Perchè l’Europa non deve sussidiare il social networking

L’IPTS, centro di ricerca della commissione europea specializzato nella società dell’informazione, ha organizzato martedì e mercoledì scorso (27-28 febbraio) un workshop internazionale sul social networking. Obiettivo: raccogliere indicazioni utili per elaborare le nuove policy della commissione a sostegno di questo settore emergente. Al seminario hanno preso parte i rappresentati delle più interessanti iniziative di social networking a livello europeo, (wikipedia, patient opinions, schoolofeverything) ricercatori universitari (University of Sussex, politecnico di Madrid, VIU), consulenti specializzati nel settore (Headshift, Futuretext), manager di aziende tecnologiche (IBM, British Telecom, Microsoft).
La discussione ha riservato delle sorprese. Solitamente in questi incontri, soprattutto se vengono coinvolti i diretti interessanti, si finisce sempre con il richiedere un forte sostegno (aiuti finanziari, nuovi regolamenti) da parte della commissione europea. Invece è prevalso un atteggiamento diverso, orientato ad interventi molto più soft. Il rappresentante di Wikipedia, Ronald Beelaard, non si è spinto più in la di chiedere sgravi fiscali a chi effettua donazioni alla Fondazione di Wikipedia (che ha già raccolto oltre 4 milioni di dollari). C’è stato perfino chi come Lee Bryant, consulente di Headshift, ha dichiarato apertamente la propria contrarietà a qualsiasi forma di intervento. I motivi di una presa di posizione così particolare sono più pragmatici che ideologici. Il social networking è un mondo emergente, caratterizzato dall’auto-organizzazione che fa a pugni con le procedure burocratiche e le richieste amministrative che la commissione europea impone per l’assegnazione e la gestione dei bandi. Per poter tener testa a Bruxelles bisogna essere disponibili a dotarsi internamente di altrettanti apparati burocratici. Aspetto che contraddice la natura stessa di molte iniziative di social networking, nate proprio sulla flessibilità. Questo mondo preferisce rinunciare ad opportunità di finanziamento piuttosto che trasformare il significato delle proprie iniziative. Dalla burocrazia vuole tenersi alla larga.
Inoltre, vi è una certa prudenza sull’evoluzione del mondo del social networking. La convinzione di molti è che questo fenomeno, per quanto oggi diffuso, sia ancora in fase di trasformazione (moving-target). Per il momento in cui le policy potrebbero trasformarsi in azioni rischierebbero di essere già sorpassate dalla realtà. Il socialnetworking è visto principalmente come un insieme di iniziative emergenti, nate dal talento e dalla creatività delle persone. Difficile ad oggi definire best-practice e fattori critici di successo. Meglio affidarsi ad un processo di selezione naturale ad opera del mercato.
Quello che veramente si chiede alla commissione europea è di svolgere un ruolo diverso. Non tanto di sussidiare l’uso del socialnetworking, attraverso fondi ad hoc, quanto di esercitare una funzione di governance che aiuti la qualificazione di questo mondo. Un esempio riguarda l’apprendimento continuo. Ricerche a livello internazionale hanno messo in evidenza la funzione molto rilevante dei social network per l’aggiornamento professionale. Perché non premiare questi socialnetworking riconoscendogli come interlocutori centrali delle politiche di formazione?
Dopo il workshop, la sensazione che si ha è che il mondo del socialnetworking dimostra una auto-consapevolezza forse maggiore di quella che siamo soliti attribuirgli e si dichiara propenso a forme di imprenditorialità tanto in campo economico che sociale. In cambio vuole che questa spinta imprenditoriale venga riconosciuta. L’Europa saprà rispondere a questa richiesta senza accrescere il numero di procedure e regolamenti?
Marco

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One Response to Perchè l’Europa non deve sussidiare il social networking

  1. Francesco dicono:

    Le frontiere del social networking sono allo stato attuale totalmente indefinibili. Sto leggendo un libro dal titolo “Senza leader” (brafman, beckstrom) che descrive il nuovo e crescente potere delle organizzazioni “a stella marina”, alla wikipedia.
    La sensazione è quella di un modello che presto si estenderà in più campi e in più direzioni, senza tuttavia che oggi si possa immaginare quali siano…
    L’Unione Europea, oggi, deve prima di tutto cercare di capire. Sull’incentivare sono dubbioso. Piuttosto c’è da augurarsi che non disincentivi, laddove i network orizzontali erodono posizioni dominanti e rendite di posizione…

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