<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Siamo tutti miserabili?</title>
	<atom:link href="http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/</link>
	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<lastBuildDate>Wed, 16 May 2012 18:36:58 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
	<item>
		<title>Di: Massimo Benvegnù</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12907</link>
		<dc:creator>Massimo Benvegnù</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 20:36:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12907</guid>
		<description>Il post di Stefano continuava a ronzarmi nella testa, perche&#039; mi sembrava che in qualche cassetto della memoria si fosse nascosto un riferimento teatrale ad un racconto sull&#039;imprenditorialita&#039;. Solo oggi, finalmente, ho ritrovato il file: Laura Curino, attrice a autrice piemontese, alcuni anni fa fece due spettacoli dove &#039;raccontava&#039; la saga della famiglia Olivetti, e il loro universo illuminato all&#039;interno del capitalismo italiano. Ci sono quindi dei precedenti, anche nel teatro italiano, in cui si e&#039; saputo parlare di innovazione creativa ed imprenditoriale...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il post di Stefano continuava a ronzarmi nella testa, perche&#8217; mi sembrava che in qualche cassetto della memoria si fosse nascosto un riferimento teatrale ad un racconto sull&#8217;imprenditorialita&#8217;. Solo oggi, finalmente, ho ritrovato il file: Laura Curino, attrice a autrice piemontese, alcuni anni fa fece due spettacoli dove &#8216;raccontava&#8217; la saga della famiglia Olivetti, e il loro universo illuminato all&#8217;interno del capitalismo italiano. Ci sono quindi dei precedenti, anche nel teatro italiano, in cui si e&#8217; saputo parlare di innovazione creativa ed imprenditoriale&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12519</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 18:13:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12519</guid>
		<description>Si può non condividere il pensiero della Thatcher, ma è altrettanto legittimo chiedersi se la società, l’economia e la cultura dell’UK sono oggi più vivaci e interessanti di quanto si vede in Italia, in Francia o in Germania, che non hanno avuto alcuna Thatcher. Non solo: proviamo a chiederci cos’era Londra alla fine degli anni ’70 e cosa è oggi. Da vecchia capitale in declino a centro mondiale della finanza e della cultura. Londra è oggi la città più visitata al mondo. Questo risultato non è certo merito della Thatcher. Tuttavia, senza la Thatcher, il cambiamento di cui oggi celebriamo l’esito, molto probabilmente, non ci sarebbe stato. Ed è questo il punto: la nostalgia di Paolini e di questa sinistra neo-crepuscolare è, essenzialmente, incapacità di immaginare e costruire un futuro possibile. Senza un orizzonte che da senso ad un percorso di ricerca - e che ci rende accettabile superare le difficoltà del cambiamento - l’unico senso che possiamo trovare sarà guardando indietro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si può non condividere il pensiero della Thatcher, ma è altrettanto legittimo chiedersi se la società, l’economia e la cultura dell’UK sono oggi più vivaci e interessanti di quanto si vede in Italia, in Francia o in Germania, che non hanno avuto alcuna Thatcher. Non solo: proviamo a chiederci cos’era Londra alla fine degli anni ’70 e cosa è oggi. Da vecchia capitale in declino a centro mondiale della finanza e della cultura. Londra è oggi la città più visitata al mondo. Questo risultato non è certo merito della Thatcher. Tuttavia, senza la Thatcher, il cambiamento di cui oggi celebriamo l’esito, molto probabilmente, non ci sarebbe stato. Ed è questo il punto: la nostalgia di Paolini e di questa sinistra neo-crepuscolare è, essenzialmente, incapacità di immaginare e costruire un futuro possibile. Senza un orizzonte che da senso ad un percorso di ricerca &#8211; e che ci rende accettabile superare le difficoltà del cambiamento &#8211; l’unico senso che possiamo trovare sarà guardando indietro.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fabrizio</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12512</link>
		<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 11:24:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12512</guid>
		<description>Pure a me pare che a Paolini non interessi granché parlare della nuova economia che abbiamo visto crescere in questi ultimi anni. Ma credo che non sia per un problema di distanza o di incapacità di capire. Al contrario. Credo sia un problema di prossimità eccessiva. Marco Paolini, con la sua società di produzione Jole Film, sono un segnale della nuova imprenditorialità veneta che abbiamo visto crescere in questi ultimi anni. Marco Paolini è un imprenditore. Che mette in pratica in maniera canonica le prescrizioni della nuova economia imprenditoriale che tanto ci piace. Realizza una produzione immateriale, lavora con la cultura e la fa diventare produttiva, valorizza talenti e mestieri creativi ad alta intensità di conoscenza, contribuisce a radicare localmente un’economia dei servizi culturali di alta gamma che sarebbe altrimenti polarizzata su centri urbani più grandi, innova la produzione teatrale portandola in prima sera televisiva. È un imprenditore. Di successo. Però ha un problema. Parla. Peggio: parla di mestiere. Il suo agire imprenditoriale è orale, teatrale, discorsivo. Si fa sentire. È un tratto che accomuna tutti gli artisti ma negli attori, ovviamente, è più marcato. La loro produzione è fatta di parole e discorsi. Che dicono di cose e persone. Anche di economia. Ma qui arriva il nostro fastidio. Questo facciamo fatica a sopportarlo. Smettiamo di vedere l’innovatore, il creativo. Quello che ci colpisce, allo stomaco, è un antagonista. Qualcuno che è entrato, di sorpresa, nel nostro business. Un imprenditore concorrente. Paolini ci costringe a riflettere su come vediamo gli imprenditori. Ci fa sospettare che, forse, ci piacciono di più quando stanno zitti. O meglio, quando si limitano a parlare attraverso i loro prodotti. Perché allora il commento, l’aggettivo innovativo, il supplemento di senso, lo possiamo aggiungere noi. Paolini, senza nemmeno volerlo credo, attacca questa nostra rendita di posizione. Di forza e maldestramente, come si conviene a chi intraprende, collide con le nostre visioni, le rovescia, ne propone altre. Vecchie? sbagliate? non importa. Quello che importa è che rischia di vincere. Dopo avere passato il giusto lasso di tempo a “non ritrovarsi” nei prodotti di Paolini, dopo avere elaborato il lutto, credo che dovremmo fare quello che predichiamo. Agire imprenditorialmente e competere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pure a me pare che a Paolini non interessi granché parlare della nuova economia che abbiamo visto crescere in questi ultimi anni. Ma credo che non sia per un problema di distanza o di incapacità di capire. Al contrario. Credo sia un problema di prossimità eccessiva. Marco Paolini, con la sua società di produzione Jole Film, sono un segnale della nuova imprenditorialità veneta che abbiamo visto crescere in questi ultimi anni. Marco Paolini è un imprenditore. Che mette in pratica in maniera canonica le prescrizioni della nuova economia imprenditoriale che tanto ci piace. Realizza una produzione immateriale, lavora con la cultura e la fa diventare produttiva, valorizza talenti e mestieri creativi ad alta intensità di conoscenza, contribuisce a radicare localmente un’economia dei servizi culturali di alta gamma che sarebbe altrimenti polarizzata su centri urbani più grandi, innova la produzione teatrale portandola in prima sera televisiva. È un imprenditore. Di successo. Però ha un problema. Parla. Peggio: parla di mestiere. Il suo agire imprenditoriale è orale, teatrale, discorsivo. Si fa sentire. È un tratto che accomuna tutti gli artisti ma negli attori, ovviamente, è più marcato. La loro produzione è fatta di parole e discorsi. Che dicono di cose e persone. Anche di economia. Ma qui arriva il nostro fastidio. Questo facciamo fatica a sopportarlo. Smettiamo di vedere l’innovatore, il creativo. Quello che ci colpisce, allo stomaco, è un antagonista. Qualcuno che è entrato, di sorpresa, nel nostro business. Un imprenditore concorrente. Paolini ci costringe a riflettere su come vediamo gli imprenditori. Ci fa sospettare che, forse, ci piacciono di più quando stanno zitti. O meglio, quando si limitano a parlare attraverso i loro prodotti. Perché allora il commento, l’aggettivo innovativo, il supplemento di senso, lo possiamo aggiungere noi. Paolini, senza nemmeno volerlo credo, attacca questa nostra rendita di posizione. Di forza e maldestramente, come si conviene a chi intraprende, collide con le nostre visioni, le rovescia, ne propone altre. Vecchie? sbagliate? non importa. Quello che importa è che rischia di vincere. Dopo avere passato il giusto lasso di tempo a “non ritrovarsi” nei prodotti di Paolini, dopo avere elaborato il lutto, credo che dovremmo fare quello che predichiamo. Agire imprenditorialmente e competere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tomas</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12510</link>
		<dc:creator>tomas</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 09:06:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12510</guid>
		<description>spesso si rimane legati al passato attribuendogli un ricordo migliore di quello che merita e si demonizza il presente o futuro perchè si teme che il passaggio comporti, come spesso effettivamente succede, una perdita di &quot;rendite di posizione&quot;.
non vorrei essere banale ma credo che l&#039;effetto tatcher sia stato devastante ma salutare per l&#039;economia in declino dell&#039;inghilterra degli anni 80.

quando alcuni aspetti importanti di una società e di un&#039;economia perdono il riferimento con la realtà, riportarli in rotta può essere molto doloroso. non farlo, ed è l&#039;approccio tipico italiano e nordestino, estremamente pericoloso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>spesso si rimane legati al passato attribuendogli un ricordo migliore di quello che merita e si demonizza il presente o futuro perchè si teme che il passaggio comporti, come spesso effettivamente succede, una perdita di &#8220;rendite di posizione&#8221;.<br />
non vorrei essere banale ma credo che l&#8217;effetto tatcher sia stato devastante ma salutare per l&#8217;economia in declino dell&#8217;inghilterra degli anni 80.</p>
<p>quando alcuni aspetti importanti di una società e di un&#8217;economia perdono il riferimento con la realtà, riportarli in rotta può essere molto doloroso. non farlo, ed è l&#8217;approccio tipico italiano e nordestino, estremamente pericoloso</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12509</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 08:37:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12509</guid>
		<description>Paolo, 
se parlo del &quot;sior Diesel&quot; è perché la sua storia è quella di un imprenditore che smette di vendere pantaloni e inizia a vendere storie, che prima è imprenditore culturale e poi manifatturiero. 
il che, poi, non è  molto diverso da quello che fa paolini o che fanno tuo fratello e battiston: hanno un&#039;idea e ci campano sopra mettendo in moto macchine organizzative più o meno complesse (e portando a casa ricavi più o meno consistenti). certo, c&#039;è ancora chi cuce (nel caso di diesel) e chi avvita i bulloni dei tubi innocenti (nel caso di chi lavora in teatro). ma la produzione del valore sta nella capacità di creare significati a cui altri potranno fare riferimento. 

per quello che abbiamo potuto capire in questi anni, questa produzione immateriale richiede un atteggiamento imprenditoriale, lontano dai riferimenti tradizionali del lavoro dipendente tipico della produzione di massa. questa imprenditorialità porta con sé rischi, difficoltà, tensioni (quello che spesso viene etichettato come precarietà): ragionare su come superare questi problemi, che esistono, non significa vagheggiare un improbabile ritorno all&#039;ancien régime degli anni &#039;70.
s.

ps. faremo di tutto per organizzare una serata veneziana di &quot;particelle&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo,<br />
se parlo del &#8220;sior Diesel&#8221; è perché la sua storia è quella di un imprenditore che smette di vendere pantaloni e inizia a vendere storie, che prima è imprenditore culturale e poi manifatturiero.<br />
il che, poi, non è  molto diverso da quello che fa paolini o che fanno tuo fratello e battiston: hanno un&#8217;idea e ci campano sopra mettendo in moto macchine organizzative più o meno complesse (e portando a casa ricavi più o meno consistenti). certo, c&#8217;è ancora chi cuce (nel caso di diesel) e chi avvita i bulloni dei tubi innocenti (nel caso di chi lavora in teatro). ma la produzione del valore sta nella capacità di creare significati a cui altri potranno fare riferimento. </p>
<p>per quello che abbiamo potuto capire in questi anni, questa produzione immateriale richiede un atteggiamento imprenditoriale, lontano dai riferimenti tradizionali del lavoro dipendente tipico della produzione di massa. questa imprenditorialità porta con sé rischi, difficoltà, tensioni (quello che spesso viene etichettato come precarietà): ragionare su come superare questi problemi, che esistono, non significa vagheggiare un improbabile ritorno all&#8217;ancien régime degli anni &#8217;70.<br />
s.</p>
<p>ps. faremo di tutto per organizzare una serata veneziana di &#8220;particelle&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12492</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 01:42:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12492</guid>
		<description>Ciao Stefano ti seguo su tutto (bella quella del  terziario come &quot;una somma di simpatiche attivit&#224; amatoriali &quot;) e  su Paolini che probabilmente &#232; diventato pi&#249; noioso ( da Vajont del resto saranno passati 15 anni). Dove non ti seguo &#232; su come usi il &quot;noi&quot;. Su come confidi che dalle crisi ne si possa uscire tutti insieme con slancio rinnovato a braccetto del sior Diesel. 
Comunicazione commerciale: mio fratello (Piero Sidoti) e &lt;a href=&quot;http://www.mymovies.it/biografia/?a=26830&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Giuseppe Battiston&lt;/a&gt; hanno messo in piedi uno spettacolo che ha come tema il mondo  del lavoro. &quot;&lt;em&gt;Particelle&lt;/em&gt;&quot; &#232; il titolo, e questo &#232; il &lt;a href=&quot;http://www.pierosidoti.it/particelle/particelle.pdf&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;flyer  in pdf &lt;/a&gt; . Il prottagonista &#232; Pietro Concioni: 
un giovane trentaseienne plurispecializzato che da grande vuole fare il pensionato. Facciamo funzionare queste comunit&#224;! Troviamo il modo di fargli fare una data dalle vostre parti che per gli appartenenti alla &lt;a href=&quot;http://firstdraft.ning.com/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;comunit&#224; di firstdraft &lt;/a&gt; si fa lo stracciaprezzo. Se no a Udine il  31 marzo al Teatro Zanon siete tutti invitati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Stefano ti seguo su tutto (bella quella del  terziario come &quot;una somma di simpatiche attivit&agrave; amatoriali &quot;) e  su Paolini che probabilmente &egrave; diventato pi&ugrave; noioso ( da Vajont del resto saranno passati 15 anni). Dove non ti seguo &egrave; su come usi il &quot;noi&quot;. Su come confidi che dalle crisi ne si possa uscire tutti insieme con slancio rinnovato a braccetto del sior Diesel.<br />
Comunicazione commerciale: mio fratello (Piero Sidoti) e <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=26830" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.mymovies.it/biografia/?a=26830&amp;referer=');">Giuseppe Battiston</a> hanno messo in piedi uno spettacolo che ha come tema il mondo  del lavoro. &quot;<em>Particelle</em>&quot; &egrave; il titolo, e questo &egrave; il <a href="http://www.pierosidoti.it/particelle/particelle.pdf" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.pierosidoti.it/particelle/particelle.pdf?referer=');">flyer  in pdf </a> . Il prottagonista &egrave; Pietro Concioni:<br />
un giovane trentaseienne plurispecializzato che da grande vuole fare il pensionato. Facciamo funzionare queste comunit&agrave;! Troviamo il modo di fargli fare una data dalle vostre parti che per gli appartenenti alla <a href="http://firstdraft.ning.com/" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/firstdraft.ning.com/?referer=');">comunit&agrave; di firstdraft </a> si fa lo stracciaprezzo. Se no a Udine il  31 marzo al Teatro Zanon siete tutti invitati.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12487</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 23:32:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12487</guid>
		<description>matteo
come ho scritto nel post, non credo che manchi verità ai frammenti che paolini dispone sul palco. il punto è che non mi ritrovo nel disegno d&#039;insieme, disegno che ripropone un ritorno all&#039;antico per me tutt&#039;altro che rassicurante.

la società della fabbrica, la tecnica che aliena, il lavoro parcellizzato senza senso sono stati i riferimenti di un paradigma che abbiamo alle nostre spalle. e se c&#039;è un motivo per cui l&#039;economia del nord est è interessante è proprio perché questi riferimenti li abbiamo messi in discussione con largo anticipo, perché il &quot;lavoratore&quot; è diventato presto &quot;imprenditore&quot;, perché il &quot;territorio&quot; non è stato freno alla crescita ma fattore di sviluppo, perché la divisione del lavoro non è stata &quot;alienazione tecnocratica&quot; ma costruzione sociale. insomma il nord est è stato il laboratorio in cui abbiamo imparato (a livello internazionale) a smontare le logiche della prouzione di massa per costruire le premesse di qualcos&#039;altro.

per motivi tutt&#039;altro che ignoti, manca al nord est (e  a buona parte dell&#039;italia) la capacità di completare questo percorso. le ragioni sono culturali, ma le conseguenze sono anche e soprattutto economiche.
in una cultura che considera il terziario una somma di simpatiche attività amatoriali e che rimpiange continuamente i bei tempi del tornio e delle orlatrici gli innovatori inizieranno presto a sentirsi indesiderati. e magari migreranno in spazi metropolitani più interessanti come milano o torino, o come barcellona, siviglia o copenhagen.

l&#039;identità culturale di queste regioni è stato uno dei motori dello sviluppo; il nostro futuro, sia quello economico che quello sociale, dipende dalla nostra capacità di ripensare e ricostruire questa identità proiettandola nel futuro. è proprio necessario? direi di sì. in alcune province del veneto gli immigrati hanno raggiunto il 10% della popolazione complessiva; molti dei lavori che facevamo fino a pochi anni fa oggi sono stati trasferiti stabilmente in altri paesi. siamo invecchiati e sono cambiate le nostre aspettative di vita.

difficile continuare a pensare ai bei tempi di una volta.

s.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>matteo<br />
come ho scritto nel post, non credo che manchi verità ai frammenti che paolini dispone sul palco. il punto è che non mi ritrovo nel disegno d&#8217;insieme, disegno che ripropone un ritorno all&#8217;antico per me tutt&#8217;altro che rassicurante.</p>
<p>la società della fabbrica, la tecnica che aliena, il lavoro parcellizzato senza senso sono stati i riferimenti di un paradigma che abbiamo alle nostre spalle. e se c&#8217;è un motivo per cui l&#8217;economia del nord est è interessante è proprio perché questi riferimenti li abbiamo messi in discussione con largo anticipo, perché il &#8220;lavoratore&#8221; è diventato presto &#8220;imprenditore&#8221;, perché il &#8220;territorio&#8221; non è stato freno alla crescita ma fattore di sviluppo, perché la divisione del lavoro non è stata &#8220;alienazione tecnocratica&#8221; ma costruzione sociale. insomma il nord est è stato il laboratorio in cui abbiamo imparato (a livello internazionale) a smontare le logiche della prouzione di massa per costruire le premesse di qualcos&#8217;altro.</p>
<p>per motivi tutt&#8217;altro che ignoti, manca al nord est (e  a buona parte dell&#8217;italia) la capacità di completare questo percorso. le ragioni sono culturali, ma le conseguenze sono anche e soprattutto economiche.<br />
in una cultura che considera il terziario una somma di simpatiche attività amatoriali e che rimpiange continuamente i bei tempi del tornio e delle orlatrici gli innovatori inizieranno presto a sentirsi indesiderati. e magari migreranno in spazi metropolitani più interessanti come milano o torino, o come barcellona, siviglia o copenhagen.</p>
<p>l&#8217;identità culturale di queste regioni è stato uno dei motori dello sviluppo; il nostro futuro, sia quello economico che quello sociale, dipende dalla nostra capacità di ripensare e ricostruire questa identità proiettandola nel futuro. è proprio necessario? direi di sì. in alcune province del veneto gli immigrati hanno raggiunto il 10% della popolazione complessiva; molti dei lavori che facevamo fino a pochi anni fa oggi sono stati trasferiti stabilmente in altri paesi. siamo invecchiati e sono cambiate le nostre aspettative di vita.</p>
<p>difficile continuare a pensare ai bei tempi di una volta.</p>
<p>s.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Samuel Mazzolin</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12478</link>
		<dc:creator>Samuel Mazzolin</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 17:37:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12478</guid>
		<description>Ciao a tutti,

penso che ognuno abbia le sue responsabilità in questa fase oggettivamente non rosea, soprattutto per i giovani. In primis proprio quei giovani (e purtroppo sono tanti) che credono sia sufficiente una laurea come chiave d&#039;accesso nel mondo del lavoro. 
Non c&#039;è più nessuna mamma adesso Lucia, siamo obbligatoriamente emancipati :)

Posto che le generalizzazioni sono sbagliate a prescindere, credo sia necessario &quot;imparare&quot; sia dal contadino che dal designer: ognuno si fa portatore di un sistema di valori molto più eterogenei che in passato, perchè molteplici sono le identità che ogni attore sociale deve gestire contemporaneamente. 
Ci sono tante etichette, per uno stesso uomo.
Se in passato, infatti, l&#039;identità era stata fattore unificante(le grandi ideologie del Novecento), oggi è un vettore più complesso, su cui far leva anche per dividere: come spiegano bene sia Sen in &quot;Identità e violenza&quot; che Castells ne &quot;Il potere delle identità&quot;, il passo tra la voglia di non omologarsi a prescindere (tipica del post-fordismo e della creatività a tutti i costi) e il rischio di perdere le poche radici che sono ci rimaste è davvero breve. 
Chi conosce bene la storia del Novecento? Chi si ferma ogni tanto a riflettere sulla propria storia personale? 

Allora l&#039;immagine della società mucillagine, purtroppo, a mio avviso rende benissimo: in un quadro in cui si lotta (in modi non sempre leciti e meritocratici) per risorse sempre più scarse (per un giovane il lavoro, in primis)io ripartirei dalla necessità di scendere dalla ruota del criceto per capire se è davvero necessario correre così tanto... oppure se posso prendermi una bella boccata d&#039;aria (e non è il week-end nella Spa) e capire dove voglio veramente andare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti,</p>
<p>penso che ognuno abbia le sue responsabilità in questa fase oggettivamente non rosea, soprattutto per i giovani. In primis proprio quei giovani (e purtroppo sono tanti) che credono sia sufficiente una laurea come chiave d&#8217;accesso nel mondo del lavoro.<br />
Non c&#8217;è più nessuna mamma adesso Lucia, siamo obbligatoriamente emancipati <img src='http://www.firstdraft.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Posto che le generalizzazioni sono sbagliate a prescindere, credo sia necessario &#8220;imparare&#8221; sia dal contadino che dal designer: ognuno si fa portatore di un sistema di valori molto più eterogenei che in passato, perchè molteplici sono le identità che ogni attore sociale deve gestire contemporaneamente.<br />
Ci sono tante etichette, per uno stesso uomo.<br />
Se in passato, infatti, l&#8217;identità era stata fattore unificante(le grandi ideologie del Novecento), oggi è un vettore più complesso, su cui far leva anche per dividere: come spiegano bene sia Sen in &#8220;Identità e violenza&#8221; che Castells ne &#8220;Il potere delle identità&#8221;, il passo tra la voglia di non omologarsi a prescindere (tipica del post-fordismo e della creatività a tutti i costi) e il rischio di perdere le poche radici che sono ci rimaste è davvero breve.<br />
Chi conosce bene la storia del Novecento? Chi si ferma ogni tanto a riflettere sulla propria storia personale? </p>
<p>Allora l&#8217;immagine della società mucillagine, purtroppo, a mio avviso rende benissimo: in un quadro in cui si lotta (in modi non sempre leciti e meritocratici) per risorse sempre più scarse (per un giovane il lavoro, in primis)io ripartirei dalla necessità di scendere dalla ruota del criceto per capire se è davvero necessario correre così tanto&#8230; oppure se posso prendermi una bella boccata d&#8217;aria (e non è il week-end nella Spa) e capire dove voglio veramente andare.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12466</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 11:11:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12466</guid>
		<description>De Rita, commentando una recente ricerca del Censis, ha definito l&#039;Italia una società mucillaggine, http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/economia/censis-rapporto/derita-intervento/derita-intervento.html
una poltiglia di frammenti che  sono semplicemente accostati e non integrati. Il ritratto è impietoso ma ben restituisce la complessità della fase di transizione verso una società post-fordista. Oggi è molto più difficile (se non quasi impossibile) trovare della identità unificanti, come ci ha spiegato Lucia, e quindi la frammentazione sembra un dato incontrovertibile. La mia sensazione è che molti di questi frammenti stiano provando, ognuno con la propria forza ed intelligenza, ad affrontare il cambiamento in corso. L&#039;imprenditorialità di cui  parla stefano nel suo post oggi non si vede solo nel mondo industriale ma anche nelle nuove professioni creative (designer, comunicatori) in parte (ancora minoritaria) della pubblica amministrazione e nel sociale. Si tratta di una nuova società che sta nascendo sotto le ceneri del vecchio e che spesso abbiamo difficoltà a riconoscere.  Mi sembra che sia giunto il momento di prendere atto di questa trasformazione e di dare legittimità e riconoscibilità a quanti si stanno confrontando con l&#039;innovazione. Per farlo ci servono nuove parole per raccontare nuove storie.  Un esempio sono i progetti sul terzo veneto realizzati da fuoribiennale. http://www.fuoribiennale.org/2007/progetto.asp?menu=progetto&amp;IDnews=62&amp;LAN=ITA
Credo che dovremmo moltiplicare questo tipo di iniziative.

Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>De Rita, commentando una recente ricerca del Censis, ha definito l&#8217;Italia una società mucillaggine, <a href="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/economia/censis-rapporto/derita-intervento/derita-intervento.html" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.repubblica.it/2007/12/sezioni/economia/censis-rapporto/derita-intervento/derita-intervento.html?referer=');">http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/economia/censis-rapporto/derita-intervento/derita-intervento.html</a><br />
una poltiglia di frammenti che  sono semplicemente accostati e non integrati. Il ritratto è impietoso ma ben restituisce la complessità della fase di transizione verso una società post-fordista. Oggi è molto più difficile (se non quasi impossibile) trovare della identità unificanti, come ci ha spiegato Lucia, e quindi la frammentazione sembra un dato incontrovertibile. La mia sensazione è che molti di questi frammenti stiano provando, ognuno con la propria forza ed intelligenza, ad affrontare il cambiamento in corso. L&#8217;imprenditorialità di cui  parla stefano nel suo post oggi non si vede solo nel mondo industriale ma anche nelle nuove professioni creative (designer, comunicatori) in parte (ancora minoritaria) della pubblica amministrazione e nel sociale. Si tratta di una nuova società che sta nascendo sotto le ceneri del vecchio e che spesso abbiamo difficoltà a riconoscere.  Mi sembra che sia giunto il momento di prendere atto di questa trasformazione e di dare legittimità e riconoscibilità a quanti si stanno confrontando con l&#8217;innovazione. Per farlo ci servono nuove parole per raccontare nuove storie.  Un esempio sono i progetti sul terzo veneto realizzati da fuoribiennale. <a href="http://www.fuoribiennale.org/2007/progetto.asp?menu=progetto&#038;IDnews=62&#038;LAN=ITA" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.fuoribiennale.org/2007/progetto.asp?menu=progetto_038_IDnews=62_038_LAN=ITA&amp;referer=');">http://www.fuoribiennale.org/2007/progetto.asp?menu=progetto&#038;IDnews=62&#038;LAN=ITA</a><br />
Credo che dovremmo moltiplicare questo tipo di iniziative.</p>
<p>Marco</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Matteo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/comment-page-1/#comment-12461</link>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 07:46:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2008/02/25/siamo-tutti-miserabili/#comment-12461</guid>
		<description>Forse la risposta alla domanda di Stefano sta nel fatto che per ogni Diesel che nasce ci sono cento Nicola, parte dei quali lavorano magari proprio alla Diesel. Certamente ogni epoca ha in sè aspetti belli e brutti, e noi tendiamo a ricordare solo i primi. Ma quella attuale sta disperdendo valori fondamentali, come l&#039;inclusione sociale o la solidarietà, che sono bisogni fondamentali dell&#039;essere umano, non surrogabili da cellulari, computer o sistemi di riscaldamento. Tanto per essere chiari, e senza nessuna offesa: i membri della comunità che ruota attorno a First Draft sono appassionati di tecnologia, ma probabilmente la maggior parte della gente (e forse anche loro stessi) preferirebbe di gran lunga due gradi in meno in casa (da surrogare con il maglione anzichè le maniche di camicia) e la possibilità di ritrovare un senso di appartenenza fisico anzichè solo virtuale (ad es. una piazza cittadina popolata anche di sera piuttosto che vuota, lo storico negozio di alimentari che continua a vivere piuttosto che un freddo centro commerciale, la realizzazione di nuovi boschi e aree verdi piuttosto che capannoni). Senza per forza rinunciare alla tecnologia e all&#039;innovazione, ma con moderazione; ovvero: la tecnologia come mezzo, non come fine.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse la risposta alla domanda di Stefano sta nel fatto che per ogni Diesel che nasce ci sono cento Nicola, parte dei quali lavorano magari proprio alla Diesel. Certamente ogni epoca ha in sè aspetti belli e brutti, e noi tendiamo a ricordare solo i primi. Ma quella attuale sta disperdendo valori fondamentali, come l&#8217;inclusione sociale o la solidarietà, che sono bisogni fondamentali dell&#8217;essere umano, non surrogabili da cellulari, computer o sistemi di riscaldamento. Tanto per essere chiari, e senza nessuna offesa: i membri della comunità che ruota attorno a First Draft sono appassionati di tecnologia, ma probabilmente la maggior parte della gente (e forse anche loro stessi) preferirebbe di gran lunga due gradi in meno in casa (da surrogare con il maglione anzichè le maniche di camicia) e la possibilità di ritrovare un senso di appartenenza fisico anzichè solo virtuale (ad es. una piazza cittadina popolata anche di sera piuttosto che vuota, lo storico negozio di alimentari che continua a vivere piuttosto che un freddo centro commerciale, la realizzazione di nuovi boschi e aree verdi piuttosto che capannoni). Senza per forza rinunciare alla tecnologia e all&#8217;innovazione, ma con moderazione; ovvero: la tecnologia come mezzo, non come fine.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

