Nanotech sotto la lente (degli economisti)

Anche questa settimana Nova di oggi ha riproposto l’ennesima variazione sul tema dell’“immenso potenziale ancora inespresso” delle nanotecnologie. Ancora sospese tra un hype fantascientifico fatto di auto-replicanti stile Eric Drexler e le difficoltà quotidiane di un mondo della ricerca scollato dall’industria e dalla società, le nanotecnologie rimangono un mistero ai più. Soprattutto, rimane un mistero come ci guadagneranno le imprese.
Provo a sintetizzare alcuni degli spunti più interessanti emersi sul tema dalle due giornate di seminari che si sono tenuti al Center for Nanotech in Society, Univ. Of California Santa Barbara (c’ero anch’io..).

  1. Scollamento ricerca/industria. In generale la diffusione industriale delle nanotecnologie sconta un sostanziale scollamento tra la ricerca e l’industria. Il problema, secondo il CNS, è l’incapacità della comunità scientifica di parlare con le imprese in termini “comprensibili”: applicazioni, processi, costi.
  2. Dobbiamo preoccuparci? Numerose analisi sostengono che il pieno potenziale delle nanotecnologie potrà avverarsi solo dopo che avremo capito e chiarito all’opinione pubblica quali rischi comportano per la nostra salute e per l’ambiente. Fosse un problema che attanaglia l’opinione pubblica, i giornali ci si butterebbero a pesce. In realtà dal meeting californiano emerge che negli ultimi due anni sui quotidiani più importanti le stories sulle nanotech sono state 21 in tutto, 6 delle quali sul New York Times. Non proprio un problema al centro dell’attenzione, direi.
  3. Cina: you’ve got (nanopowder in your) mail. Dalle considerazioni dei ricercatori del CNS, pare che la Cina abbia imboccato la strada della gigantesca piattaforma produttrice di commodity anche nelle nanotecnologie. Uno dei ricercatori presenti al meeting ha acquistato su internet da un centro cinese delle nanopolveri per il progetto di scienze del figlio: siamo tutti in attesa di vedere se arrivano in un sacchetto.
  4. Mettete le fiches sull’ambiente. Il problema energetico e quello ambientale sono diventati prioritari. Secondo gli esperti presenti all’incontro l’interazione tra pannelli solari e fotovoltaici e nanotecnologie, insieme a quella tra nanotech e filtraggio dell’acqua, sono i campi più promettenti e quelli in cui si vede effettivamente il concretizzarsi di innovazioni dal potenziale rilevante.

Magari un giorno vedremo all’opera nuove super vernici anti-graffio per automobili e mazze da golf ultra light, ma l’impressione che proprio sui problemi dell’energia e dell’ambiente le nanotech possano mantenere la loro promessa rivoluzionaria.

Vladi

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4 Responses to Nanotech sotto la lente (degli economisti)

  1. Giancarlo dicono:

    Dopo i grandi entusiasmi iniziali, la discussione sulle nanotecnologie si è molto raffreddata negli ultimi anni. Sembra un copione già visto: l’ultima volta con l’ondata travolgente della New Economy, infranta sullo scoglio dei corsi azionari delle .com, ma ci sono molti altri precedenti storici. Ancora nei primi anni ’80, Albert Hirschman aveva scritto un bellissimo libro (Shifting involvements) sugli effetti perversi delle aspettative al rialzo che accompagnano l’introduzione delle innovazioni, e sulle fatali delusioni che ne seguono. Le nanotecnologie sembravano poter cambiare tutto – creare materiali indistruttibili, costruire macchine chirurgiche, rendere le superfici più resistenti, i cosmetici più intelligenti, ecc. Ma queste aspettative si sono poi frantumate di fronte ad una realtà che si è rivelata più dura dei materiali nanostrutturati. Cambiare prodotti che funzionano ha sicuramente un costo marginale elevato (per i produttori ma anche per i consumatori), mentre i benefici sono indefiniti e molto incerti. Bisognerebbe, allora, non parlare più, genericamente, di nanotecnologie, bensì degli sviluppi specifici all’interno di singoli campi applicativi: Ict, materiali tessili, pneumatici, farmaci, energia e ambiente. Non è un caso che nel distretto Torino Wireless ci siano più progetti concreti sulle nanotecnologie di quanti se ne trovino a Veneto Nanotech. Insomma, se le nanotecnologie non sembrano essere quella multipurpose technology che molti auspicavano, cerchiamo di trarne qualche conclusione. Se non altro per evitare di continuare a buttare soldi a palate su una politica industriale che non riesce a creare alcun mercato.

  2. Vladi dicono:

    Gian,
    mi trovi perfettamente in sintonia. Ad oggi siamo stati abituati a guardare alle nano come ad un unicum con un loro specifico. A Santa Barbara qualcuno ventilava l’ipotesi che questo tipo di prospettiva sia stata anche una prosaica mossa per assicurarsi finanziamenti pubblici per la ricerca nella fisica, nella chimica sfruttando annunci ad effetto e promesse rivoluzionarie.

    Dopo i proclami (Lux research tira fuori dal cappello un mercato nanotech da 3 mila miliardi di dollari per il 2015, previsione strampalata e molto fuzzy), mi pare proprio il caso di considerare gli sviluppi specifici di cui parli. Energia ed acqua paiono i percorsi piu’ promettenti per ora. Magari qualcuno tra i lettori di FD esperto di nanocose puo’ darci qualche ulteriore pista interessante da seguire.

  3. Thomas dicono:

    Probabilmente energia e acqua sembrano i sentieri di Ricerca più fertili nel campo delle Nanotecnologie. Io penso però che il nostro contesto di riferimento è fatto di una realtà industriale che forse non saprebbe che farsene di questo tipo di innovazione. Veneto nanotech non può prendere in considerazione acqua, energia, ambiente, elettronica, etc., ma focalizzarsi sui materiali, come ad esempio plastica, vetro, tessile e metalli, per fornire un aiuto concreto, oltre che applicazioni tangibili, al sistema produttivo locale. Dev’essere, insomma, una sorta di “distretto per i distretti”. Ovviamente non basta dirlo, ma servono i risultati, che finora sono stati, per così dire, poco eclatanti. Occorre quindi interrogarsi, come si sta facendo qui, sulle cause di queste difficoltà: mancanza di finanziamenti, cattiva gestione, eccesso di fiducia sul progresso scientifico, scarsa qualità della Ricerca, aspettative troppo ambiziose, imprese poco sensibili… Non lo so, ma probabilmente le risposte sono più d’una.

  4. Caos dicono:

    Come tutte le grandi innovazioni sono vissute dall’opinione pubblica come se siano capaci di esprimere subito tutto il loro potenziale mentre invece è difficile delineare le traiettorie tecnologiche a breve, figuriamoci quelle a lungo… e poi queste traiettorie sono lunghe da percorrere.
    Proprio perchè la strada è lunga ma alla fine si avranno buoni risultati è positivo attirare, anche in modi non ortodossi, quei finanziamenti con un po’ più di elasticità rispetto ai parametri di efficienza.

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