Modello Venezia? No grazie

“No al modelo Venecia” è il titolo di un lungo editoriale pubblicato venerdì scorso sulle colonne di El Paìs. L’autore, Victor Gomez Pin, è un filosofo che conosce bene Venezia: ha avuto modo di viverci e di osservare con i propri occhi i cambiamenti che hanno segnato il centro storico nell’ultimo decennio. L’articolo testimonia le rapidissime trasformazioni del patrimonio immobiliare a vantaggio dell’industria turistica e si dispiace che gli edifici della città non ospitino più attività commerciali e associazioni. Rimpiange una città vissuta, con più cittadini e meno turisti.
Nulla di nuovo, si dirà. In Italia il lamento sui centri storici che non sono più quelli di una volta non fa notizia. Colpisce invece il confronto con Barcellona. Gomez Pin è preoccupato perché, a suo modo di vedere, il degrado delle Ramblas della bellissima capitale catalana segna l’inizio di una deriva alla “veneziana” da bloccare sul nascere. I quartieri storici non sono più luoghi della vita, ma passeggiate anonime per turisti distratti. La città diventa cartolina, semplice fondale. Come accade nel “modelo Venecia”.
Si dirà: Gomez Pin esagera. Venezia è una città che conta 280k abitanti, Barcellona ne ha qualche milione. Venezia è una città che resiste alla modernità dai tempi di Palladio; Barcellona è una città ottocentesca che negli ultimi dieci anni ha saputo rinnovarsi e proiettarsi nel futuro. Venezia è la città dei pensionati e dei rentier, Barcellona è la città dei giovani e dei talenti. Perché tanto allarme? Possibile che una città tanto dinamica possa essere colpita da un virus per vecchie signore?
Tanta preoccupazione diventa più comprensibile se si guarda a ritroso. Il mito di Venezia così come lo viviamo oggi nasce nella letteratura a cavallo fra ‘800 e ‘900. Proust (citato da Gomez Pin), Henry James e Tomas Mann guardano alla bellezza di Venezia con gli occhi di chi ha già di fronte a sé le trasformazioni della seconda rivoluzione industriale e la nascita delle metropoli che assecondano questa straordinaria fase di sviluppo economico. Guardano a Venezia e rimpiangono la coincidenza perfetta fra una comunità di cittadini e uno spazio leggibile e comprensibile. L’amore per Venezia nasce, prima di tutto, dalla consapevolezza del suo essere parte di un mondo che non c’è più. Venezia è un luogo per ritrovarsi, un balsamo che rimedia alle contraddizioni irrisolte della modernità industriale. Inesorabilmente al di fuori della contemporaneità.
Oggi le nuove metropoli non sono più le Parigi, Londra e Berlino a cui, dopo anni di apprendistato, avevamo imparato a dare un senso. Le metropoli di oggi sono Shanghai, Hong Kong, Mumbai, Rio de Janeiro, Città del Messico. Sono spazi-flusso, conglomerati in grado di crescere a tassi inauditi e di digerire contraddizioni sociali inconcepibili per il cittadino europeo. Non sono necessariamente luoghi piacevoli e accoglienti, ma è lì che immaginiamo la produzione del nostro futuro. Per chi ha qualche ambizione di essere parte del contemporaneo (gli abitanti di Venezia non ne hanno, ma quelli di Barcellona parrebbe di sì), le attenzioni di un turismo nostalgico e retrò sono un pessimo indizio del proprio stato di salute. Diventare una delle cartoline del mondo che è stato farà pure fruttare qualche soldino ad albergatori avveduti, ma significa rinunciare a dire la propria sul mondo che verrà.

Stefano

Share/Save
Questa voce è stata pubblicata in Spazi e metropoli. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

9 Responses to Modello Venezia? No grazie

  1. gigicogo dicono:

    Off-topic.
    Scusate l’invasione e l’off-topic, ma l’orgoglio veneto non mi trattiene :-) Quindi spammo!

    Volevo dirvi che le iscrizioni al camp di Aprile sono aperte. Vi aspettiamo:
    htt://barcamp.org/twittercamp

  2. marco dicono:

    Non voglio difendere Venezia, che è indifendibile. Ma dobbiamo riconoscere che nel passato i tentativi di dialogare con la modernità sono andati tutti malissimo. Il disastro della diga del vajont, di marghera e dell’incapacità di dare un senso ed una forma a mestre sono tre colpi che messi assieme avrebbero steso anche il cinese più fiducioso nelle capacità taumaturgiche della tecnica. Da allora non ci siamo più ripresi e abbiamo gettato la spugna,leccandoci le ferite al caldo della rendita. Spero che la conclusione del passante e del MOSE (e del già realizzato nuovo ospedale) possa far rinascere una maggiore fiducia verso la modernità incalzante. In fin dei conti le sfide che abbiamo di fronte a noi sono molto di più alla portata di quello che sembrano, se paragonate a quanto sta accendendo in altre aree del mondo.

    Marco

  3. daniele dicono:

    Osservando da lontano (milano) provo a dare un contributo. Stefano parla di Shangai, Hong Kong e Mumbai come spazi-flusso, e secondo me per alcuni di questi flussi neppure Londra, Berlino o Parigi sono poi così superate. Ma ragionare della sola Venezia diventa così fuorviante, probabilmente il Veneto per riposizionarsi all’interno dei flussi globali, deve pensarsi di più come piattaforma superando i singoli localismi territoriali. Ragionando in termini di piattaforma, allora anche il Veneto, e quindi Venezia, gioca la partita. Venezia è il più formidabile biglietto da visita che ci sia al mondo, forse la sua funzione è proprio quella di attirare flussi di visitatori globali, magari valorizzando una vocazione verso un turismo congressuale in grado di attrarre oltre che visitatori anche saperi così facilmente a disposizione per le imprese della piattaforma veneta

  4. Stefano dicono:

    Caro Daniele,
    osservando la mia città da vicino (abito vicino all’Accademia) non posso che darti ragione. Venezia è uno straordinario biglietto da visita. A condizione di voler davvero creare uno spazio metropolitano degno di tal nome. I segni di questa volontà, ahimé, latitano: nel 2008 per andare da Venezia a Padova (30km) impiego ancora più o meno un’ora e mezza e uso tre biglietti diversi (uno per l’actv, uno per le fs, e uno per l’atp).
    Quanto al turismo congressuale cui fai riferimento, concordo di nuovo. Anzi, pratico. Dove lavoro (vedi link) abbiamo formato 3000 cinesi a cui abbiamo insegnato lo sviluppo sostenibile per proporgli, immediatamente dopo, un tour delle nostre eccellenze italiane. La prossima settimana inizieranno ad arrivare giovani architetti a cui spiegheremo (e poi mostreremo) il made in italy e i distretti del nord. Fidati se ti dico che non ricevo particolari medagliette per i risultati ottenuti.
    Non so spiegarti le ragioni di tanta difficoltà ad affrontare un passaggio così delicato. Mi fa impressione, tuttavia, che un osservatore di Barcellona (città che, concordo con te, non è affatto superata) si preoccupi di sintomi ancora così leggeri, e non si preoccupino quasi per nulla gli amministratori di una città che mostra patologie degne del dr House.

    s.

  5. La cosa più curiosa in tutto questo è che spesso emergono come virtuose città che, diciamocelo, non avrebbero da valorizzare tanto quanto Venezia (Torino, Bilbao, Liverpool) che grazie ad una rivoluzione della pianificazione urbana convertono fabbriche in musei e fiumi lerci in porti verdeggianti, e chiudono le fabbriche siderurgiche per aprire alla fabbrica del turismo. Venezia si sta affidando al modello “vedi Napoli e poi muori” che costringe i viventi ad andarci almeno una volta (come a la Mecca) e li esorta con le proprie scomodità a non tornarci più (forse anche nelle piccolezze campanilistiche come i listini doppi ai ristoranti, furbate che nel medio termine non pagano di certo). San Marco è incomparabile, una serie di eventi a San Marco sbriciolerebbe qualsiasi Bilbao, cosi come una ricettività universitaria diversa (un campus?) porterebbe a Venezia la vita ed i consumi di cui anche alcuni supponenti abitanti (quelli che ti guardano storto quando passeggi a Cà d’oro) nel tempo scopriranno di non poter fare a meno. La facoltà di economia più antica d’Italia, la città più bella del mondo, una morfologia territoriale sfruttabile tanto in ottica turistica (Venezia) quanto, contemporaneamente, in ottica produttiva e industriale (Marghera-Mestre) e molte altre eccellenze in declino si scoprono deboli di fronte a piccoli virtuosi che con poco fanno moltissimo. Non si vive di solo fascino

  6. Stefano ha ragione – quello che sorprende e’ che gli spagnoli hanno gia’ iniziato a rizzare le antenne dicendo che qualcosa non va, ma parlando di una citta’ come Barcellona che ai nostri occhi e’ una viva e pulsante metropoli europea. Forse significa che per Venezia piu’ che di una diagnosi ci sia bisogno di… un’autopsia?
    MB

  7. marco dicono:

    @max potrebbe essere uno spunto per una nuova serie di CSI … CSI Venice 😉

  8. @marco – beh, ma CSI Venice e’ un’idea fantastica, magari il soggetto per il prossimo video degli studenti della VIU, sulla falsariga di Jerry Bruckheimer… :-)

  9. Caos dicono:

    E’ ovvio che l’isola di Venezia si sia trasformata in un luogo per turisti perchè chi ci vive deve pagare i costi della città-museo e non poter usufruire di molti servizi moderni e non parlo di discoteche ma anche di semplici supermercati. Se non lavori nel turismo Venezia ha poche attrattive e bisogna scegliere se conviene lasciare una parte della città a persone che la rendano viva (e chi meglio degli universitari potrebbe farlo) o trasformarla in una città-museo con servizi all’avanguardia per i turisti.
    Sulla mobilità i trasporti pubblici sono considerati in Italia alla stregua di un servizio per i più poveri, chi può usa la macchina e non ha nessun disincentivo a farlo.

    In treno ho sentito un esperto che lavora alla regione Veneto che parlava di come i singoli politici, invece di prendere le decisioni di concerto, si rechino singolarmente da questa persona a chiedere una singola legge per calmare gli animi dei propri elettori. Parlava di come si volessero ridurre le accise sulla benzina e che lui avesse obbiettato che non si potesse fare per tutto il Veneto perchè è vietata la concorrenza tra regioni che crei un danno all’intero paese, e lo diceva in un modo che sembrava avesse dovuto ripeterlo decine di volte per farglielo capire. Continuava dicendo che aveva risolto il problema da solo definendo la zona in base alle distanza del comune in questione dal confine con googlemaps!!! E poi aggiungeva che avrebbe potuto aggiungere qualche comune a sua scelta tanto era sicuro che nessuno avrebbe controllato. Poi parlava di un incontro con la stampa per la presentazione di un centro polifunzionale nel bellunese con annesso parco culturale e di come dopo essersi parlati addosso per ore di questo parco culturale al termine dell’incontro abbia chiesto a ogni singola persona e nessuno gli abbia saputo dire cosa volesse dire!!!
    Poi ha concluso su come in generale il suo lavoro sia in base a una carta scritta, parlava di riferimenti a leggi sbagliate o travisazione del significato di alcune leggi lui dovesse cercare di dare un ordine razionale a delle leggi che altrimenti avrebbero violato palesemente leggi nazionali oltre la competenza regionale.

    Girando per i canali televisi mi è capitato di vedere sindaci di comuni piccolissimi che si interrogavano su come competere per attrarre le persone dai comuni vicini (altro che collaborazione) e di come questa sia stata la finalità di alcuni servizi varati di recente.

    Non credo che non possiamo riporre alcuna fiducia nella classe politica attuale che trasformino almeno la mobilità del Veneto. Non si riusciranno mai a mettere d’accordo su 4 centri su cui concentrare la popolazione e i servizi perchè in Italia tutti hanno il potere di veto e nessuno ha la responsabilità della situazione attuale, tantomeno di proporre

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *