pubblicata in Creatività e design. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

4 Responses to Basterà un camper per promuovere il made in Italy?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *